28 febbraio 2007

Piccole gioie della vita

Il centro di formazione della Giustizia Minorile a Casal del Marmo, periferia di Roma,dove sto seguendo un corso, è una specie di campus all'inglese: prati ben curati, margherite, alberi di mimosa e magnolie, gatti simpatici e ciacioni (e purtroppo, triste memento, il muro del carcere minorile che incombe). Salto il pranzo per potermi godere il sole di questa meravigliosa giornata primaverile: una cuoca si preoccupa di non farmi stare a digiuno e mi prepara una rosetta imbottita di prosciutto.

Sole, pane e prosciutto... la mia ricetta della felicità...

26 febbraio 2007

Autoelogio della Gheparda



Una signora che frequentavo - narcisista ed autoreferenziale - si vantava della sua capacità di portarsi a letto un uomo poche ore dopo averlo conosciuto. Mi torna in mente leggendo quello che una giovine disinvolta scrive sul forum di Gianna Schelotto: che lei si “prende gli uomini che vuole, quando vuole”, le piace sedurre, scegliere e piacere, e per questo si sente una 'con le palle'. La psicologa correttamente risponde: “Penso che ci sia, da parte sua, una valutazione originale ma imprecisa della faccenda: non è che li uomini lei se li prenda, è il contrario; sono loro che prendono lei.

Nelle intenzioni di queste gheparde, questo approccio diretto ed aggressivo dovrebbe essere il segno della loro raggiunta emancipazione: che diamine, non c'è la parità tra uomini e donne? Purtroppo il mondo, in questo come in altri casi, è sommamente ingiusto: una donna che abbia appena conosciuto un uomo e lo inviti nel suo talamo, difficilmente si vedrà dir di no. L'uomo che rifiuti una scopata gratis deve ancora nascere. Al contrario, un maschietto che ex abrupto faccia la stessa proposta a una signora, nel migliore dei casi si beccherà un calcio là ove fa più male, e nel peggiore una denuncia per satirismo.

Insomma, rimorchiare un uomo è per una donna (che non soffra, beninteso, di conclamato strabismo o alitosi) l’operazione più facile del mondo, e per questo, non particolarmente meritoria. Non stupisce dunque che gli uomini (questi polli!) , lì per lì facilmente sedotti, poi si allontanino, in cerca di obiettivi più ambiziosi e più appaganti.

Anche perché - dolente particolare - queste presunte pantere, imbattibili a chiacchiere, all’atto pratico, sotto le lenzuola, si rivelano men che mediocri. Vale sempre, in proposito, il vecchio adagio “chi si loda, si sbroda”…

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Nella figura, una spiritosa pubblicità mostra un possibile impiego del Post-It: per ricordarsi il nome di una sconosciuta il mattino dopo.



24 febbraio 2007

Chi predica bene...



Facoltà di Giurisprudenza Università di Roma Tre

22 febbraio 2007

Testamento

questa mente fece guerra,
essendo generoso
ha osato questo cuore)
i non-cuori osano meno

le non-menti temono
la ragione e il perché
il sudiciume è qui
i non-vivi gridano

su di lui essi smerdarono
e tornarono a smerdare
egli rideva e sputava
(ha osato questa vita

di dare liberamente
come dà un amico
non come chi fa schiavi
i non-se stessi a prestare

per speranza della speranza
tubano o fanno bau-bau
si pavoneggiano o strisciano
i non-generosi i quali

scimmiottano per un fine
che non osano seguire)
e cosi si fanno un nome
(questo poeta fece guerra

la malignità il cui nulla
e il tutto sono sole e luna
bello o brutto che sia
egli cammina solo

osando di osare
per la gioia della gioia)
ciò che fa puzzo è qui
gridano i non-poeti

i non-folli non-liberi
i non-morti che vivono
che non dovranno essere
e devono avere

contro di lui spernacchiano
forte e spesso spernacchiano
(con la mente col cuore
egli sputava e rideva

e con sé e con la vita
questo poeta non suscita
né odio né dolore
può andare dove va

anima senza perché
per via più solitaria
chi osa vagabondare
questo quasi dio

questo certo sogno
questo forse lemure)
umilmente e il cui
per il peggio o il meglio

(e le cose orgogliose
che soltanto vegetano
e le ali della pioggia
e gli uccelli di neve

e cose senza nome
al di là d'un perché
cose sopra ogni biasimo
cose sotto ogni lode

e cose liete o libere
che veramente vivono
sempre potranno essere
e mai potranno avere)

col cuore io saluto
(per la luna per il sole
profondamente saluto
questo folle ed uomo




E.E. Cummings (no thanks), Trad. S. Quasimodo


Questa sulla mia tomba e gli amici a brindare alla mia salute al Miscellanea cantando "Bella figlia dell'amore".


16 febbraio 2007

Come vecchi Giapponesi

La mia prima reazione, leggendo del riemergere da un tenebroso passato della sigla insanguinata delle Brigate Rosse, è stata quella di scrivere una mail di solidarietà al prof. Ichino, col quale sono stato in corrispondenza in tempi recenti. Le sue tesi non mi piacevano, ma certo non mi è passato affatto per la mente che avrebbero fatto bene ad accopparlo, memore di quel motto di Voltaire che è il mio Vangelo:
Non sono d’accordo con quello che dici, ma lotterò fino alla morte perché tu abbia la possibilità di dirlo”.
Non sento di avere nulla in comune, non solo nei metodi, ma nemmeno nei fini, con questi signori: le idee, specie quelle scomode, si discutono.

Colpisce quanto tutta la vicenda sappia inevitabilmente di vecchio. Vecchio l’anelito insurrezionale dei Bierre, che fanno la figura dei famosi giapponesi che, isolati nella jungla non si accorsero che la guerra era finita; ma vecchie e risapute anche le analisi, che spiegano i conati a risorgere del terrorismo come una reazione a una società in cui si stanno chiudendo gli spazi di confronto.

Niente di nuovo sotto il sole, in verità: anche trent’anni fa si giustificava l’esistenza del terrorismo in una presunta sordità o cecità della classe politica; anche nel mondo contemporaneo, si tende a spiegare (e spesso a giustificare) il terrorismo internazionale con supposte colpe dell’occidente (le famose “root causes of terrorism”).

Ragionare così è un primo passo verso la legittimazione della violenza armata come reazione a uno stato di fatto politico. Reazione, sbagliata, sì, ma che ha pur sempre le sue radici altrove, nell’azione o non azione della classe politica.
Da qui a dire (o almeno ad implicare) che il terrorismo esiste perché esistono quelle politiche, e dunque l’errore, o il suo germe, non è nel terrorismo stesso ma in quelle politiche che esso combatte, il passo è breve.

Il terrorismo, invece, ha sempre una sua autonomia. Non è una reazione a un bel niente. È un progetto politico (per quanto folle) che usa la violenza non perché esista un regime che non permette di esprimersi in mezzi pacifici: ma, tutt’al contrario, perché opera in una democrazia, in cui esso è infimamente minoritario, e con mezzi pacifici non otterrebbe rilevanza alcuna.
Esattamente come il terrorismo internazionale è il tentativo di ottenere determinati fini politici con mezzi violenti, in condizioni in cui una opzione militare classica non è possibile oppure (come nel caso palestinese) è stata sconfitta sul campo.

Cercare di spiegare l’utopia insurrezionale di pochi come lo sbocco funesto del bisogno di espressione di una opinione pubblica non rappresentata da organi di informazione schierati e partigiani, ciò che renderebbe sempre meno possibile incidere sulle scelte del policy maker (che è poi sempre la stessa solfa della società imbelle ed ebete, ipnotizzata e narcotizzata dalle TV di Berlusconi), significa non cogliere la realtà, che è assai più dinamica.
L’opinione pubblica è sparita solo dai giornali, che hanno scelto di rappresentare solo il teatrino della
politique politicienne, e hanno completamente perso la capacità di analizzare la società, al punto da farsi completamente cogliere di sorpresa dalla corrente ripresa economica.
Ma il monopolio informativo dei giornali ormai è rotto, e ognuno ha l’opportunità di esprimersi in quel mondo affascinante e non gerarchizzato che è la blogosfera. Le opinioni passano attraverso mailing lists, newsletter, i forum veicolano dibattiti. In un mondo in cui tutti possono acquisire visibilità, la scelta di entrare in clandestinità è non solo criminale, ma soprattutto balorda. La società si organizza in rete in modo fluido e articolato. Il fatto che spesso non ci sia chi, nell'establishment politico-giornalistico, sappia ascoltarla, non significa affatto che essa non abbia voce né influenza.

Quando l’opinione pubblica ha l’occasione di decidere sul serio (e non semplicemente di distribuire le carte ad altri attori) decide e si fa sentire. Per esempio, da una decina di anni l’Italia finalmente conosce la democrazia dell’alternanza, e ci si è affezionata. Diversi modelli politici (quello regionale, quello comunale) sono in competizione con quello statale, e si misurano sui risultati.
Sui referendum che contano, la gente si muove e vota. Per esempio su un tema come il federalismo la gente ha detto la sua, e un tormentone rimasto in scena dieci anni grazie al genio politico di un capopopolo come Bossi, è completamente uscito dall’agenda politica in un paio di giorni.

La sconfitta vera dei terroristi è questa: il loro essere fuori tempo massimo, vecchi, e – come tutti i vecchi che cercano di sopravvivere alla propria stessa necessità e rilevanza – irrimediabilmente patetici.


13 febbraio 2007

La Freccia Nera

Sibila il vento la notte si appresta
e la cupa foresta minacciosa si fa
passa ma trema se senti un fruscio
forse è il segno d'addio
che la vita ti dà
lascia la spada se il cuor non ti regge
perché questa è la strada
che da noi fuorilegge
ti porterà

lala lalala la

la freccia nera fischiando si scaglia
è la sporca canaglia che il saluto di dà:
vieni fratello è questa la gente
che val meno di niente perché niente non ha
ma se il destino rovescia il suo gioco
nascerà nel mattino una freccia di fuoco
la libertà

la la lalalala lala

11 febbraio 2007

Don't tell mama, I'm for Obama

"Each and every time, a new generation has risen up and done what's needed to be done. Today we are called once more - and it is time for our generation to answer that call."

Barack Obama - discorso per la candidatura a presidente degli Stati Uniti

Non c'è sole quando sei via


Ain't no sunshine when she's gone
It's not warm when she's away
Ain't no sunshine when she's gone
And she's always gone too long anytime
She goes away

Wonder this time where she's gone
Wonder if she's gone to stay
Ain't no sunshine when she's gone
And this house just ain't a home
Anytime she goes away

And I know, I know, I know, I know, I know

Hey I'll leave the young thing alone
But ain't no sunshine when she's gone
Ain't no sunshine when she's gone
Only darkness everyday

Ain't no sunshine when she's gone
And this house just ain't no home
Anytime she goes away

Bill Withers

10 febbraio 2007

Questioni di pace o di guerra

Per i tipi delle edizioni Aracne, esce in libreria "Questioni di pace o di guerra" di Germano Dottori, affermato studioso di geopolitica e docente di sicurezza internazionale presso l'Università LUISS Guido Carli di Roma, ove fa parte del Centro Studi Strategici. Dottori, frequentemente citato dall'International Herald Tribune per le sue posizioni spesso 'eterodosse' e 'politicamente scorrette', espone qui un'analisi il più possibile semplice e insieme razionale delle problematiche connesse al mantenimento della sicurezza internazionale.
Particolarmente gradito il lungo riferimento che egli fa al mio saggio "Is there a West?" presentato
nel 2005 al Centro Alti Studi in Politiche della Sicurezza di Ginevra come dissertazione finale del 19° International Trining Course in Security Policy, dove espongo una mia originale teoria sulla natura e il ruolo geopolitico dell'Occidente.

08 febbraio 2007

Non ci possiamo morire di vecchiaia!

Il ricambio, anche generazionale, della classe dirigente è questione di grande rilevanza.

Nel futuro prossimo cresceranno in misura significativa i pensionamenti nel pubblico impiego: si stima infatti che nei prossimi cinque anni andrà in pensione un dipendente pubblico su otto, ovvero circa 400mila persone. Da come e in quale percentuale verranno rimpiazzate dipende il futuro della nostra pubblica amministrazione.
Preparare il ricambio generazionale, piuttosto che attardarsi in fantasiose ipotesi di decimazione sommaria (stile Ichino), è il modo giusto per sfruttare un’occasione assolutamente unica per rinnovare la Pubblica Amministrazione.

Occorre favorire gli esodi; perlomeno, si elimini l'art. 16 del D.P.R. n. 503/1992 che consente la permanenza in servizio per un biennio oltre i limiti di età.
Credo si debba attuare l’appello che fece il Presidente Ciampi nel celebrare il quarantennio della SSPA: "Il futuro è nelle mani dei giovani che entrano, che entreranno nelle Amministrazioni della Repubblica”, egli disse, auspicando una ‘vendemmia’ annuale di giovani dirigenti e funzionari.

Fare appello a energie giovani, a forze fresche, all’entusiasmo di una nuova leva di dirigenti e funzionari, che possano affiancarsi ai più anziani e beneficiare della loro esperienza prima di sostituirli, è l’unico credibile modo di avviare un profondo rinnovamento delle P.A.

Occorre quindi che il reclutamento e la formazione di giovani dirigenti e funzionari sia frutto di una ben precisa politica di rinnovamento, non più guidata dall’emergenza di coprire buchi e soddisfare domande di uscita dal precariato, ma da una programmazione lungimirante, che, come disse Ciampi “porti nell’organizzazione una linfa nuova di idee e di valori e aiuti a tenere vivo il dialogo con la società”.
Occorre che lo Stato sappia proporsi come un datore di lavoro serio e credibile, capace di offrire opportunità ai giovani almeno pari a quelle che offre il privato.
Occorre che lo Stato sappia attrarre i migliori laureati, i più preparati, ed offrire loro opportunità di carriera e di guadagno ragionevoli e competitive.

L’impiego nello Stato è stato visto troppo a lungo come un “second best” rispetto alla libera professione e al privato. Peggio, esso è stato una valvola di sfogo per la disoccupazione intellettuale, soprattutto meridionale. Un risultato particolarmente indesiderabile è che in esso alcune zone del paese sono sovrarappresentate rispetto ad altre.

Particolari settori dell’impiego pubblico, come la Magistratura, la Banca d’Italia etc, dimostrano invece che rigorosi criteri di accesso uniti a procedimenti di selezione meritocratici possono dar vita a corpi professionali pubblici autorevoli e rispettati dall’opinione pubblica, tali da costituire anche una riserva per incarichi di livello politico.

07 febbraio 2007

On on to the Ides of March !!!

Oddio, ci risiamo. Come ogni anno ci siamo ridotti all'ultimo momento (non a caso ci definiamo un mismanagement), e come ogni anno sarà un successo. La Hash delle Ides of March è un evento, e verranno da quattro continenti, amici vecchi e nuovi, per unirsi al nostro gruppo di sciamannati e correre in Toga per le strade di Roma, fino al luogo dell'assassinio di Giulio Cesare. Sì, lo so, è un'occupazione indegna di uomini adulti e seri professionisti (e infatti corrono con gli Hash ambasciatori, funzionari internazionali, dirigenti d'azienda...). E ogni volta mi riprometto che è l'ultima. Ma poi torno a casa, a pezzi per i chilometri macinati, il fegato in pappa per la troppa birra, e felice di essere al mondo. Per crescere c'è ancora tempo. Fortunatamente.
On On !!!!!!

06 febbraio 2007

La vendetta di Matusalemme

Ho aderito, anni fa, al sindacato Dirigenti Cida-Unadis perché la politica del compianto Giuseppe Negro era quella di inserire quanti più giovani possibili e preparare quindi con calma e gradualità il passaggio di testimone generazionale.

Venivamo da un infernale percorso di guerra, una selezione quale mai si era vista prima nella storia della Pubblica Amministrazione, e l’accoglienza verso i giovani dirigenti della vecchia gerontocrazia burocratica – timorosa del confronto con gente più sveglia e assai più preparata - era stata, per usare un eufemismo, ‘freddina’. Il nuovo governo Berlusconi inoltre, con tipici di schematismi ideologici, ci aveva sbrigativamente classificato ‘figli di Bassanini’ e quindi dell’odiata sinistra, e aveva messo in forse persino la nostra assunzione. Il sindacato fu una vera ancora di salvezza e un luogo accogliente.

Fu qualcosa di anomalo in un certo senso: la crisi del sindacalismo italiano nasce dal fatto che esso è diventato rappresentativo solo dei più garantiti, pensionati in testa, e dei privilegi acquisiti da chi un lavoro già lo ha.
Laddove il problema italiano è offrire delle chances a chi non le ha, giovani in primo luogo. La maggior parte dei sindacati difende i diritti acquisiti piuttosto che battersi per offrire a tutti delle opportunità.

Aderisco a questo sindacato perchè non amo gli automatismi di carriera, non mi piace un mondo stagnante e non competitivo, non temo di mettermi in gioco e non mi piacerebbe aderire a un sindacato che volesse premiare l’anzianità rispetto al merito.