30 marzo 2005

Clapton, 60 anni di blues e rock da leggenda


Gli appassionati vecchi e nuovi lo conoscono con il soprannome:
«Slowhand», cioè «manolenta». Ascoltando i suoi assoli (magari provando a
imitarli) non sembra poi tanto. Ma Eric Clapton (vero nome Eric Patrick
Clapp) più che la velocità virtuosa di altri chitarristi che impazzavano
negli anni Sessanta e Settanta, ha sempre privilegiato la qualità. Oggi
che compie 60 anna, può essere considerato una sorta di enciclopedia
vivente della musica rock, del blues e del pop, generi che nella carriera
del chitarrista nato nel Surrey il 30 marzo del '45, diventano elementi di
un unico percorso musicale.

SUPERGRUPPI - La sua notorietà oggi planetaria è stata subito visibile
anche da ragazzo. A metà degli anni '60 sui muri di Londra qualcuno
scriveva sui muri «Clapton is God». Comincia a suonare blues elettrico nei
«Roosters», poi con «Casey Jones And The Engineers». La prima vera svolta
artistica è l'ingresso negli «Yardbirds». E' in quei due anni (nel gruppo
che è stato anche la «scuola» di Jeff Beck, Jimmy Page, Keith Relf, Paul
Samwell Smith), che gli affibbiano il soprannome di «Manolenta».
Le sue passioni sono i bluesman cone B.B. King e Albert King, Muddy Waters
e Robert Johnson. Nel '65 «For yor love» proietta gli Yardbirds in cima
alle classifiche e Clapton verso i «Bluesbreakers» di John Mayall con cui
realizza però solo un album. Perchè Eric ha in mente una miscela più
essenziale ma anche più evoluta per il suo rock blues. La realizza con i
«Cream» insieme a Ginger Baker e Jack Bruce. E' uno dei primi supergruppi,
una pietra miliare nella storia del rock. Sono anni inquieti e «veloci»
per i musicisti e i gruppi, scioglimenti, nscite di nuove band si
susseguono a ritmo frenetico. Anche i «Cream» hanno vita relativamente
breve: si sciolgono nel 1968. Ma in tre anni anni sfornano dischi («Fresh Cream»,
«Disraeli Gear», «Wheels of fire» e «Goodbye») che restano storici con
cover elettriche di maestri del blues («Born under a bad sign» di Albert
King, «Spoonful» di Willie Dixon, «I'm so glad» di Skip James e
«Crossroads» di Robert Johnson) ma anche brani originali che diventeranno
classici come «White room» di Bruce e «Badge» di Clapton. L'avventura
continua con un altro supergruppo, i «Blind Faith», che realizza un solo
album (dalla copertina, sopra, censurata in Italia), sempre con Ginger
Baker eal al fianco di Steve Winwood e Rick Grech.

SOLISTA - Clapton ha fama e pubblico per fare da solo. E si trasferisce
negli Usa dove va in tour con Delaney&Bonnie. Proprio dalle session
con la loro band nasce un album da supergruppo («Derek and the Dominoes»
con la bellissima «Layla», caratterizzata dall'invenzione chitarristica di
Duane Allman) e il primo album solista «Eric Clapton». Da quel momento la
sua carriera potrebbe essere trionfante, ma la vita di Clapton è
condizionata dalla droga, eroina in particolare. Nel 1973 Pete Townshend e
Steve Winwood organizzano un concerto per riportarlo sul palco. Nasce così
l'album «Eric Clapton's Rainbow Concert». La carriera ricomincia,
nonostante la lotta con la droga non sia vinta. I dischi degli anni
Settanta, da 461 Ocean Boulevard a Slowhand portanco Clapton a scoprire
suoni diversi dal rockblues (lo stile di «frontiera» del J.J. Cale di
«Cocaine», il reggae di Marley in «I shot the sheriff»). Da qui in poi
l'ascesa di «Manolenta» riprende con dischi come «Backless» del 1978,
«Another Ticket» del 1981, «Behind the sun» del 1985, «August» del 1986 e
«Journeyman» del 1989. E ancora «Money and cigarettes» del 1983, insieme a
Ry Cooder. Poi il doppio album «Just one night» del 1980.
Il decennio a tra gli anni '80 ed i '90 è per Eric Clapton costellato di
soldi, indossatrici, e disgrazie (la tragica morte del figlio di due anni,
avuto da una relazione con Lory Del Santo, a New York). Arrivano anche le
colonne sonore: la più sentita è probabilmente quella di «Rush» con «Tears
in heaven», ballata dedicata proprio al figlio scomparso. Negli ultimi
anni Clapton ha ritrovato serenità ed equilibrio e alternato ottimi dischi
pop come «Pilgrim» e «Reptile» a tuffi nel blues classico dei suoi maestri
preferiti, come il live del 2002 (sintesi del suo tour esclusivamente
blues), l'albumj realizzato con B.B. King e l'ultimo «Me and Mr. Johnson»
omaggio uno dei capostipiti del blues, Robert Johnson. Diventa una sorta
di icona del rock, il miglior chitarrista vivente, secondo alcuni critici.
Si ritrova a giocare con la propria storia e quella dei suoi miti in un
akltro supergruppo, quello nato per il secondo film dei «Blues Brothers».
E per aiutare chi come lui in passato vuole uscire dal tunnel della droga,
ha messo in piedi una fondazione che aiuta il recupero dalle
tossicodipendenze.

Corriere della Sera, 30 marzo 2005

21 marzo 2005

Mamma, li cinesi!

Bene, adesso è colpa dei cinesi. Le piccole aziende del Nord Est stanno chiudendo una dopo l'altra perchè la Cina è piu vicina, produce di piu, meglio e a costi ridotti. E che fanno gli imprenditori del Nord? Si rivolgono a Roma, chiedono dazi e protezioni....
Poveri padroncini, le picole e piccolissime imprese cosi orgogliose, il "facciamo da soli", i ragazzi che mollavano gli studi a 18 anni perchè è meglio andare a lavorare nella fabbrichetta per comprarsi subito il macchinone. Non hanno mica investito in ricerca e innovazione, in cultura, i padroncini. Pensavano che la pacchia sarebbe durata per sempre. E protestavano, contro la meridionalizzazione della politica, il centralismo romano, Roma ladrona, il fisco, e davano voti a una formazione politica che ha campato di rendita e di slogan per un decennio, senza mai creare una classe di governo degna di questo nome, vale a dire con un'idea per il futuro...
Hanno protestato contro i privilegi della burocrazia, ma quando fa comodo anche loro chiedono protezione.
Ehi, l'ultimo baluardo dell'Italia industriale è il tessile, mica la chimica, la meccanica di precisione, le biotecnologie, l'informatica.... Beh, i cinesi ci ricordano che a fare scarpe magliette e sciarpe son buoni tutti, e loro lo possono fare a prezzi piu bassi.
Io ho piacere per i cinesi. Un popolo di un miliardo e mezzo di abitanti che cresce deve avere un sostenuto sviluppo economico, altrimenti ce li troveremmo tutti emigrati qui da noi, e poi i leghisti chi li sentirebbe?