24 novembre 2006

Il privilegio di essere italiani

Nella mia scapestrata gioventù, rincorrendo lucciole madornalmente scambiate per lanterne, ho persino creduto di volermi stabilire tutta la vita in un improbabile postaccio chiamato Meclemburgo- Pomerania Anteriore, uggiosa marca agricola nel nord della Germania, fetente di letame e lagrimevolmente frustata dalle piogge e dai venti freddi del Baltico. Che incosciente...
È stato ripensando con un certo brivido di raccapriccio a quei giovanili errori, e con un moto di autocongratulatorio sollievo per lo scampato pericolo, che ho percorso, la settimana scorsa, tutta la Costiera Amalfitana, fermandomi a contemplare questo sublime tramonto dal costone più alto di Positano.
Un luogo dalla bellezza impareggiabile, costellato da alberghetti romantici, e da terrazze a strapiombo sul mare dove è possibile cenare sotto le stelle, al lume di candela, specchiandosi negli incantevoli occhi cerulei di una bella donna.
Siamo a Novembre, eppure un bel sole caldo e sfolgorante ci rammenta del privilegio di vivere in questo paradossale paese che è l’Italia: che ci fa dannare e rodere il fegato, sì, ma poi ci regala momenti meravigliosi e spettacoli ineguagliabili.

19 novembre 2006

Puro Nando



Nando (noto al mondo come Nandokan) è stato intervistato in diretta dalle Iene che lo hanno messo alla gogna catodica, povirazzo, per disfunzioni, non della Procura che dirige, ma del Tribunale di Velletri.

Questo è un gustoso ritrattino che fa di me, tratto dal resoconto che ci ha fatto della disavventura mediatica (peraltro gestita assai bene, il ragazzo è un vero signore, anche se ormai è così ingrassato che ha assunto l'aspetto del frutto di un rapporto non protetto tra l'Omino Michelin e il cugino del Gabibbo):

"Delle vette sublimi, però le avremmo raggiunte se oggetto della persecuzione in Betacam fosse stato il maggico Quinta. Immaginatevi, ad esempio, che effetto farebbe se alla testa di un plotone della Delta Force ci fosse, invece che Chuck Norris, Philippe Daverio; se l'agente addetto al recupero crediti di un cravattaro di Tor Pignatta fosse Baricco; se, giunti a Fiumicino, vi trovaste un tassì abusivo condotto invece che da un trucidone della Garbazza (ovviamente originario di Pratola Peligna - essendo com'è noto il 92,7% dei tassinari romaneschi abruzzesi trapiantati a Roma fin dai tempi della Fiat 1100R) da Francesco Giorgino.
Già me la vedo la scena: le Iene tutte quante "ahò, mbè, com'è, ma è possibile" e lui, sereno come un atarassico, che illustra loro "le cvoste ammivabili all'intevno del Tvibunale di Sovveglianza che ho l'onove di divigeve" o che, di fronte alla tentata consegna del gadget ienifero, se ne esce con un "come dice sempve un mio cavissimo amico attachè dell'ambasciata del Tuvkmenistan a Ottawa, col quale abbiamo dato vita allo hesc di Tampeve nel febbvaio di tve anni fa, "vait ov wvong it's my countvi!" ".

Eh!

18 novembre 2006

Per un pugno di euro

Sono fuori sede, in missione, per un corso di aggiornamento. Vado a pranzo con tutti i colleghi. Beh, non è il massimo del divertimento, ma ogni tanto tocca farlo, per scambiare due chiacchiere con gente dell’ambiente e non passare da asociale. Al ristorante, un anziano collega prende l’iniziativa di raccogliere i soldi per tutti, 20€ a capoccia. Poi l’oste passa a distribuire le ricevute che metteremo nel rimborso spese. Sono da 30€ ciascuna… Sapevo che queste cose avvengono, ma non mi era ma capitato di esserne testimone. Mi arrabbio seriamente. Unico, tra trenta persone mi rifiuto di starci. A bassa voce, con una faccia torva, restituisco la ricevuta, chiedo che sia corretta e di pagare il dovuto. Intorno, il gelo.

Quello che più mi ha fatto arrabbiare è la disinvoltura della faccenda, il fatto che un emerito sconosciuto mi renda complice delle sue malversazioni. Una naturalezza che mi fa supporre che queste pratiche siano assai frequenti.
Dovevo farmi i fatti miei? Qualcuno dirà che sono uno che vede le cose in bianco e nero. Può darsi: in Italia, uno che ha dei principi è disprezzato come “moralista”. Alla base di una secolare omertà è l’idea che ognuno si deve fare i fatti propri, voltarsi dall’altra parte.
Io non credo di essere un incorruttibile Robespierre, solo uno che non vuole vendersi la dignità per quattro soldi.

Degrado a Ostia

Oltre al rumoroso locale di Via Poggio di Venaco, a Ostia, di cui parla il lettore Massimo Restaino nella lettera del 17 novembre sulla Cronaca di Roma del Corriere, merita di essere segnalata anche la deplorevole situazione dell’area abbandonata al degrado compresa tra la stessa strada, Via Oletta, Via Dorando Pietri e Viale della Vittoria - destinata dal Piano Regolatore a verde pubblico e invece diventata il coperchio di un parcheggio mai aperto. Tra un prato spelacchiato dove i residenti lasciano disordinatamente le macchine e una spianata di cemento, troneggiano, estremo affronto all’intelligenza dei cittadini, vecchi cartelli del Comune che annunciano un piano di riqualificazione mai partito. Oltre al danno, insomma, anche la beffa. Signor Sindaco, Ostia fa parte di Roma. Intende fare qualcosa per via Poggio di Venaco?
Dario Quintavalle
Lettera al Corriere della Sera

15 novembre 2006

Donne senza gonne

La compagnia di bandiera Alitalia è sull’orlo del fallimento. Dobbiamo salutare perciò con gioia l’importante accordo recentemente concluso tra le parti sindacali e l’azienda, all’esito di un’aspra controversia ("vertenza termica") durata dieci anni. La grande conquista è… che le hostess potranno portare una divisa con i pantaloni. I commentatori hanno sottolineato con costernazione che, in questo momento di profonda crisi, il management e il personale avrebbero ben altro da pensare che alle uniformi: ma il diavolo, si dice, è nei dettagli.

Per parte nostra non ci stupiamo: antica e costante aspirazione della donna italiana, si sa, è di portare i pantaloni. Per una mia ex, ad esempio, era una questione di principio non vestire gonne e non truccarsi (e talvolta neppure lavarsi…) per uscire con me: giammai farsi belle per il maschio padrone!
Facciano pure, dunque, le hostess: Alitalia non andrà al fallimento solo perché non potremo più sbirciar loro le gambe.

E tuttavia, dobbiamo osservare con rammarico che ancora una volta la parità opera a senso unico: sarà mai permesso a noi maschietti di venire in ufficio in bermuda ?
Io ho belle gambe, benché villose: quando potrò uscire liberamente per strada indossando il mio bellissimo kilt ?

Scrisse Lara Cardella "Volevo i pantaloni". Beh, e noi vogliamo vestir le gonne!

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Sulla conclusione della vicenda Alitalia ho scritto qui.

14 novembre 2006

Sindacato on line

È stato un lavoraccio di mesi, ma finalmente è pronto: il nuovo sito del mio sindacato Cida Unadis, www.unadis.it

Con una nuova interfaccia grafica, pulita e senza fronzoli, dietro la quale opera un potente motore Wordpress, il sito è costruito come un ‘blog’: ciò risolve brillantemente il problema di come classificare gli inserimenti, senza le rigidità dell'html classico.

Ogni nostro articolo o comunicato potrà essere rintracciato secondo un ordine cronologico, o per argomento, o amministrazione. Sarà quindi possibile, in ogni momento, ricostruire le nostre posizioni, ad esempio, in materia di “Trattamento economico” o “Stato giuridico” o sapere cosa abbiamo fatto, di recente, in una data amministrazione.

Inoltre c’è un completo corredo documentario, con la legislazione e i contratti che ci riguardano. Il vecchio sito, aggiornato fino ad agosto 2006, si trova su www.unadis.it/storico. È un impressionante documento dell’attività degli ultimi cinque anni del nostro sindacato.

Il visitatore troverà utili ed essenziali informazioni su di noi: chi siamo, cosa facciamo e le ragioni per cui vale la pena iscriversi e dare forza all’unico sindacato che rappresenta esclusivamente dirigenti.

Un grazie a “Faboulous” Fabio e agli amici di ‘Farenheit 451’ di Milano, per aver saputo interpretare in ogni momento, brillantemente, le mie idee e le mie esigenze.

Mi piace dedicare questo lavoro alla memoria dell’amico Giuseppe Negro, che del sito fu il fondatore.

09 novembre 2006

Mogli e buoi dei paesi altrui

In Italia, dice l’ultimo rapporto Eures (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) dall'eloquente titolo «Finché vita non ci separi», ci si sposa sempre di meno e c’è una separazione o un divorzio ogni quattro minuti. L'istituzione matrimoniale dunque è in piena crisi, e l'anello debole della catena sembra essere proprio la donna italiana.
Così, se un uomo si arrischia al grande passo, è sempre più probabile che smentisca il vecchio adagio "mogli e buoi dei paesi tuoi", e sposi una straniera. Il 10,5 % dei nuovi matrimoni, infatti, avviene con una donna straniera.
Che dire? Avendo visto che cosa è capace di combinare una moglie italiana alle spalle del marito, e quanto, di converso, sono felici quelli tra i miei amici che hanno sposato ragazze straniere, non sono affatto sorpreso...

È, in materia, sempre valido quell'aforisma di Ennio Flaiano: "Spesso la donna italiana e' cuoca in salotto, puttana in cucina e signora a letto"...