30 giugno 2005

28 giugno 2005

Dedicato ai Padri Padroni

Le punizioni umilianti ai figli possono costituire abuso dei mezzi di correzione
È reato umiliare i bambini
(Cassazione 16491/05)
Infliggere ai figli minori punizioni umilianti può costituire reato ogniqualvolta non si rispetti la dignità dei bambini. Lo ha stabilito la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando la sentenza di condanna della Corte di Appello di Torino nei confronti di un padre che aveva chiuso in cantina il figlio di due anni sottoponendolo a continue umiliazioni verbali e fisiche. La Suprema Corte ha chiarito in proposito che, per configurare il reato di "abuso dei mezzi di correzione e di disciplina" previsto dal Codice Penale non sono richiesti solo abusi fisici; anche gli abusi psichici, cioè quelli che possono causare disturbi allo sviluppo del bambino, comportano conseguenze penali. Così, le continue umiliazioni alle quali aveva sottoposto il bambino rinchiuso in cantina sono costati al padre - denunciato dalla madre - tre mesi di reclusione.(22 giugno 2005)

"Dal processo educativo va bandito ogni elemento contraddittorio rispetto allo scopo ed al risultato che il nostro ordinamento persegue, in coerenza con i valori di fondo assunti nella Costituzione della Repubblica, non può più ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, sia pure distortamente finalizzato a scopi ritenuti educativi: ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti; sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza e convivenza, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini apertamente contraddicono".

20 giugno 2005

Tignoso >:-|

Alla redazione cultura del Corriere della Sera

Spiace leggere sul Corriere della Sera (20 giugno 2005, pag. 27, "Milano è senza valori, la città è sotto accusa" di Pierluigi Panza ) frasi come: "Roma, la città mangiona, ladrona, fannullona... è sempre stato il rimorchio di Milano". Questa per voi è cultura? E osate pure definirvi un giornale nazionale?

Pignolino :-)


20 giugno 2005

Alla redazione Esteri del Corriere della Sera.
Leggo sul numero di oggi, pagina 6, colonna 4, nell'articolo su traduzione di Rossella Sardi, Oxford Group, che Saddam Hussein avrebbe scatenato nel 1991 un attacco con missili Scud sulle baracche dell'Arabia Saudita. Perchè Saddam ce l'aveva coi poveri baraccati sauditi? Il fatto è che "barracks" in Inglese vuol dire 'caserme'....

8 agosto 2009
Spettabile editrice Guanda,
ho appena terminato di leggere “Cos’è una ragazza” di Alain de Botton, per i vostri tipi. Non posso dire che mi abbia entusiasmato: Monsieur de Botton è un autore intelligente, acuto, ma pedante e privo di ironia.

Soprattutto, ho delle obiezioni da sollevare circa la qualità della traduzione ad opera di Livia Ferrari. La traduttrice infatti cade in una serie di “false friends” che anche un principiante dovrebbe saper riconoscere. Ad esempio, a pag. 162, nella frase “aveva accusato i parenti di freddezza per aver mandato il loro figlio in collegio”, è evidente – anche dal contesto - che ‘parents’ avrebbe dovuto essere tradotto con ‘genitori’. Nella frase a pag. 164, “un gruppo di ufficiali canadesi dell’immigrazione”, “officers” si traduce come ‘funzionari’. Pazienza per la NdT che a pag. 167 spiega che ‘i Cotswolds sono la regione inglese a nord di Oxford’ (se uno non ha dimestichezza con la geografia inglese, perché mai dovrebbe conoscere la posizione di Oxford ed assumerla come punto di riferimento?), ma dove sono veramente inorridito è a pag. 39, quando ho letto che “Sisifo era quello che doveva fare e rifare tutto d’accapo”. D’accapo ???
Credo che per 9€ un lettore avrebbe diritto a una traduzione più accurata, e che avreste il dovere di revisionare i libri prima di mandarli in stampa.

Vostro, insoddisfatto
Dario Quintavalle

15 giugno 2005

Go, Tony, Go!!!


Grande Tony Blair… riproponendo, in forme più garbate, il celebre “I want my money back” di Maggie Thatcher, ha posto sul tappeto la questione del bilancio comunitario. Eh, sì, perché molti sono oggi a domandarsi perché il 40% dei fondi comunitari deve andare a un solo settore, l’agricoltura, che produce appena il 2% dell’occupazione. E se non sarebbe meglio, per avere un’Europa più competitiva, investire in settori ad alto valore aggiunto, e soprattutto nella ricerca & sviluppo. Se non altro perché la PAC, Politica Agricola Comune - che beneficia soprattutto Francia e Germania - tra i suoi effetti distorsivi ha anche quello di limitare il commercio con il Terzo Mondo; soprattutto con quell’Africa alla quale preferiamo dare l’elemosina piuttosto che commerciare su un piano di parità. E Blair, non a caso, porterà l’Africa sulla scena del G8 scozzese. Per il momento, l’Europa - fortezza dei dinosauri di Chirac & Schroeder da questo orecchio non ci vuole sentire, ma c’è un’altra Europa, dinamica e che non si vuol chiudere in sé stessa, che tifa per Tony. Go, Tony, Go!

10 giugno 2005

I cuori muscolosi

"Sì mia Thérèse, sono un innamorato pieno di dubbi, ho il cuore che dubita. E perchè mi si dovrebbe amare? Perchè io invece di un altro? Puoi rispondere a questo, Thérèse? Ogni volta è un miracolo quando constato che sono proprio io! Tu preferisci i cuori muscolosi, Thérèse? I grossi cuori che pompano certezze?"

Daniel Pennac, La Fata Carabina, pag 226, Feltrinelli


05 giugno 2005

Jean Monnet

"Le sole disfatte sono quelle che si accettano"

Jean Monnet 1954

02 giugno 2005

Mobutu forever


Proprio come il sole scintillante sorge ogni mattina e si corica a sera agli orizzonti del grande e maestoso fiume Zaïre, lo Zaïre, fiero di portare all'umanità il necessario fermento della sopravvivenza, il suo partito nazionale, il movimento popolare della Rivoluzione, i suoi trenta milioni di militanti, tutti, uomini, donne, bambini, vecchi e giovani, torcia tricolore alla mano, oggi sono in piedi, mobilitati, determinati, e raccolti dietro un sol uomo, animato da un solo ideale, per costruire nella pace, nella giustizia, nell’onore, nella dignità nazionale, un paese sempre più bello, sempre più prospero e pronto per il grande incontro del dare e del ricevere.

Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Waza Banga

[Mia traduzione italiana per il sito "Mobutu forever"]

Baby boom, la Francia e noi

Alcune riflessioni che nascono dalla lettura di due notizie diverse. La prima riguarda il trend demografico positivo in Francia, e il modo in cui viene spiegato in Italia, la seconda l'allarme recessione determinato anche dalla mancata chiusura dei contratti dei pubblici dipendenti.

La Francia è in pieno boom demografico, e nel 2050 supererà la Germania (l'Italia avrà perso parecchi milioni di abitanti), e il Corriere lo spiega così: "Il baby boom scombina le apparenze di una società sempre più individualista e angosciata dalle difficoltà economiche e dalla crisi oggettiva della famiglia tradizionale. Segnale evidente che il modello di Stato provvidenza, nonostante le crepe, i costi e le distorsioni, ha il suo rovescio in meccanismi di protezione sociale che favoriscono la dinamica demografica: servizi pubblici, sgravi fiscali, legislazione del lavoro e della famiglia particolarmente avanzata, riforme del codice civile.... Un sistema di garanzie e sicurezze che spiega anche la chiusura dei francesi verso ipotesi di riforme strutturali e la diffidenza verso politiche europee che potrebbero renderle necessarie. "

Dunque: il pensiero unico dominante è che lo Stato deve essere leggero, immischiarsi il meno possibile nelle faccende dei cittadini, e soprattutto 'vicino' cioè altamente decentrato, quindi possibilmente federale.
Ora, tra i due modelli statali europei, quello 'debole' federale tedesco e quello forte, centralizzato, francese, caratterizzato da un'amministrazione consapevole e conscia della propria missione storica, il secondo appare essere vincente.
Lo Stato garantisce regole, dunque produce sicurezza nell'avvenire e consente di avviare progetti di lungo periodo, tra cui quello più importante, la famiglia (ma non solo, anche lavori pubblici, gestione del territorio etc).

La seconda notizia riguarda il contratto degli statali: tradizionalmente considerati dal Pensiero Unico mangiapane a tradimento, però appunto, ecco la scoperta, mangiapane, cioè consumatori. Ci si è accorti che impoverire tre milioni di persone costa a tutta la collettività. Producono poco? Beh, forse la causa non è in una congenita deficienza del settore ma nel fatto che, come dicono a Napoli, "il pesce puzza dalla testa" e che produrre di più dipende da una classe politica e dirigenziale consapevole.
Se poi qualcuno fosse ancora convinto del potere miracolistico del privato, si legga "La scomparsa dell'Italia industriale" di Luciano Gallino, che documenta assai bene come il cosiddetto management sia riuscito a distruggere interi settori industriali nei quali l'Italia aveva posizioni di assoluta preminenza.

Il succo del discorso è che forse questo Stato, e chi lo serve, ha una sua funzione, e che l'unica riposta possibile alle sue difunzioni, non è necessariamente lo smantellamento.
Che ne dite?

Where birds don't fly

Where birds don't fly, people don't mix, ideas don't get sparked, friendships don't get forged, stereotypes don't get broken, and freedom doesn't ring.
Thomas Friedman, The International Herald Tribune