31 luglio 2006

La lobby che tiene famiglia

"Gli ordini professionali ... si batteranno [contro le liberalizzazioni ] per conservare il diritto di autogoverno e di cooptazione. Sosterranno che questi diritti vengono esercitati nell’interesse della comunità e servono a garantire la qualità del servizio prestato. Sono argomenti discutibili, spesso infondati, ma le corporazioni possono contare ... sulla complicità di una parte importante del Paese ... ogni cittadino sa che la sconfitta di una corporazione può preannunciare la fine della propria.
Vi è una vecchia leggenda che occorre forse sfatare. Gli italiani non sono individualisti. Il «particulare» di cui parlava Guicciardini non è l’interesse del singolo cittadino, deciso a realizzare se stesso in libera gara con coloro che praticano lo stesso mestiere e hanno le stesse ambizioni. Il «particulare» italiano è l’interesse di gruppi organizzati in cui l’individuo è anzitutto socio, collega, sodale, fratello, compare ...
Le corporazioni diffidano del merito. Sanno che l’applicazione di questo criterio per il reclutamento e la promozione delle singole persone introduce nella professione un intollerabile elemento di imprevedibilità ed è un attentato al diritto di cooptazione. Gli avvocati, i notai, i professori universitari e altri membri di antiche professioni liberali si considerano comproprietari di un sodalizio cui debbono poter accedere anzitutto i figli, i congiunti, gli allievi, i collaboratori fedeli. È questa la ragione per cui in Italia i pubblici concorsi vengono spesso ritardati, rinviati, aggiustati o più semplicemente aggirati con il sistema della chiamata personale, del reclutamento clientelare o dell’ope legis. Il merito come criterio di scelta rappresenta per tutte le corporazioni un fastidioso fattore di disturbo. È meglio cooptare sulla base di altri criteri: i legami di sangue, lo scambio di favori o la fedeltà.
... Le società di mestiere, con i loro statuti di autoprotezione, hanno svolto in alcuni momenti un ruolo utile al Paese. Oggi sono uno dei motivi della lentezza con cui l’Italia si adatta alle condizioni di un mondo in cui vincono, nelle battaglie dell’economia e del progresso scientifico, soltanto quelli che mettono in campo i migliori."

Sergio Romano - Corriere della Sera 31 luglio 2006

30 luglio 2006

Misogino d'autore...

“Una donna professore è un fenomeno pernicioso e spiacevole, se non addirittura una mostruosità”

August Strindberg, novembre 1883, a proposito del conferimento di una cattedra all’Università di Stoccolma alla matematica russa Sofia Kovalevskaya.

25 luglio 2006

Tragicamente vera...

Devo recarmi periodicamente a Bologna in missione, e sono tenuto a prenotare gli alberghi tramite una società convenzionata col ministero. Oggi dunque compio tale operazione spedendo per e.-mail l'apposito modulo. Le prossime date sono il 4 settembre (4/IX) e il 2 ottobre (2/X). Mi chiama immediatamente un impiegato della suddetta società.
"Dottore, non capisco, qui ci sono dei numeri romani… ma che vuol dire quattro noni e due decimi?
Testuale…
E poi dicono male degli impiegati pubblici…

23 luglio 2006

La seduzione e i sottaceti


Imperversa, sui cartelloni e sulle pagine interne dei giornali, una pubblicità di sottaceti e condimenti per la bruschetta: una donna nuda biondo-platinato con occhiali da sole cerca di attrarre l’attenzione del passante e del lettore sul prodotto. Il risultato è piuttosto dubbio, visto che uno si ricorda, evidentemente, della barbie e non dei sottaceti. Queste cose, tristemente, non scandalizzano più nessuno: non una femminista (esistono ancora?) che si sia levata a protestare contro l’uso commerciale del corpo femminile; non un parroco né un vescovo che si curino più di condannare la peccaminosa esibizione del nudo. Sono tutti diventati troppo smaliziati per partecipare allo scontato gioco della ‘provocazione’.

Sarà la mezza età e l’ormone infiacchito, ma vorrei allora protestare io, non in nome della moralità e del buon costume, bensì del maschio stanco di essere bombardato da ogni parte da messaggi e foto a contenuto sessuale. Siamo davvero tutti dei guardoni, maniaci con la bava alla bocca, mandrilli pronti all’eccitazione per un centimetro di pelle nuda? E che noia, diciamo la verità! Tutto così scontato e déjà vu.

Ricordo che la mia adolescenza coincise con una vera (e controversa) rivoluzione sessuale: i primi nudi sulle spiagge, i vecchi pretori che sequestravano i film con blande scene di sesso, le poliziotte che andavano a multare le ragazze in topless. La scoperta del corpo, alla fine degli anni 70 fu un autentico movimento di liberazione dalle convenzioni e dalla moralità piccolo borghese. Eh, sì, perché l’Italia contadina col sesso conviveva benissimo; era invece l’Italia inurbata e impiegatizia a sentirsi a disagio nei confronti dei richiami della modernità e a rifugiarsi, quindi, nel decoro e nel pudore perbenista.

L’attrice che posava nuda per Playboy o Playmen immancabilmente denunciava poi di esservi stata “costretta” dalle regole dello spettacolo. Queste dichiarazioni scandalizzavano, diffondevano il gusto un po' morboso del peccato e della corruzione. Il maschio se ne sentiva compiaciuto e rassicurato: il padrone, quello che teneva le fila, era sempre lui. Non era così, naturalmente (è stato mai così?), ma il gioco dei ruoli veniva rispettato.
Oggi invece il nudo è una nuova uniforme, un passaggio scontato e depurato da ogni scandalo: puntuali, tra poco, cominceranno a spuntare in edicola i calendari di attricette e veline che a vent’anni si spogliano previo ‘ritocchino’. Ragazzette finto oca – in realtà astute manager di sé stesse - ci racconteranno le solite menate sul nudo artistico ed intelligente, quando san bene (le puttane!) di essere state pagate profumatamente solo per far vedere le poppe.

La donna italiana sembra passata dalla filosofia del “tirarsela” a quella dello “sbattercela in faccia”: le ragazzine per strada, impietosamente noncuranti del girovita, vanno in giro con l’ombelico scoperto, il seno strizzato dal push-up e rialzato minacciosamente, come i cannoni di un incrociatore, all’altezza dei nostri nasi.

In questo esibizionismo furbetto e cerebrale, in questo culto del corpo fine a sé stesso, non c’è sesso, né seduzione, né complicità: la bionda nuda che ammicca dal cartellone ha la stessa carica erotica dei sottaceti che pubblicizza.
Ai nostalgici della freschezza complice delle pin-up suggerirei una visita alla terza pagina del tabloid popolare britannico The Sun, dove tradizionalmente viene pubblicata ogni giorno la foto di una giovanotta in topless (nelle foto, la modella del momento, Keeley Hazell). L’orrenda lingerie indossata dalle modelle ne garantisce la genuina estrazione popolare. La loro nudità si rivolge a un pubblico ruspante, di tifosi di rugby e bevitori di birra, e suggerisce un mondo semplice, giovane e vitale, dove una donna nuda è solo una donna nuda.

Nessuna pretensione intellettualistica, dunque, e nessuna ipocrisia: come quella, al contrario, del nostro più importante e "serio" quotidiano, il Corriere della Sera, paludato nella sua versione in carta stampata, ammiccante in quella on-line, con un'intera sezione dedicata ai calendari sexy dal 2001 ad oggi.


A chi pensa che queste ragazze siano solo delle povere mentecatte che non possono fare altro nella vita che mostrarsi in topless, ricordo il caso di Hedi Lamarr: la prima a mostrarsi nuda al cinema (nel 1933!), ma anche inventrice del brevetto di un sistema di modulazione per la codifica di informazioni da trasmettere su frequenze radio, oggi alla base di molti sistemi di telecomunicazione, compreso Internet.

"Donne, oltre le gambe c'è di più!". 

Chi ha il pane non ha i denti....

"RIGA (Reuters) - Lettonia, colpiti con escrementi e uova partecipanti a gay pride. I partecipanti al gay pride hanno detto di essere stati bersaglio di uova e sacchetti pieni di escrementi dopo essere usciti dalla chiesa Anglicana Luterana nel centro storico della capitale della Lettonia, Riga."

Sono naturalmente nemico di ogni intolleranza e pertanto disapprovo il fatto. Però bisogna ammetterlo, essere gay in Lettonia vuol dire sputare sulla grazia di Dio…

22 luglio 2006

Junichiro mon amour

L’anno scorso Junichiro Koizumi, primo ministro del Giappone, intimò ai dipendenti statali del suo paese di andare in ufficio senza giacca e cravatta, in modo da poter risparmiare sul condizionamento degli uffici; per dare il buon esempio, presiedette il consiglio dei ministri in maniche di camicia. Il suo appello non è stato raccolto da nessun governante europeo, men che mai dai nostri. A Roma oggi fa 38°, le donne girano seminude, ma si suppone che un uomo serio debba comunque andare in ufficio in giacca e cravatta.

Non ho mai capito il nesso tra serietà e vestiti. Le cronache ci mostrano rapaci bancarottieri vestiti in modo impeccabile e rassicurante, crudeli dittatori in uniformi stirate. Sappiamo che l’abito non fa il monaco, ma vogliamo comunque vedere i monaci col saio.

I cosiddetti ‘creativi’ della moda non sono riusciti a inventare per noi uomini niente di diverso da quello che indossavano i nostri nonni. Soprattutto resiste, imperterrito, il nodo scorsoio al collo, il legato più durevole della Croazia all’umanità: la cravatta.
Anni fa, ero allievo dei corsi di formazione dirigenziale presso la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, dove vigeva il dress code dell’ abbigliamento “consono”. L’aria condizionata, in pieno luglio era rotta, e mi presentai a scuola in bermuda, sandali, camicia hawaiana, per lo scandalo del direttore che non credeva ai suoi occhi. Fui caldamente 'consigliato' a ritornare in pantaloni lunghi, ma ottenni che venisse riparato il condizionamento, e in ogni caso venisse abolito l’obbligo della giacca-e-cravatta in estate.
Lungi da me l’immodesto paragone con Koizumi, ma l’esercizio della leadership richiede sempre una mossa imprevista e coraggiosamente controcorrente. Essa è una manifestazione di fiducia in sé, di noncuranza dell’opinione comune, di affermazione di nuovi stili e nuove idee.
Lasciamo pure che il gregge dica: “non è beeeeehhhh…llo”: seguirà disciplinatamente.


19 luglio 2006

Il piacere della grandezza

Non visitavo per bene Firenze da non meno di vent’anni: imperdonabile. Così oggi, di passaggio per una missione a Bologna, mi ci sono fermato l'intera giornata, ubriacandomi smodatamente di sole e di arte: S. Maria Novella, Palazzo Strozzi, S. Croce, la Cappella Pazzi (foto), Ponte Vecchio, il Bargello, Piazza della Signoria, il Duomo. Mi sono riempito gli occhi di Giotto, Masaccio, Ghirlandaio, Cimabue, Donatello. Fantastico!!! Quanta meraviglia. È stato tonificante, esaltante: niente come l'arte mi fa sentire di essere felice di essere al mondo e orgoglioso di essere italiano. E pensare che per amore un tempo sarei stato disposto persino a trasferirmi all'estero: follia... ora so che senza bellezza non potrei vivere. Sono arrivato a Bologna con l’ultimo treno della sera, esausto ma felice.

Vento liberale da sinistra

Non esiste categoria più proterva nel difendere la propria torta dei tassisti. Essi hanno prosperato imponendo la loro volontà alle amministrazioni comunali, scioperando in modo selvaggio ogni volta che si è tentato di aumentare anche di poco il numero di licenze. A fronte di costi assai più alti della media delle città europee, poi, il servizio è pessimo. Viaggiare in taxi significa spesso fare un’esperienza spiacevole: cortesia, rispetto del cliente, frequenza, puntualità, trasparenza dei prezzi, questi sconosciuti…

Perché quando chiamo un taxi questo arriva già col tassametro acceso, magari dieci minuti prima dell’appuntamento? Perché finita la corsa un figuro bofonchia la cifra da pagare, e guai se mi azzardo a chiedere spiegazioni su come è stata calcolata? Perché non mi danno mai una ricevuta? Perché quando si va all’aeroporto devo pagare anche il viaggio di ritorno? Perché il tassametro continua a correre anche quando l'auto è ferma nel traffico, o il conducente ha sbagliato strada? Domande alle quali i signori tassisti – forti dei loro appoggi politici e di una legislazione di privilegio - non si sono mai degnati di dare una risposta.


Le liberalizzazioni promosse da Bersani hanno anche un altro pregio: spazzano via il luogo comune per cui il peso sui portafogli degli italiani sia costituito solo dalle tasse, destinate a finanziare un settore pubblico esoso e parassitario, laddove il privato è per definizione orientato al cliente e al mercato.
Oggi scopriamo un altarino: che, insieme alle tasse ufficiali, ci sono mille altre tasse occulte, imposte da chi, seduto agli snodi cruciali della società, può imporre balzelli per il passaggio e vivere così di rendita.


10 luglio 2006

Elogio della fuga

"Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama desiderio."

"Per noi, la causa prima dell'angoscia è l'impossibilità di realizzare l'azione gratificante, e sottrarsi a una sofferenza con la fuga o la lotta è anch'esso un modo di gratificarsi, quindi di sfuggire all'angoscia."


"...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente".

Henri Laborit - Elogio della Fuga

08 luglio 2006

La Giustizia a tarallucci e vino

Rino Gattuso, milanista, uno degli azzurri più attesi nella finale di Berlino, che ha dichiarato a proposito del recente scandalo nel mondo del calcio: «Concedere un'amnistia per i fatti dello scandalo, se l'Italia diventasse campione del mondo, non sarebbe giusto nei confronti di milioni e milioni di tifosi che aspettano le sentenze – dice il centrocampista rossonero - e noi faremmo ancora una volta la figura del Paese dei tarallucci e vino».
Lo confesso, ignoravo fino a una settimana fa chi fosse Rino Gattuso. Ho sempre pensato che i calciatori fossero dei bambacioni senza nerbo morale. Ma letti oggi i giornali devo ricredermi, nel mondo del calcio ci sono uomini con la tempra del leader: ciò di cui il paese ha disperatamente bisogno. Voglio Gattuso Ministro della Giustizia!

05 luglio 2006

Raaaaaaaaaaaaaaaus

Italia-Germania, 2-0 martedì 4 luglio 2006
Una sfida che continua da 2000 anni

03 luglio 2006

Scurdammoce 'o passato!!!

Francesco Alberoni, inossidabile rivenditore di aria fritta e celebrato autore di ovvietà lapalissiane, dalle pagine del giornale più serioso (se ci scrive lui, si vede che tanto serio non è) quotidiano italiano, il Corriere della Sera, sancisce che “Quando in una coppia l'amore finisce, maschi e femmine tendono a reagire in modo diverso. I maschi tendono a trascinare il rapporto, le donne rompono bruscamente e spesso in modo definitivo”.
Sarà… Per me, invece, quando una storia d’amore è finita, è finita: non sento il bisogno di continuare ad avere alcun rapporto con la mia ex. Il fatto stesso che una relazione sia stata troncata - se ciò non è dovuto a cause di forza maggiore bensì a fatto di una delle parti - è la prova provata che nemmeno doveva iniziare. Ogni volta che, spinto da latente sentimentalismo, ho ceduto alla richiesta di rivedere una mia ex, l’esperienza è stata mortificante.
Privata dei significati che l’amore le aveva attribuito, del suo manto di fascino, la persona che si incontra è assai peggio di un’estranea: è un equivoco, una perdita di tempo, un clamoroso errore, un vicolo cieco. Credevi fosse l’unica per te, invece era una delle tante. Meglio voltare pagina, dunque, senza guardare indietro, traendo profitto dall’esperienza compiuta per non ricaderci più: fare nuovi errori, nella vita, è ammissibile ed eccitante, ripetere quelli vecchi è imperdonabile e noioso. Come scrive Calvino, nelle 'Città invisibili':
"I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi".

Compiango sinceramente, perciò, le persone che si crogiolano nella contemplazione del loro passato, i collezionisti di ricordi, gli instancabili cronisti di sé stessi, coloro che riposano sul comodo letto delle esperienze già fatte, che guardano la realtà attraverso le lenti del già visto.
Liberarsi della zavorra del passato è l'unico modo per vivere liberamente nuove esperienze: "L'amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo", dice S. Agostino. Guai, dunque, a portarsi il proprio passato in una nuova storia.

A smentita della tesi di Alberoni, del resto, sta il fatto che subisco da mesi le puerili molestie telematiche di una signora che, ai tempi della nostra relazione, fu con me piuttosto arrogante ed insensibile. Oh, allora avrei dato l’anima per lei, cambiato Paese e lavoro senza pensarci, con leggera follia; ma una volta finita, non l'ho mai più cercata: la sua stessa esistenza mi è diventata improvvisamente indifferente. Questo sembra indispettirla, e fa di tutto per ricordarmi che lei, in qualche sperduto e dimenticato angolo di mondo, esiste ancora: del che, sinceramente, io me ne infischio.
Le donne che rompono bruscamente lo fanno solo perchè
si aspettano che l'uomo correrà loro dietro. Abituate sin dalla loro adolescenza ad avere un codazzo dietro di sé, non amano fare a meno di nessuno. Così, passata una certa età, diventano semplicemente patetiche.
Mentre noi uomini, prof. Alberoni, impariamo se non altro a goderci la vita e a guardarci intorno. Possiamo ancora amare, ma la fine di una storia riporta ogni cosa alla sua giusta dimensione. La rottura restituisce la donna che amammo al mare magnum - che, come sappiamo, è pieno di pesce fresco ...

Avere quarant’anni, per un uomo, è semplicemente fantastico!