04 dicembre 2003

Specuazione edilizia a Via Torlonia


VIA TORLONIA Villa minacciata In via Alessandro Torlonia sono apparsi i cartelli di un cantiere per la costruzione di un palazzo di 5 piani per abitazioni ed uffici. Mi chiedo come sia stato possibile superare il vincolo archeologico che insiste sull' area, e come possa il Comune permettere, in una zona già così congestionata, la costruzione di un edificio proprio a ridosso della Casina delle Civette di Villa Torlonia. Cosa farà il sindaco Veltroni, per impedire lo scempio? Dario Quintavalle


Pubblicato sul Corriere della Sera

18 novembre 2003

Quei chiacchieroni della RAI

Quei chiacchieroni della RAI

Volevo seguire i funerali dei caduti di Nassirya, ma ho dovuto spegnere la televisione per l'irritazione. Come già in passato, la RAI ha dato il peggio di sè. I commentatori di queste dirette televisisve, anzichè accompagnare le immagini con brevi commenti didascalici, si sovrappongono a tutto - filmati, musica, rumori di sottofondo - con un continuo, inarrestabile chiacchiericcio. Commenti sciocchi, banali, spesso sgrammaticati (David Sassoli: "La cosa che più ci ha colpito a noi"... sigh!), un parlare continuo senza dir nulla e senza aver nulla da dire. Malati di protagonismo che arrivano spesso a farsi inquadrare in primo piano, lasciando le immagini sullo sfondo.
Appena appena più decoroso il commento di canale 5.

Davvero, mai come oggi la RAI si è dimostrata inadeguata alla solennità del momento, che avrebbe richiesto sobrietà, riflessione, silenzio e meditazione.
Ma se questi telegiornalisti hanno tanto da parlare, perchè non passano alla radio?

Intervento sul Forum di Aldo Grasso, Corriere della Sera
Un lettore mi dà ragione

15 ottobre 2003

Il teologo Küng: la Chiesa torni al Vangelo


DAL NOSTRO INVIATOTUBINGA - Per quanto non abbia mai smesso di criticare il Papa polacco, Hans Küng ha sempre negato di essere un nemico di Giovanni Paolo II. «Alla base dei miei discorsi - ripete il teologo svizzero - c’è soltanto la preoccupazione per la Chiesa cattolica, cui rimango fedele». Una professione di lealtà, che non gli ha evitato la piena rotta di collisione con la Curia Romana, da lui contestata nei modi radicali e devastanti, che sono la cifra della sua intelligenza irrequieta e urticante. Eppure, sebbene la sua battaglia sia stata sempre frustrata dai vertici vaticani, Küng, che fu il vero motore intellettuale del Concilio Vaticano II, non perde l’ottimismo: «Nonostante l’attuale stagnazione ecumenica - ha detto in occasione del Simposio, organizzato all’Università di Tubinga, per i suoi 75 anni - ho la fondata speranza che la cristianità, nella presente transizione dal Moderno al Post-moderno, si ritrovi alla fine insieme intorno a un nuovo paradigma dell’ecumenismo. Un simile paradigma non sarà più caratterizzato dalle tre confessioni antagoniste - cattolica, evangelica, ortodossa - ma solo da tre atteggiamenti di fondo complementari, nella "diversità riconciliata"».
Professor Küng, Lei è stato uno degli osservatori più critici del Pontificato di Giovanni Paolo II. Nel 1996, proprio sul Corriere della Sera, lei pubblicò «Dieci tesi sul futuro del Papato», dove la Chiesa cattolica veniva descritta come una nave a rischio di naufragio, proprio a causa della «visione medioevale del suo capitano». Ha cambiato opinione da allora?
«Il mio pensiero non è cambiato e viene condiviso da moltissimi, all’interno della Chiesa. La credibilità di quest’ultima, che aveva raggiunto un altissimo livello al tempo di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, è scesa al minimo, a causa della politica romana. In molti Paesi europei, molto presto, la metà delle parrocchie sarà priva di sacerdoti ordinati e di regolari servizi eucaristici. E non potranno servire a nasconderlo l’importazione di preti dalla Polonia, dall’Africa o dall’India, o il fatale accorpamento delle parrocchie in "unità per la cura delle anime". Curatori di anime per i giovani non ce sono più da tempo.Questi non vengono più socializzati nelle comunità. Mentre molte donne si sono allontanate dalla Chiesa, a causa delle posizioni del Papa sulla contraccezione e del divieto, a torto creduto di origine divina, all’ordinazione delle donne».
In altre parole, Lei rimane della convinzione che Giovanni Paolo II abbia tradito il Concilio giovanneo?
«Certo. Invece delle parole programmatiche del Vaticano II "aggiornamento-dialogo-collegialità-apertura ecumenica", egli ha dato le parole d’ordine "restaurazione-magistero-obbedienza-romanizzazione". Mentre il Concilio diede peso a un vitale "popolo di Dio" con i vescovi come suoi servitori e si espresse per la libertà di espressione anche all’interno della Chiesa, sotto questo Papa è stato costruito un sistema rigido e centralistico, con un profluvio di prescrizioni e di divieti, che uccide ogni vita dentro la Chiesa. Sotto di lui, la Grande Nave è tornata a essere una galera medievale di minorenni, che, come nel periodo pre-conciliare, non hanno nulla da dire, ma devono soltanto obbedire, pregare, pagare e soffrire»
....Cosa c’è ancora, di positivo, nel pontificato del Papa polacco e quale sarà il suo posto nella Storia della Chiesa?
«Positiva, come ho detto, è la "politica estera". Purtroppo, la sua "politica interna" è stata tutta orientata alla restaurazione dello status quo ante Concilium e al rifiuto del dialogo interno. Questo contraddice apertamente la sua linea verso il mondo, dal quale egli si aspetta conversione, riforma, dialogo. E il fatto che il Papa pratichi nella Chiesa l’opposto di ciò che predica all’esterno, ne ha inficiato severamente la credibilità. Dei suoi molti viaggi e discorsi verrà ricordato poco, proprio come i discorsi e le manifestazioni di Pio XII. Il grande Papa del XX secolo rimane a mio avviso Giovanni XXIII, il quale, con il Concilio, ha riaperto le finestre della Chiesa. Giovanni Paolo II sarà impresso nella memoria soprattutto come colui che quelle finestre ha richiuso».
Come dovrebbe essere concepita, per grandi linee, la riforma radicale della Chiesa cattolica, di cui Lei è fautore?
«Dovrebbe riandare alle radici, alla Chiesa del Nuovo Testamento. Il celibato per tutto il clero contraddice la Bibbia e data dall’XI secolo, con la riforma gregoriana: per mille anni, la Chiesa aveva convissuto molto bene senza il dovere del celibato.Che poi l’ordinazione delle donne sarebbe contraria al volere di Dio, è un’opinione priva di fondamento, alla luce della rivalutazione delle donne fatta da parte di Gesù e delle posizioni di primo piano tenute da queste nella Chiesa degli inizi. Il culto della personalità papale, che di fatto sostituisce nostro signore Gesù, è per molti, dentro e fuori la Chiesa, uno scandalo. Alla luce dello stato delle nostre comunità, le manifestazioni papali sono spesso come dei villaggi Potemkin (i falsi villaggi, fatti soltanto di ridenti facciate di legno, che il conte Potemkin faceva costruire sulle rive del Volga, per dare a Caterina di Russia un’immagine positiva dell’impero ndr ). Noi abbiamo invece bisogno di un Consiglio dei vescovi, eletto liberamente dalle Chiese locali e in grado di prendere collegialmente col Papa le decisioni che interessano tutta la Chiesa. L’assolutismo medioevale dell’attuale Pontefice è anacronistico».
Lei ha spesso detto che l’elezione del «Nuovo Capitano» sarà un momento decisivo per la Chiesa. Pensa che Giovanni Paolo, alla luce delle sue condizioni di salute, debba dimettersi? E quale importanza avrà la nazionalità del prossimo Papa?
«Per la Chiesa cattolica, questo Pontificato, nonostante i suoi aspetti positivi, si è dimostrato un disastro. Un Papa cadente, che non cede il suo potere, sebbene possa farlo, è per molti il simbolo di una Chiesa che dietro una facciata rilucente è ossificata e ammalata di vecchiaia. L’eredità di questo Papa saranno in primo luogo i tanti vescovi ultra-conservatori, incapaci e non amati, che Lui e il suo apparato hanno nominato. Quanto alla nazionalità del prossimo Papa, sarà indifferente. Solo una cosa: il prossimo Pontefice non dovrebbe essere troppo vicino all’Opus Dei e dovrebbe invece respirare lo spirito del Concilio Vaticano II. Senza una svolta, la Chiesa andrà ulteriormente a tutto gas nel vicolo cieco della romanizzazione».
Paolo Valentino - Corriere della Sera 15.10.2003

12 agosto 2003

Notti romane

NOTTI ROMANE Allarmi molesti Almeno ad agosto sarebbe bello godersi una Roma tranquilla e silenziosa. Invece ogni notte, puntuale, comincia il concerto degli allarmi antifurto di automobili e appartamenti che vanno in tilt e suonano per ore. Sistemi di dubbia efficacia nel contrastare il crimine raggiungono invece perfettamente l' obbiettivo di tenere sveglio il vicinato. È troppo chiedere che qualcuno intervenga per tutelare il diritto al riposo delle persone? Dario Quintavalle

Corriere della Sera

Notti romane

NOTTI ROMANE Allarmi molesti Almeno ad agosto sarebbe bello godersi una Roma tranquilla e silenziosa. Invece ogni notte, puntuale, comincia il concerto degli allarmi antifurto di automobili e appartamenti che vanno in tilt e suonano per ore. Sistemi di dubbia efficacia nel contrastare il crimine raggiungono invece perfettamente l' obbiettivo di tenere sveglio il vicinato. È troppo chiedere che qualcuno intervenga per tutelare il diritto al riposo delle persone? Dario Quintavalle

Corriere della Sera

07 agosto 2003

Il Gran Libro della Giustizia

Librone da 1 metro e 40 per lo scrivano della Corte


NOVITA' BUROCRATICHE
Gian Antonio Stella
dal Corriere della Sera del 7 agosto 2003

E il calamaio? Niente calamaio? I più spiritosi, negli uffici giudiziari italiani, stanno meditando una lettera all' Illustrissimo Messer Guardasigilli: vorrebbero una penna d' oca, una boccetta di nero di seppia e del talco per asciugarlo. Così, scartata la banalità informatica di Windows XP, potrebbero finalmente essere all' altezza dell' ultimo strumento tecnologico che il ministero ha messo in questi giorni a loro disposizione: un registro che, aperto, misura 40 centimetri di altezza per un metro e 40 di larghezza. Degno erede dei ciclopici libri medievali che venivano portati a dorso di mulo. Sia chiaro: non è il record mondiale. Se qualcuno in via Arenula aspirava a far entrare la creatura nel Guinness dei primati, se lo scordi. Esiste un libro stampato in Colorado nel 1976 (si sa come sono gli americani: esagerano) largo 2 metri e 74 centimetri, alto 3 virgola 7 e pesante 262 chili. Quasi il doppio di Mario Borghezio. Mai si era visto prima sul pianeta, però, un volume extra large di quel genere entrare tra le dotazioni dei magistrati chiamati a fornire una giustizia finalmente rapida. L' estroso funzionario ottocentesco che lo ha inventato, presumibilmente lisciandosi i baffi di capecchio a manubrio e carezzandosi la chioma composta nella retina, l' ha battezzato fantasiosamente «1/A/SG». Spiegano gli esperti, tuttavia, che altro non è, ' sto po' po' di massa cartacea rilegata, che l' erede del Modello 12, il «Registro delle spese erogate dall' erario». Vale a dire il libro sul quale vanno minutamente annotati tutti i soldi anticipati nel corso di un procedimento dallo Stato (dalle «trasferte» pagate ai brigadieri in missione all' uso degli interpreti alle spese di viaggio di un perito) destinati a essere caricati sul groppo dei condannati, alla fine dell' iter giudiziario, come spese processuali. Una nuova edizione, ma più grande (di alcuni centimetri) e più ricca: le colonnine da riempire rigorosamente a mano, con la pazienza che Taddeo Crivelli e Franco De Russi impiegarono a metà del Quattrocento per impreziosire con le loro miniature la celeberrima «Bibbia Bela» di Borso d' Este, sono salite da una quarantina (scarsa) a 52, con altre 22 colonnine secondarie (totale: 74) per i centesimi di euro. Lo stretto necessario per impantanare qualsiasi ufficio inchiodando un poveretto alla schiavitù di riportare ogni dettaglio. Metti che il maresciallo Esposito Ruggero sia andato da Milano a Sesto San Giovanni: ha diritto a 4 (quattro) euro di «missione» che il Tesoro paga subito in attesa di farsi rimborsare da chi perde la causa. Lo scriba, possibilmente in bello stile, deve riportare colonna dopo colonna il numero del processo, chi ne è competente, il nome del magistrato addetto al caso, il nome del maresciallo, la sua data di nascita, il luogo, il domicilio, il codice fiscale... E via così, su un tavolo rigorosamente sgombro per poter ospitare il libro taglia XXL, di voce in voce. L' occhio vigile a controllare che sia stata rispettata la prima delle raccomandazioni del ministero: «Il registro prima di essere posto in uso presso gli uffici giudiziari deve essere numerato e vidimato ogni mezzo foglio dal Dirigente della Cancelleria...». Scusate: non bastava una firma sulla prima pagina? No. Una per pagina? No: «ogni mezzo foglio». Perché allora non una firma ogni rigo? Immaginiamo la risposta: per rendere il processo più spedito. Intendiamoci: la surreale innovazione cartacea, arricchita da criptici ordini che ricordano come ogni spesa di viaggio dei magistrati e degli operatori giudiziari sia regolata dagli «artt. 41, 42, 43,44 e 107 comma 3 lett. a) 131 comma 4 lett. b), 143 comma I lett. b) 145 comma...», non dipende solo da Roberto Castelli, al quale i giudici hanno appena rinfacciato, nel convegno «Informatica e processo» organizzato dalla Cassazione, i continui tagli ai finanziamenti per l' aggiornamento e il potenziamento della rete informatica che «rischiano di portare il sistema giustizia alla paralisi» e sono in plateale contrasto con la promessa berlusconiana di rendere più efficiente la macchina dello Stato con massicci finanziamenti sui computer. E' figlia anche di una serie di «pensamenti» del precedente governo ulivista. E, in genere, di quella contraddizione tutta italiana che vede, da una parte, lo spreco di immense risorse e, dall' altra, un' attenzione pignolina e sparagnina alle minuzie. Certo è che il nuovo registro (ne devono avere uno tutti i Tribunali, le Corti d' appello, le Procure così via...) consegnato qua e là con largo ritardo in questi ultimissimi giorni è destinato a spingere gli uffici più efficienti a una scelta che nel 2003 appare ridicola: a tenere la contabilità là dove dovrebbe stare, cioè nel computer, e delegare poi un amanuense a copiare ciò che è stato archiviato in digitale negli appezzamenti tabellari del librone. A Venezia lo fanno già. Uno scrivano è praticamente delegato a questo: estrarre i dati di 6.000 pratiche l' anno dal XXI Secolo informatico e trasferirli nel Medioevo cartaceo. Un capolavoro. Che tocca vette inimmaginabili di demenza burocratica nella definizione delle trattenute da fare ai consulenti, dallo psichiatra al perito chimico, incaricati dal magistrato di collaborare a una inchiesta. Prima erano considerati dei professionisti chiamati a una semplice prestazione d' opera, oggi sono assimilati ai dipendenti. Lo Stato, dunque, chiede agli sventurati che devono compilare il Registro di calcolare i pagamenti tenendo conto non solo del tariffario ma anche del reddito del singolo esperto. Applicandogli la giusta aliquota in base alla denuncia dei redditi. Ve lo immaginate il casino in un mondo di migliaia di consulenti che ruotano da Palermo a Brescia, da Trieste a Catanzaro? Bene: aggiungete che il librone dev' essere riempito in ogni colonnina: trattenuta Irpef, addizionale regionale, addizionale provinciale, addizionale comunale, Irap... Il tutto anche sul pagamento di una «vacazione» (chiamarla «chiamata» suonava troppo poco farraginoso) di 14 euro e 68 centesimi per un interprete che ha lavorato due ore. Auguri.

Gian Antonio Stella

Niente da dire... il librone (lo sciagurato Modello XII) esiste sul serio... e devo vidimarlo ogni mese...