31 agosto 2004

Right or wrong...

Vado a vedere il celebrato film "Farenheit 9/11" di Michael Moore, premiato con la Palma d'Oro a Cannes. Sorprendentemente, la sala NON è piena. Viste le oceaniche manifestazioni pacifiste, non me l'aspettavo.

Interessanti le reazioni del pubblico: quando Moore intervista la madre di uno dei caduti - proveniente da una famiglia povera dove tutti, per necessità, si sono arruolati - e le dice che famiglie come la sua sono la spina dorsale dell'America, in sala molti ridono. Pensano che la stia sfottendo.
Niente affatto. Moore è contro la guerra in Iraq, ma mai, in nessun momento, è contro i soldati che la combattono. Nel suo sito www.michaelmoore.com, anzi, c'è uno spazio su come aiutare i soldati. Stentano a capire, i nostri compatrioti, che per quanto ampie possano essere le divisioni in America, la lealtà e fedeltà al proprio paese lì non è mai in discussione. Moore non è antiamericano.
Ben altra storia da noi. Quando ci furono i funerali per i caduti di Nassirija, Piero Ostellino, sul Corriere della Sera, si sentì in dovere di scrivere un articolo dal titolo "Coraggio, esponiamo il tricolore". Perchè, evidentemente, qui più d'uno si vergogna all'idea di essere patriottico, e perchè l'opposizione al governo, normale e fisiologica in democrazia, diventa troppo facilmente negazione del senso di identità nazionale. Il motto "Right or wrong is my country" non è nel nostro modo di pensare.

La sinistra italiana ha grandi aspettative sulla vittoria di Kerry. Ma è un errore di prospettiva. Pensare che la sua vittoria sarebbe una vittoria dei pacifisti, che l'opposizione a QUESTA guerra sia un rifiuto di ogni guerra, che l'America rinuncerà a perseguire i propri interessi con ogni mezzo, profittando del suo enorme potenziale militare che la rende la più grande potenza del pianeta, è pia illusione.

Ciononostante, anch'io ABB: "Anybody but Bush"...

29 agosto 2004

Citazione irlandese

«Altra gente vede cose e dice: "perché?". Io sogno cose che non ci sono mai state e dico: "perché no?"».

George Bernard Shaw

"Eh, ma io..."

Appena tornato da un breve viaggio in Germania. Casualmente, fanno dieci anni esatti dal primo grande viaggio in Europa. E come sempre fatico a riadattarmi al traffico e al chiasso di Roma. Non capisco perché quel tale in motorino deve superarmi al semaforo rosso, mettersi davanti a me, e poi, visto che non può vedere la luce verde, aspettare che gli suoni da dietro per muoversi. Non capisco l’esibito disordine, la compiaciuta lentezza con cui facciamo tutto, questo paese che non sembra mai voler cambiare.
Non è che gli italiani non viaggino. Vanno sempre più all’estero, sanno le lingue, ammirano l’ordine altrui. Ma sembrano considerarlo una variabile della meteorologia: c’è l’ordine così come c’è la pioggia, è un fatto immanente. Tornano in Italia sconsolati, parlano di ciò che hanno visto con ammirazione, dell’ordine e della pulizia delle città del nord… e continuano a guidare e a comportarsi come prima.
Nel dna dell’italico medio sembra mancare del tutto il concetto di responsabilità personale. Non si sa di chi sia la colpa se le cose in Italia vanno male: dello Stato, della Storia, del Vaticano? Di certo però è sempre colpa di qualcun altro
Scriveva Prezzolini che gli italiani si dividono in furbi e fessi. Non mi pare proprio. Direi piuttosto che ci sono persone che credono di essere furbe, ma son fesse come le altre. Altrimenti non si spiega come un Paese benedetto da Dio per clima, storia, arte, varietà e bellezza del paesaggio, sia poi così difficile e scomodo da vivere.
Continuiamo così, facciamoci del male.