25 luglio 2005

Ma il Corriere dice no...

Pubblicato sulla Cronaca di Roma del Corriere:
Cara Maria Latella, per molti anni gli abitanti del Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia,dietro la Casina delle Civette.
Ora il comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento.
Dario Q


Le propongo un’impresa difficile, gentile signor Q [sic!]: provi a ragionare intorno all’iniziativa in questione dimenticando che lei vive nel quartiere. Analizziamo, o proviamo a farlo, i pro e i contro. Cominciando dal noto principio: «Non nel mio giardino». Giusto realizzare il museo della Shoah, lei dice, ma da un’altra parte, nel ghetto, alla Tiburtina... Nel Ghetto, per quanto ne so, non esistono spazi adeguati e comunque sarebbe sbagliato voler a tutti i costi inserire quel museo in quel contesto. La Shoah non riguarda solo la comunità ebraica, è storia collettiva. A Berlino occupa un edificio di straordinario impatto emotivo ed è uno di quei musei la cui visita rappresenta, in sè, un evento memorabile. Serve, dunque, un’area adeguata. Non mi pare che la stazione Tiburtina corrisponda alle esigenze. Perchè no, allora, il terreno dietro Villa Torlonia? Perchè i residenti si oppongono alla cementificazione? Al vostro posto, mi sentirei più tranquilla se in loco verrà realizzato, e al più presto, un museo: si spera che saprà attenersi a criteri di compatibilità architettonica e ambientale, preservando il più possibile l’area verde. Le aree edificabili sono molto più che appetite, c’è in giro una certa voracità e non vorrei che, lasciando cadere la proposta del Comune, tra qualche tempo in luogo del museo spunti qualche lucente, e lussuosissimo, condominio.mlatella@***
Corriere della Sera, Cronaca di Roma, 25 luglio 2005
Seguito corrispondenza via e-mail
Da: Dario 
Inviato: lunedì 25 luglio 2005 16.11A: Latella Maria; Cronaca Locale Roma
Oggetto: Villa Torlonia


Gentile signora Latella
La ringrazio di aver pubblicato, e con così grande evidenza la mia lettera.
Sapendo che una lettera a un giornale deve essere breve non ho aggiunto molti particolari, ma lei avrebbe ben potuto documentarsi.

Quella del lotto di terreno vicino a Villa Torlonia, infatti, è una classica storia di speculazione edilizia anni 60, degna di un film di Alberto Sordi, e fu seguita passo passo proprio dal Corriere della Sera, all’epoca in cui vi scrivevano Antonio Cederna e Francesco Perego.
L’ultimo articolo è dell’anno scorso, e io stesso fornii del materiale documentario al sig. Roberto della Rovere.

Negli anni 60 il vicino convento di Monache vende il suo orto a una società immobiliare, che prepara piani di sviluppo edilizio. I residenti, e il Comitato di Quartiere fanno battaglie, petizioni, ricorsi, bloccando la cementificazione finché l’anno scorso il Consiglio di Stato, del tutto inaspettatamente, e invertendo una precedente giurisprudenza, dà ragione alla proprietà immobiliare, che comincia lestamente a gettare le fondamenta di un edificio per uffici e residenze.
Ciò proprio dietro la Casina delle Civette, e in un terreno dove sono presenti numerosi reperti archeologici, che alcuni operai affermano essere stati rinvenuti e sollecitamente distrutti. C’è il tracciato della antica Via Nomentana e ci sono anche le Catacombe di Villa Torlonia a pochi passi.

Il Comune decide di fermare i lavori e di offrire alla proprietà immobiliare un altro terreno edificabile in permuta. Invece di destinare l’area a verde pubblico e a zona di rispetto monumentale, inopinatamente il Comune decide di edificarvi il Museo della Shoah.

Riferendosi a noi residenti, Lei ha usato un’espressione inglese: “Anywhere but not in my backyard”. Questa espressione stigmatizza l’atteggiamento di chi si disinteressa completamente dei problemi del mondo, purchè siano esclusi dal limitato orizzonte della sua visuale. Dunque un atteggiamento gretto, menefreghista ed antisociale.

Mi pare esattamente il contrario di quello che noi residenti abbiamo fatto in tutti questi anni, cara Signora. Abbiamo difeso – e continueremo a difendere – Villa Torlonia per tutti, non solo per noi stessi. Il “mio giardino”, in questo caso, non è affatto mio, ma è un Parco pubblico di 14 ettari a servizio di tutta la città.
Se viene edificato per un uso pubblico anziché per uno privato, cosa cambia all’atto pratico? Sempre cemento nel verde è…
E poi basta con questa urbanistica dell’estemporaneo, fatta senza pianificazione né discussione democratica, e senza valutazioni dell’impatto di un’opera. Qui c’è già così tanto traffico, perché la zona è stata trasformata selvaggiamente ad uso uffici. Non oso pensare cosa diventerebbe con torme di scolaresche e di visitatori.

Non spettava a noi indicare soluzioni alternative, ma se lo abbiamo fatto era proprio per evitare l’accusa di non essere interessati all’edificazione del Museo che è comunque opportuna, o peggio perché sarebbe facile scambiare la contrarietà alla cementificazione di Villa Torlonia con qualche equivoca manifestazione antisemita. In parole povere, non siamo contrari al Museo della Shoah, siamo contrari alla cementificazione di Villa Torlonia.

Pertanto abbiamo prospettato soluzioni alternative. Vicino al Ghetto ci sono i depositi dell’Opera al Circo Massimo, che durante la candidatura olimpica si pensava di destinare ad un Museo dello Sport. Se poteva andarci il Museo dello Sport può andarci il Museo dell’Olocausto.
Alla Stazione Tiburtina invece c’è molto spazio libero, ed è un’area che sarà sottoposta nei prossimi anni a un radicale ridisegno architettonico ed urbanistico, ottimamente collegata anche con la metropolitana.

Queste due ipotesi non vanno bene? Può darsi, non sono un’urbanista (ma nemmeno Lei, mi risulta): questo non vuol dire che l’unica alternativa rimasta sia Villa Torlonia.

Come proprio Lei ha ricordato, l’analogo Museo di Berlino, opera dell’Architetto Liebeskind è un monumento di grande impatto emotivo e visivo.
Lei conosce invece l’area di cui parliamo? Il fronte stradale è di appena due metri, è stretta dagli edifici, su una via abbastanza stretta e alberata. Il Museo della Shoah sarebbe praticamente invisibile se non da Villa Torlonia, dove peraltro rovinerebbe del tutto la prospettiva della Casina delle Civette. Insomma vogliamo creare un monumento per nasconderlo o peggio deturparne un altro?

Serve un’area adeguata”, lo ha scritto proprio lei. Giustissimo. Venga di persona a vedere se quella è un’area adeguata, poi mi saprà dire.

Noi residenti continueremo a combattere per la salvaguardia di Villa Torlonia. Peccato non avere più al nostro fianco, dopo tanti anni, il Corriere della Sera.
Da: Latella Maria [mailto:mlatella@***] Inviato: lunedì 25 luglio 2005 16.42A: me
Oggetto: R: Villa Torlonia

Gentile dottore, la mia è una risposta personale e non implica che in futuro il Corriere continui [sic!] a dare spazio alle vostre posizioni, così come lei stesso riconosce è sempre accaduto. Mi permetterà di esporre le mie opinioni che, come spesso capita, non sempre coincidono con quelle di chi scrive. Ma l’importante è confrontarci, non è vero? Un caro saluto, maria latella

PS: l'importante è confrontarsi, certo, ma chissà perchè sono sempre i giornalisti ad avere l'ultima parola...

24 luglio 2005

La Shoah a Villa Torlonia?

Signor Sindaco,
per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah.
Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia.
Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento e dove ci sarebbe molto più spazio e libertà per i progettisti.
Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento!

21 luglio 2005

Egregio Senatore....

Egregio Senatore Roberto Salerno (AN),
mi congratulo di cuore con lei per aver presentato l’emendamento che dispone il ritiro della patente per tutta la vita a coloro che provocano incidenti mortali, e per aver ottenuto oggi su di esso il voto quasi unanime del Senato.
Però non capisco la limitazione ai soli conducenti in stato di ebbrezza o drogati. Chi, guidando, uccide una persona per semplice incoscienza e disprezzo delle regole (come il pregiudicato che investì e uccise mia madre, e che non si è fatto nemmeno un giorno di galera) è meno colpevole? E le loro vittime sono meno vittime delle altre?
Il fatto di aver ucciso una persona non ne dimostra inequivocabilmente l’irresponsabilità e quindi l’idoneità alla guida e la pericolosità per il prossimo?
Meglio di niente, comunque.

Cordialmente
Dario Quintavalle - Roma

L'egregio senatore non mi degnò di una risposta...

17 luglio 2005

When all the dreams die

When all the dreams die, a season of recriminations is normal.
Roger Cohen International Herald Tribune SATURDAY, JULY 16, 2005

16 luglio 2005

Voglio una donna con la gonna

(Vecchioni)
Una canzone di Natale che le prenda la pelle
e come tetto solo un cielo di stelle.
Abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo:
che la piantasse un po' di andarsene in giro!
La voglio come Biancaneve coi sette nani,
noiosa come una canzone degli "Inti-Illimani.

Voglio una donna "donna",
donna "donna"
donna con la gonna,
gonna gonna.
Voglio una donna "donna"
donna "donna"
donna con la gonna
gonna gonna.

Prendila te quella col cervello
che s'innamori di te quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva e la barricadera
che non c'e mai la sera...

Non dico tutte; me ne basterebbe solo una,
tanti auguri alle altre di più fortuna.
Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così che l'assicuro ai Lloyds
preghierina preghierina, fammela trovare,
Madonnina Madonnina non mi abbandonare.

Voglio una donna "donna"
donna "donna"
donna con la gonna
gonna gonna.
Voglio una donna "donna"
donna "donna"
donna con la gonna
gonna gonna.

Prendila tu la signorina Rambo
che s'innamori di te 'sta specia di canguro
che fa l'amore a tempo
che fa la corsa all'oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro...

Prendila te quella che fa il leasing,
che s'innamori di te la Capitana Nemo,
quella che va al briefing
perchè lei è del ramo,
e viene via dal meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo.

11 luglio 2005

Nessuno tocchi Abele

La nuova legge sulla legittima difesa non è tanto una risposta alla criminalità, quanto a un preciso modo di considerare la criminalità in Italia, che si fonda ideologicamente sull’equivalenza morale tra delinquenti e persone per bene.
Di fronte a un delitto particolarmente efferato, scatta un meccanismo risaputo: un sacerdote in vista che dichiara: “Bisogna capire ed educare, punire non serve”, e la tv dalla lacrimuccia facile che cinge d’assedio le vittime per spiare il loro dolore e servirlo in pasto al pubblico: “Come si sente?” (e chissà come dovrebbero sentirsi); e poi: “Lei perdona gli assassini di suo figlio?”. Prima l’indagine guardona nel dolore privato, poi la richiesta pressante di un bel gesto pubblico. Il sottinteso è che se la vittima non perdona, è assetata di vendetta, non di giustizia, e quindi moralmente riprovevole non meno dei suoi aggressori.
Così, se un gioielliere risponde al fuoco di un bandito, i giornali titoleranno “Milano come il Far West” perché è ovvio che se le nostre città sono insicure è perché pullulano di gioiellieri. Dal momento che nessuno di noi è totalmente innocente, ci si vuol far credere che siamo tutti in egual misura colpevoli, e dunque la pretesa punitiva dello Stato non ha ragion d’essere, o è il cascame di un’epoca barbarica in cui si continua a preferire la punizione alla prevenzione, come se punire il crimine non fosse al tempo stesso anche prevenirlo.
In due referendum il popolo sovrano ha respinto l’idea di abolire il porto d’armi e l’ergastolo. Ma la manovra per ridurre gli spazi di sicurezza del cittadino e metterlo sullo stesso piano del delinquente continua, tutti i giorni, nelle aule dei Tribunali, in nome di una giurisprudenza sempre più permissiva nei confronti del delinquente e assai meno comprensiva nei confronti del cittadino che si difende.
La nuova legge sulla legittima difesa non ha dunque per destinatari i delinquenti, bensì quell’humus di benpensanti, fatto di giornalisti, avvocati, sociologi, sacerdoti e psicologi, che si scatena ogni volta che la vita, la libertà o la proprietà dell’individuo è minacciata, e il cui scopo è espropriare il cittadino della sua legittima richiesta di giustizia e mettere sullo stesso piano delinquente e vittima.


06 luglio 2005

Divertente e vera :-)

Recently a "Husband Super Store" opened where women could go to choose a husband from among many men. It was laid out in five floors, with the men increasing in positive attributes as you ascended. The only rule was, once you opened the door to any floor, you HAD to choose a man from that floor; if you went up a floor, you couldn't go back down except to leave the place, never to return.
A couple of girlfriends went to the shopping centre to find some husbands...
First floor: The door had a sign saying, "These men have jobs and love kids." The women read the sign and said, "Well, that's better than not having a job or not loving kids, but I wonder what's further up?" So up they went.
Second floor: The sign read, "These men have high paying jobs, love kids, and are extremely good looking." "Hmmm," said the ladies, "But, I wonder what's further up?" Third floor: This sign read, "These men have high paying jobs, are extremely good looking, love kids and help with the housework". "Wow," said the women, "Very tempting." But there was another floor, so further up they went.
Fourth floor: This door had a sign saying "These men have high paying jobs, love kids, are extremely good looking, help with the housework and have a strong romantic streak." "Oh, mercy me," they cried, "Just think what must be awaiting us further on!
So up to the fifth floor they went.
Fifth floor: The sign on that door said, "This floor is empty and exists only to prove that women are f**king impossible to please. The exit is to your left, we hope you fall down the stairs".