30 gennaio 2007

Tutti al mare...

Va bene, va bene, il cambiamento del clima, il buco nell'ozono, l'effetto serra... ne siamo consapevoli.
Ma ci lasciate dire - senza che per questo ci si debba sentir colpevoli - quanto è bello andare al mare e mettersi in costume in una soleggiata domenica di gennaio?

28 gennaio 2007

La scoperta dell'acqua calda

"Metodi da Cosa Nostra. Per gestire il potere negli atenei. Bari, Bologna, Firenze: tre inchieste sui concorsi. Già decisi prima del bando. A favore di parenti e allievi. I risultati choc delle inchieste sui professori". Così titola 'L'Espresso' della scorsa settimana.
Mah. Quando sognavo di fare il giornalista, imparai la regola aurea secondo cui: "Un cane che morde un uomo non fa notizia".

Che l'università sia una mafia, che alle carriere universitarie si acceda per concorsi truccati, che il nepotismo sia la regola, che alcuni si assicurino anche una discreta vita sessuale attraverso questi sistemi (quando frequentavo Giurisprudenza a Roma, era celebre quella assistente le cui doti accademiche erano molto visibili: portava la quinta), che dietro ci siano aziende potentissime, e quindi un bel giro di soldi... si sa benissimo. Dov'è la notizia? La settimana precedente lo stesso Espresso aveva riscoperto per l'ennesima volta lo schifo del Policlinico universitario Umberto I di Roma. Sai che novità... Università e Ospedali hanno una cosa in comune: sono ingovernabili, perchè dominati da caste che hanno fatto del proprio particulare l'unico metro della loro azione.

Il mio disprezzo per la categoria accademica è totale. Smettiamola di stracciarci le vesti per i destini infausti della ricerca. Tra l'altro molta della ricerca che viene fatta in questi contesti, non serve, all'atto pratico, a un bel niente: non saranno certo la filologia ugro-finnica, o l'analisi qualitativa dei comportamenti riproduttivi a farci fare dei passi avanti nella competizione sui mercati internazionali.

Il bello è che poi professori selezionati a questo modo vengono a fare la morale alla Pubblica Amministrazione, e se ne escono con qualche ricetta miracolosa che dovrebbe curarne i mali, simpaticamente sputando nel piatto dove essi stessi mangiano. Anche loro infatti vivono di uno stipendio statale, e dunque sono i primi parassiti del pubblico impiego, ma montando in cattedra gli orizzonti evidentemente si allargano, e il bue può ben permettersi di dire 'cornuto ' all'asino.

Ecco allora l'unica riforma possibile dell'Università: staccarla dal pubblico impiego e mandare questi signori a lavorare nell'alveo del privato, là ov'è lacrime e stridor di denti. La vera Mafia, almeno, si autofinanzia.
Pura utopia, naturalmente. Tra cinque anni, mi ci gioco le cose più care, sarà tutto come prima.


27 gennaio 2007

Morte di una scuola

Beh, ieri ero alla sede di Bologna della SSPA. Si respira aria di smobilitazione. La Finanziaria ne ha decretato l'accorpamento con il Formez a partire dal prossimo primo aprile.
Mi sono sentito come Charlie Brown quando alla vigilia delle vacanze estive parla alla scuola in mattoni rossi...

D'accordo, non è stata quel laboratorio dell'innovazione che ci si poteva aspettare, ma mi sconvolge un po' che nessuno abbia obiettato nulla sul suo scioglimento.

Dalla fine di marzo noi saremo ex allievi di qualcosa che non esiste più, e che pur con tutti i suoi torti, ha avuto il merito di offrire un'occasione più unica che rara a tanti giovani, in un paese che i giovani li odia.

Come "allievisspa" saremo allora alla stessa stregua di una automobile Innocenti, o di una macchina da scrivere Olivetti: prodotti di una fabbrica che ha chiuso. Difficile considerare distintivo un brand che non è più sul mercato.

Io non so come sarà la Scuola Nazionale di Amministrazione che verrà dopo. Ma mi permetto di essere pessimista. L'Italia è un paese dove si fanno esperimenti, senza però imparare nulla dalle esperienze. Successe per i CCFD (corsi concorso di formazione dirigenziale), ad esempio. Qualcuno dichiarò che quella era un'esperienza superata, e bum, tutto nella pattumiera. Salvo poi resuscitare lo stesso modello, precipitosamente dichiarato morto, senza peraltro fare un minimo di esame di coscienza su quello che aveva funzionato e quello che si doveva cambiare...

Sinceramente, penso che la SSPA meriti qualcosa di più da noi, di un silenzio indifferente sulla sua fine...
Nel bene e nel male, le dobbiamo parecchio.

Ma il vero delitto è la bruttezza

Non andrò a vedere la mostra organizzata alla Galleria d'Arte Moderna di Roma su Adolf Loos. Il fatto che si continui ad onorare la memoria di un simile personaggio è indice dell'arretratezza della cultura architettonica nostrana.
Loos operò a Vienna nei primi anni del secolo. Erano gli anni del Liberty, della Secessione, che esprimevano un giovanile gusto e gioia di vivere, forse un po' incoscienti, vista la tragedia della Grande Guerra che incombeva.
Su questi fermenti vitali, la sua influenza agì come una gelata: "l'ornamento è un delitto", decretò, e fu ampiamente applaudito da tutti quelli che vedevano nella decorazione delle case solo un inutile spreco di tempo e soldi. All'architettura fu fatto vestire un abito da monaco, proprio mentre le nuove tecnologie e materiali da costruzione avrebbero consentito alla fantasia di sbizzarrirsi oltre l'immaginabile (come, in luoghi più solari dimostrò il genio isolato di Antoni Gaudì).
La sua eredità è durevole: ridotta all'essenziale, una casa non è altro che un cubo, e le finestre null'altro che delle aperture. Adolf Loos è il padre putativo di tutti i blocchi di prefabbricati monotoni ed uguali a sè stessi di cui il globo è costellato. Una perenne eredità del brutto.

25 gennaio 2007

Nascita di un aforisma

Laura P., oggi: "... boh, sarà l'età che si fa sentire ..."

Dario: "L'età si fa sentire solo da chi la sta ad ascoltare".



23 gennaio 2007

Donne e bistecche

Un'arcigna femminista è intervenuta anonimamente per contestarmi un post di un mese fa. Offensivo e maschilista, tuona, che paragoni le donne alle bistecche! Beh, non è proprio quello che ho scritto, ma pazienza. Sul tema consiglierei all'algida signora la lettura di un classico della moderna letteratura erotica femminile (e sottolineo femminile), "Il Macellaio" di Alina Reyes, una celebrazione della ricerca di sè attraverso la carne ed il piacere:

"E il macellaio che mi parlava di sesso per tutto il giorno era fatto della stessa carne, ma calda e di volta in volta molle e dura; il macellaio aveva i suoi pezzi di prima e di seconda scelta, esigenti, avidi di bruciare la loro vita, di trasformarsi in polpa. E lo stesso era delle mie carni, di me che sentivo il fuoco tra le gambe alle parole del macellaio."


17 gennaio 2007

These Happy Days were yours and mine

“Fonzie attacca Nanni Moretti” titola il Corrierone. Pare che in un suo film, “Aprile”, Moretti esclami “me li ricordo alla Fgci, sono cresciuti vedendo Happy Days. È la loro formazione politica, morale, culturale”. Happy Days, dunque, come sinonimo di qualunquismo. Ed Henry Winkler, l’attore che impersonava l’indimenticabile Fonzie, se l’è presa.

Orbene, mi pregio di essere uno di quelli che è cresciuto guardando “Happy Days”. Altro che qualunquismo. Forse è impossibile spiegare alla generazione della playstation, ai balordi mascherati che manifestano contro la (benedetta!) globalizzazione, che cosa poteva significare, per dei ragazzini cresciuti alla fine anni 70, vedere i telefilm americani. Soprattutto in una famiglia di ceppo meridionale, con genitori educati sotto il fascismo, fortemente gerarchizzata, dove non si poteva discutere ma solo obbedire, il pranzo era un rito plumbeo che cominciava con una specie di interrogatorio sulle cose fatte nella giornata, uscire di casa era possibile solo dopo aver superato una specie di controllo di frontiera, col gendarme che immancabilmente recitava la litania: “Dove vai, con chi vai, quando torni”, e poi restava alzato la notte ad aspettare, solo per fartelo pesare. Ci ammonivano che "la casa non è un albergo", e in effetti somigliava tanto a una prigione. Allora si accendeva la televisione, nel tardo pomeriggio, dopo i compiti, e in casa entrava la rivoluzione. Le varie famiglie Partridge, Bradford, Cunningham, ci raccontavano di un altro mondo dove in famiglia si poteva discutere armoniosamente, senza urlare, e i genitori non erano lontane e capricciose divinità incapaci di signoreggiare i propri umori, ma amici. Ci si poteva confidare con loro e riceverne risposte sensate e pacate, senza temerne scoppi d’ira incontrollabili, o peggio, botte. Sembrava fantascienza.

Sì, certo, era un’altra America, non aveva il volto paranoico di Bush, proponeva senza arroganza valori positivi e modelli sani. Fatta eccezione per un giurista colto e scanzonato come Guglielmo Negri - che ricordava nei suoi anni tardi, in un suo libro, l’influsso positivo di Topolino nella sua formazione - gli intellettuali, algidi e libreschi, inorridiscono all'idea che siano queste le nostre radici: ma è così, siamo cresciuti con Topolino, Snoopy, Fonzie, e con l'utopia democratica e pacifista di Star Trek.

Forse, oggi, ragazze costrette sotto un velo provano le stesse cose, guardando in tv le loro disinibite coetanee occidentali: e come noi allora, sognano la libertà. Non la magniloquente libertà politica che si esprime in comizi ed elezioni, ma quella più semplice dei sentimenti, delle emozioni e dei comportamenti: la più eversiva di tutte.


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Citato nel blog di Mauro Cicognini

16 gennaio 2007

15 gennaio 2007

A dieta !!!

«Tre cose fanno grande l’Uomo: il
pensiero, la pazienza, ed il controllo della Fame».


Herman Hesse,
"Siddharta"

11 gennaio 2007

Era tutto così semplice...


E' tutto così semplice,
sì, era così semplice,
è tale l'evidenza
che quasi non ci credo.
A questo serve il corpo:
mi tocchi o non mi tocchi,
mi abbracci o mi allontani.
Il resto è per i pazzi.
Patrizia Cavalli

04 gennaio 2007

Prova Generale



C`e` chi dice che sarei un buon padre. Comincio a pensarlo anch`io. E Sabina e` della stessa opinione ;-)