28 giugno 2006

Reclamo a Trenitalia

Il vostro sito internet è pessimo e fa perdere moltissimo tempo. Perché posso scegliere solo l’ora di partenza e non quella di arrivo? Perché, se scelgo una combinazione non disponibile, vengo costretto a ripetere l’invio di tutti i dati, come in un gioco dell’oca? E perché non potete dirmi quali invece sono le combinazioni disponibili in una data giornata, senza costringermi a tirare a indovinare? Perché quando pago il sistema non tiene traccia – dopo avermi identificato come un cliente abituale e registrato – dei miei dati? Perché non posso scegliere il numero del mio posto? Oggi ho prenotato un viaggio alle 1141: la mail di conferma mi è arrivata alle 1331. E sto ancora aspettando quella riguardante il viaggio di ritorno! Prego notare che non sto chiedendo niente di impossibile: molti siti offrono tutti questi servizi, quindi non potete accampare alcuna ragione tecnica, semplicemente non avete alcun rispetto per il cliente.
Andatevi a fare una istruttiva gita sul sito delle ferrovie tedesche: offrono un’interfaccia assai comoda, in italiano, e il loro sistema stampa il biglietto all’istante in modalità PDF. Prendete esempio e VERGOGNATEVI!!!

E questo è solo l'inizio del viaggio... In prima classe per Bologna, biglietto di 53€, hostess approssimative che ti chiedono "A posto così?" che probabilmente in qualche borgata vuol dire "desidera qualcosa da bere, signore?", all'andata il treno fa ritardo per rottura di uno degli assi, al ritorno, in una delle giornate più afose dell'anno, si spegne l'aria condizionata... e naturalmente non si possono aprire i finestrini.

Per una iracondia meditata e responsabile

"Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile" (Aristotele).

26 giugno 2006

Fine di Bruno, orso italiano in Germania

A prima vista, non c’è nessuno che ami la natura più dei tedeschi: i loro prati sono bellissimi, le loro montagne curate, le loro città armoniose, circondate da boschi e campi di fragole. Questo paese idilliaco, annaffiato naturalmente da piogge copiose e incessanti è in fin dei conti solo una estensione del giardino di casa: erba rasata, staccionate verniciate, tutto pulito e a posto.
Un orso bruno sconfinato dall’Italia, ha osato portare un po' di scompiglio nella patria dell'ordine, uccidendo qualche pecora. Per questo è stato abbattuto senza pietà. Esistono fucili che possono addormentare leoni e rinoceronti, e facilitarne la cattura, ma vuoi mettere il gusto di ammazzare a schioppettate il primo orso che si fa vivo in Germania dopo 170 anni?
Già, perchè dentro quelle belle case stile Legoland c'è spesso una cantinetta piena di trofei di caccia, corna appese: così capisci che a questo popolo di freddi tecnologi la natura va bene solo se è addomesticata e sottomessa - depurata da passione, imprevisto e caos.
Povero orsacchiotto italiano, che credeva di poter fare un po' di casino oltre confine!
Passano gli anni, ma i crucchi restano sempre crucchi.

23 giugno 2006

Saranno Dirigenti??

Un rapido sguardo ai vari forum che su Internet mettono in comunicazione i candidati al prossimo quarto Corso-Concorso alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione dà un’idea un po' desolante degli aspiranti Dirigenti della PA e delle loro aspettative. Quello che non piace, che non può piacere, è l’assenza di grinta e di voglia di cambiare, che anima tanti partecipanti a quei forum, i quali sembrano vedere, nella dirigenza, solo un posto statale sicuro e ben retribuito. Speriamo che le prove di accesso operino un’adeguata selezione, basata non solo sulla preparazione individuale, ma a partire dalle motivazioni di fondo.

Un giorno scriveremo la storia di quel secondo concorso che fece diventare Dirigenti dello Stato me e un centinaio di giovani, molti dei quali esterni alla Pubblica Amministrazione.
La SSPA non è davvero l’ENA, come le si rimprovera spesso, e potrei fare una lunga lista dei suoi molteplici difetti. Resta però il fatto che essa ha offerto - a una leva di giovani fortemente motivati - un’occasione assolutamente unica di salire immediatamente al vertice, di cambiare qualcosa e fare bene per il paese.

Certo, nessuno ha fatto miracoli: il nostro ingresso in Pubblica Amministrazione non ha costituito la palingenesi della burocrazia. Ma dopo cinque anni di esperienza professionale posso affermare con orgoglio che il pezzettino di Stato che è affidato alle mie cure funziona, tratta correttamente i cittadini, impiega bene le (sempre più scarse) risorse assegnate. Credo
anche di essermi guadagnato la stima delle comunità nelle quali ho operato, il rispetto, e persino l’affetto, di quanti mi hanno conosciuto e hanno lavorato con me – tutte cose che non hanno prezzo. E lo stesso vale per i miei compagni di corso.

Il lavoro pubblico sembrerebbe oggi non avere più nessun appeal né prestigio: sparare sulla ‘burocrazia’ è un esercizio alla portata di tutti. Questo Paese è afflitto da un inguaribile manicheismo, si dipinge diviso in due, come una lavagna, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi: da una parte il Privato, dall’altra lo Stato. Il primo per definizione efficiente, orientato al profitto ed al mercato, animato dalla customer satisfaction… il secondo un moloch immobile e stupido, dedito solo a distruggere le risorse e angariare la parte produttiva del paese. Lì gli onesti, i bravi, gli efficienti, gli innocenti; dall’altra parte tutti i falliti, gli incapaci, i corrotti, i parassiti. Insomma, la solita favoletta dell’Italia che va verso l’Europa contro quella che sprofonda nel Mediterraneo, del Nord contro il Sud, di “Roma ladrona” contro “Milano - che - lavora - e - che - produce” etc. etc.
Che idiozia! Come se due gambe stessero a discutere quale delle due è la più importante…

Eppure, la Pubblica Amministrazione ha unificato l’Italia, e l’ha modernizzata. Sbadigliavo indecorosamente, alla SSPA, durante i corsi di Storia dell’Amministrazione Italiana del prof. Melis: oggi - a ripensare a quell’epopea di medici condotti, di maestri elementari, di ufficiali di presidio, di funzionari prefettizi, di ingegneri del genio civile, di industriali pubblici - me ne sento l’erede, e sono pieno di orgoglio.

Orgoglio: è questo che bisogna recuperare. Coscienza del proprio posto nella società, della propria missione. A coloro che pensano che la panacea di tutti i mali è ridurre il ruolo dello Stato, dovremmo saper ricordare che ogni momento della vita quotidiana ci mette in contatto con lo Stato, che gesti semplici e scontati come aprire il rubinetto dell’acqua, accendere la luce elettrica, sono stati resi possibili dal lavoro lungimirante e complesso di generazioni di pubblici impiegati. Il fatto che il lavoro statale non abbia un prodotto misurabile e visibile porta molti a concludere con faciloneria che tale prodotto semplicemente non esista, e che lo Stato sia solo un inutile spreco. Basterebbe accendere la televisione: l’Iraq di oggi offre un eloquente esempio di come si riduce un paese senza una struttura statale.

Non mi piace, perciò, che tanti vedano nella dirigenza solo uno scatto stipendiale. Entrare a far parte della “classe dirigente” del Paese significa assumersi responsabilità particolari, verso tutta la collettività. È un ruolo da impersonare con consapevolezza, e con entusiasmo. Spero che quei ragazzi che faranno il concorso lo capiscano. In bocca al lupo.

20 giugno 2006

Incorreggibile....

Lo confesso: ho il vizio della procrastinazione. Rimando sempre a domani quello che avrei potuto fare ieri. Per guarirmi da questo insopportabile difetto, ho persino acquistato un libro: "L'arte di non rimandare a domani". Ma - ahimè - continuo a procrastinare il momento di iniziare a leggerlo...

17 giugno 2006

Prepensionamenti e nuove assunzioni



Blocco del turnover degli impiegati pubblici Sono un giovane dirigente pubblico, e da quando sono entrato nella Pubblica amministrazione mi trovo a governare persone che in media hanno venti anni più di me. Posso perciò testimoniare la verità di quanto dichiarato al Corriere del 14 giugno dal prof. Nicola Rossi: il blocco del turnover degli impiegati pubblici è una misura di contenimento della spesa del tutto illusoria. Suo unico effetto è stato l' invecchiamento della pubblica amministrazione, con conseguenze del tutto antieconomiche: dobbiamo comunque spendere per la riqualificazione e l' aggiornamento del personale esistente; dobbiamo reperire all' esterno competenze che non ci sono più all' interno; e ci troviamo a che fare con mentalità e metodi di lavoro consolidati e poco inclini al cambiamento. Incoraggiare una leva di giovani preparati ed entusiasti a intraprendere una carriera pubblica porterebbe un sicuro beneficio, sia per le casse dello Stato sia per lo snellimento delle procedure. Dario Quintavalle, Roma
Pubblicato sul Corriere della Sera del 17 giugno 2006, pagina 27

L'articolo cui si riferisce è:
"STATALI E RISPARMI Nicola Rossi: pubblico impiego, centomila prepensionamenti" - di Sergio Rizzo, Corriere della Sera 14 giugno 2006

Statali e risparmi
Nicola Rossi: pubblico impiego, centomila prepensionamenti

ROMA - «Se c' è qualche spesa disposta a farsi tagliare si faccia avanti, per favore...». In una vignetta pubblicata ieri sull' Unità il cavaliere dell' Unione brandisce titubante un gigantesco paio di forbici. Ben sapendo, come si capisce dall' armatura che indossa, che non sarà davvero facile usare quello strumento, autentica dannazione del centrosinistra: fatalmente il primo da impugnare ogni volta che va al governo. Anche se per l' economista Nicola Rossi, parlamentare dei Ds ed ex consigliere economico di Massimo D' Alema a palazzo Chigi questa potrebbe essere paradossalmente un' occasione da non perdere. Non è un po' scomodo impugnare le forbici, anche se con la corazza? «Certe volte è inevitabile». Tanto per cominciare una bella sfoltita ai dipendenti pubblici. Che ne dice? «Potrebbe essere salutare. Ma c' è modo e modo». Basterebbe fare come il premier britannico Tony Blair, che ha annunciato il taglio di 100 mila posti. O questo per la sinistra italiana è ancora un tabù inviolabile? «Il problema in Italia va affrontato in termini leggermente diversi. La pubblica amministrazione nel nostro Paese è non soltanto pesante ma anche molto meno efficiente rispetto alla media del resto d' Europa». Questa non è certamente una novità. E allora? «Ne consegue che non si può pensare di ridimensionare gli apparati pubblici semplicemente, come si è fatto finora, bloccando il turnover». Quell' operazione non ha forse dato i risultati sperati? «Uno è stato ottenuto di sicuro: l' invecchiamento ulteriore della pubblica amministrazione, sempre meno in grado di tenere il passo del progresso tecnologico e quindi sempre meno efficiente». Ma l' alternativa qual è? Forse il licenziamento tout court del personale? «Basterebbe fare quello già fatto in alcune grandi imprese private che hanno dovuto affrontare una dura fase di ristrutturazione aziendale». Incentivi alle uscite? Scivoli previdenziali? «Un massiccio piano di prepensionamenti. Ecco la soluzione». Così però pagherebbe sempre lo Stato. «Con la differenza che ogni dipendente pubblico in pensione costa il 65% di quello che costerebbe se restasse al lavoro. Il risparmio per l' Erario sarebbe quindi di circa il 35%, e questa cifra potrebbe essere utilizzata per assumere giovani, iniziando così un necessario ricambio generazionale». Prepensionare quindi per assumere. E il risparmio dove sarebbe? «Prepensionando 100 mila dipendenti anziani si potrebbero assumere, che so, 20 mila giovani. In questo modo si otterrebbe comunque un ridimensionamento degli organici attuali, con un oggettivo risparmio per il bilancio. Senza contare il recupero di efficienza che comporterebbe l' inserimento di personale molto più giovane. E che è ancora più importante dell' impatto sui conti pubblici». La macchina pubblica paga circa tre milioni e mezzo di stipendi. Centomila persone sono il 3%. «C' è sicuramente un grande problema di dimensione. Ma ce n' è uno altrettanto evidente di qualità, che negli ultimi anni non è stato affatto affrontato. Ora si potrebbe approfittare dell' esigenza di ridurre l' apparato per ringiovanirlo». Che cosa le fa pensare che i sindacati possano essere d' accordo? La prima cosa che Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto a Romano Prodi è stata la regolarizzazione di 200 mila statali precari. Altro che tagli. «Un piano di prepensionamenti come questo andrebbe naturalmente discusso e concordato con le parti sociali. Si tratterebbe di analizzare la distribuzione per fasce d' età dei dipendenti pubblici.E di verificare quante persone potrebbero essere interessate». Già, quante? « Credo che sia un numero rilevante. Naturalmente una operazione del genere non avrebbe senso se riguardasse soltanto poche migliaia di dipendenti».

Rizzo Sergio

Pagina 6
(14 giugno 2006) - Corriere della Sera

Sullo stesso tema: «Statali: tagli sì, prepensionamenti no» 

Pubblicato il 15 giugno 2006 - Corriere della Sera

Autore: Fubini Federico

e:

UNO, NESSUNO O CENTOMILA?

Pubblicato il 15 giugno 2006 - Corriere della Sera
Autore: Giavazzi Francesco

agli alla pubblica amministrazione

UNO, NESSUNO O CENTOMILA?


Tra i molti che in questi giorni si esercitano nel dare suggerimenti al ministro dell' Economia, la cosa più intelligente l' ha detta il professor Nicola Rossi, economista e deputato Ds. Rossi propone di mandare in pensione anticipata 100.000 dipendenti pubblici (su un totale di oltre 3 milioni e mezzo) e sostituirne due su dieci con nuovi assunti giovani. Poiché una pensione costa allo Stato il 65% del salario di un dipendente pubblico, si risparmierebbe anche se i nuovi assunti fossero tre per ogni dieci prepensionati. O, meglio ancora, si potrebbe assumerne solo uno per ogni dieci pensionati, ma di livello più elevato e pagandolo il doppio: si continuerebbe a risparmiare ma rafforzando l' efficienza della Pubblica Amministrazione. La proposta è molto diversa dal semplice blocco del turnover che da dieci anni ciascun governo si impegna a realizzare, con il risultato che in dieci anni il numero dei dipendenti pubblici non è sostanzialmente cambiato ma la loro età media è sensibilmente salita. «Non si può obbligare nessuno ad andare in pensione anticipata»: prevedo l' obiezione. Ma perché alla Fiat sì e nell' amministrazione pubblica no? Perché se davvero questi lavoratori desidererebbero continuare a lavorare si devono privilegiare i pubblici? Rispetto a un metalmeccanico che lavora 40 ore settimanali, è più probabile che uno statale che ne lavora solo 36 ed esce dall' ufficio alle 13.45 abbia un secondo lavoro e quindi soffra meno di un eventuale prepensionamento. Negli anni ' 80 la signora Thatcher rivoluzionò le università della Gran Bretagna ricorrendo a un meccanismo simile. I professori che avevano compiuto 55 anni furono posti di fronte a una scelta: o accettare un modesto incentivo economico e ritirarsi, oppure rimanere, ma in tal caso avrebbero dovuto sottoporre la loro ricerca e la qualità delle loro lezioni a una valutazione esterna che avrebbe determinato il finanziamento pubblico alla loro università. La maggior parte lasciò, anche perché gli sguardi dei colleghi più giovani nei corridoi dei dipartimenti cominciavano a diventare imbarazzanti. Con parte del denaro risparmiato le università assunsero docenti giovani e furono libere di pagare di più quelli che altrimenti sarebbero emigrati negli Stati Uniti. Cominciò così la rinascita delle università inglesi, oggi le migliori d' Europa. Per dare il buon esempio il Governatore della Banca d' Italia, potrebbe cominciare da Via Nazionale. La banca ha 7.993 dipendenti, probabilmente troppi dopo che alcune funzioni importanti sono state trasferite altrove (la politica monetaria a Francoforte e la concorrenza tra le banche all' antitrust). Come molte altre amministrazioni pubbliche anche la Banca d' Italia è invecchiata e ha rallentato il ritmo di assunzioni, soprattutto di economisti giovani e brillanti. I dipendenti della banca godono anche di pensioni tra le più ricche d' Italia. Un po' di prepensionamenti non sarebbero un gran sacrificio. Nicola Rossi non è nuovo alle idee semplici ma rivoluzionarie. Alcuni anni fa pubblicò un libretto sulle pensioni «Meno ai padri, più ai figli»: bastava ne scrivesse il titolo. I Ds hanno mandato al governo nove ministri, sette viceministri e venti sottosegretari. Proprio non c' era un posto per il professor Rossi?
Giavazzi Francesco
Pagina 1
(15 giugno 2006) - Corriere della Sera

12 giugno 2006

L'amore ai tempi del Viagra

I giornali ci annunciano (e le femministe sotto sotto ne gioiscono) che tra gli uomini c’è un epidemia di deficit erettivo in corso. Riferisce il Corriere che "secondo la ricerca ''Global Better Sex Survey'' (finanziata, guarda caso, dalla Pfizer, la casa che produce il Viagra) soltanto un uomo su due riesce sempre a raggiungere un’erezione in grado di garantire un rapporto sessuale. Problema, questo, che secondo il sessuologo Emmanuele A. Jannini, Professore di Sessuologia medica ed endocrinologica all’università dell’Aquila, può riguardare anche uomini giovani: «Spesso incapaci di accettare la sfida di una compagna sempre più simile ad una protagonista di Sex & the City»”.


.....LA SFIDA?????

Eh, sì, so a cosa si riferisce l'esimio sessuologo. Anch'io ho incontrato una di queste tipe: intellettuali iperrazionali, carrieriste, ipercompetitive, indefesse collezioniste di esperienze, capaci di raccontarti, perfino a letto e con dovizia di particolari, le performances dei loro ex amanti (tutti passati in rassegna con l'affetto che un filatelico ha per i suoi francobolli), e per questo assurdamente convinte di essere donne vissute, emancipate, affascinanti ed à la page.
Ignorando il mio disagio, ho fatto ciò che sembra ci si aspetti da un uomo moderno: “ho accettato la sfida”. Oggi, dopo aver buttato dalla finestra un anno della mia vita in una storia frustrante e inutile, posso dire che questa è un’autentica stupidaggine.
Le donne di cui parla Jannini sono delle castratrici, che instaurano con il loro partner una lotta per il potere. Spesso hanno alle spalle un rapporto estremamente conflittuale con il padre, per cui
inconsciamente si considerano minacciate da una figura maschile forte. Molto tipicamente, facendo sesso, devono sempre star sopra. Non possono fare a meno degli uomini, ma devono smontarli a tutti i costi. E quando ci sono riuscite, passano ad altro. Sono loro che andrebbero curate, non i loro uomini.
Ebbene, trovandosi di fronte a una di queste signore - che una mia arguta amica efficacemente definisce “impagliatrici di uccelli” - la cosa più idiota che un uomo possa fare è “accettare la sfida”. Egli al contrario deve ascoltare i segnali che vengono dal proprio corpo, fare dietrofront e darsela a gambe - il più rapidamente possibile: ne va della vita.
Uno psicologismo semplificato, oggi dominante, mi sembra, pretende di ridurre tutti i problemi della persona esclusivamente alla sfera individuale, a prescindere dalla realtà circostante. Poichè questa potrebbe essere cambiata, ma a prezzo di molti sacrifici, e con risultati dubbi, tocca al singolo adattarsi alla realtà, conformarsi.
Così, se uno è depresso, è colpa sua. Se uno è impotente, è colpa sua. Nossignore, l’ambiente in cui viviamo ci condiziona: non siamo impermeabili. Se piove ci bagniamo. Se frequentiamo gente triste e deprimente ci deprimiamo. E se andiamo a letto con donne algide, castranti o che hanno l’atteggiamento di un esattore fiscale, ci raffreddiamo anche noi. Altro che sfide da raccogliere!!!
Per tutti i casi di calo del desiderio e problemi di erezione (che non abbiano ragioni organiche) il rimedio non è la pilloletta miracolosa, ma una donna sana, calda e generosa che sappia tirare fuori il meglio di un uomo. Fortunatamente in giro ce ne sono ancora.
Il “mio migliore amico”, rifiutandosi di fare il proprio dovere, aveva capito tutto fin da subito. Lo chiamano “testa di cazzo”, è invece la cosa più intelligente che abbiamo.