31 agosto 2007

La belle ferroniere

Parigi, Louvre. Un museo che detesto, un luogo rumoroso e confusionario come un supermercato. Le masse fanno la fila per (intra)vedere la Gioconda, perchè è "famosa"... Intorno ci sono favolosi Tiziano, Correggio, Raffaello, che nessuno degna di un'occhiata.

Mah, io trovo che il celebrato sorriso della Gioconda sia solo un'espressione ebete. Le donne 'fatali' e 'misteriose' non m'incantano più: ho imparato con gli anni che sono solo un bluff. E dichiaro la mia preferenza, il mio amore assoluto per la "Belle Ferroniere", meno celebre ma più concreto lavoro di Leonardo. All'espressione lessa dell'eterea e "misteriosa" Monna Lisa del Giocondo preferisco questa signora, che ti guarda dritto negli occhi: una donna calda, vera, di quelle che fanno bollire il sangue di un uomo, e battere il cuore.


La legge è legge...

"La legge si interpreta agli amici e si applica ai nemici"
Giovanni Giolitti
La legge è uguale per tutti o no? Commentando l’ordinanza di Firenze contro i lavavetri, Fausto Bertinotti ha risposto, molto lucidamente, di no. C’è un’idea radicata, a sinistra, per cui i soggetti marginali abbiano diritto a una maggiore tolleranza (ricordate quando il TG3 chiamava “razzisti” i NAS perché chiudevano i ristoranti cinesi non in regola con le norme igieniche?): “Preferirei tolleranza zero contro il racket, piuttosto che contro i lavavetri” ha detto il presidente della Camera. Cadendo tra l’altro in un grosso equivoco, perché il concetto di “tolleranza zero” vuol dire che le leggi si applicano sempre, tutte e a tutti: chi l’ha detto che il rigore contro i lavavetri escluda quello contro il racket, o i corrotti, o gli evasori fiscali?

Non mi stupisce che Bertinotti, e altri, abbiano una visione classista della legalità. Ma bisogna capire che questo significa una interpretazione politica delle leggi, per cui chi è al governo decide quali leggi sono da applicare più di altre, e quali categorie sociali sono da colpire più di altre. Che è poi l'applicazione, magari più sofisticata, e colorata di ragioni 'sociali', del vecchio motto giolittiano.
Allora non stupiamoci se poi, cambiato il colore politico del governo, cambiano anche le categorie sociali e giuridiche, se il favore che una determinata parte politica ha per i lavavetri, diventa favore di un’altra per i corrotti o gli evasori fiscali.

Si parla tanto di legalità, ma la legalità è (dovrebbe essere) un valore pre-politico. Non esiste, non deve esistere una legalità di ‘destra’ e una di ‘sinistra’ (l’assessore fiorentino è DS, ma so già che verrà scomunicato). In Italia invece su questo non c’è consenso, l’applicazione delle leggi è divenuta arma politica, quindi è ovvio che le categorie (occasionalmente) colpite strillino alla persecuzione. Perché non sarebbero così colpite, sotto un altro governo. La giustizia di classe non è giustizia, punto.

A me dispiace per i lavavetri che si guadagnano la vita, ho comprensione per i loro bisogni: ma se in un percorso Roma-Ostia ci sono quaranta semafori, se a ciascuno c’è chi cerca di lavarmi per forza il parabrezza, posso consentirmi di essere un pochettino esasperato? Ho diritto alla mia sfera personale, a passeggiare per piazza del Pantheon con una ragazza senza che la solita zingara (oops… nomade, rom…) tenti di appiopparmi una rosa? Io queste cose le vivo come violenze, piccole, certo, ma che concorrono alla tensione e allo stress di una giornata.

E proviamo (noi maschietti) a metterci nei panni delle donne. Quanto più una città è insicura, tanto più lo è per le donne: che infatti da noi vanno raramente in giro da sole la sera.

Non si può predicare una tolleranza senza regole, non si può, lo ripeto, demonizzare la richiesta di sicurezza come ipocrisia (come ha fatto Giuseppe d’Avanzo su Repubblica): a furia di tirare la corda, la corda si spezza. Si guardi cosa è successo all’Olanda, un tempo paese tollerante ed accogliente.

O cominciamo a capire che la legge è l’uguale garanzia di tutti noi, poveri e ricchi, di destra e di sinistra, o lasciamo alla politica, alla magistratura, alla polizia, una discrezionalità eccessiva su quali leggi fare e applicare: e questa non si chiama democrazia.

________________
Ulteriori spunti di riflessione sul blog di Andrea



30 agosto 2007

For the sake of our freedom





Fellow Hashers,

the news is on the New York Times

http://www.nytimes.com/2007/08/25/nyregion/25beer.html?_r=1&oref=slogin

and on many other papers (Der Spiegel: http://www.spiegel.de/panorama/0,1518,501968,00.html) : in Connecticut two hashers were charged of felony because they were setting a trail with flour in an Ikea parking lot and someone called the police for fear it was anthrax… The thing resulted in a bioterrorism scare and in a massive evacuation: dozens of New Haven and state police officers, firefighters, health department workers, FBI agents and other personnel from New Haven and neighboring communities, as well as special equipment from the U.S. Postal Service's were involved. All this, just for some flour.

The two hares, Dr Salchow and his sister from Germany, now risk to be indicted and to be asked for restitution ($50,000) from the City and Ikea.

There are a lot of stories like that in the Hash community: in Rome two years ago, while setting the Ides of march trail, I had to go and explain to the police, and the fact that I’m from the MoJ helped ease the tension. Years ago, when I laid a trail from the car of my father, someone told police a guy was pouring cocaine from a car. Than police called my guvnor and asked for explanation, and silently withdrew when they heard my dad was a … judge…

Not to forget the Anthrax scare case in Ostia wich resulted in annoying consequences for our fellow hare: http://www.rh3.it/anthrax/index1.htm

I want to say, enough is enough. We could downplay those ‘funny’ accidents, but I think our freedom is now at stake. Besides, is the best gift we can do to real terrorists, changing our lifestyle, feeling scared, restricting the spaces of our civil liberties.

I’m not familiar with Connecticut legislation, but as a lawyer and a director for the Ministry of Justice I know that under any legislation in the free world, no one can be held responsible for a crime if he did not act INTENTIONALLY.

People should be held responsible for THEIR behavior, not for the way others interpret it. No one is responsible for others’ anxiousness and oversensitivity. If people is scared by flour, their problem. What then if someone feels scared by black people? Is it his problem, or of the guy with a black skin?

I think all Hashers must stand by our fellow Hares. And if there are legal expenses to pay, I propose all chapters should contribute. Besides, those in the city of New Haven who complain that public money was spent, should not want to spend more of it on a farce trial.

The involved Hare, Dr Daniel Salchow, a German, is an ophthalmologist who works with needy children through a Yale University program. This is what hashers are: serious, responsible and respected member of the community who have the right to have their pastimes, not idiots who like to cause alarm on purpose. Through the HHH club I met a lot of American people, including civil servants, law enforcers, military officers, ambassadors.

I propose the following actions:

  1. Write to the Mayor of New Haven, John DeStefano and ask him not to seek restitution: MayorDeStefano@newhavenct.net

  2. Write Ikea USA and tell them, if THEY sue the Salchows, WE boycott them (hell, there are half a million hashers worldwide, this should count!).
    http://info.ikea-usa.com/IKEAContactUs/Contact.aspx
    On their website they say: “
    IKEA New Haven supports non-political, non-religious, non-profit organizations who work in the community to create a better everyday life for children and families”. Well, Hash House Harriers is exactly that kind of organization (or better… dis-organisation).

  3. Sign the online petition to New Haven’s Mayor: http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?HareHelp&1

  4. Write to every newspaper online in New Haven that accepts readers’ feedback, as I did: http://www.newhavenadvocate.com/article.cfm?aid=2746

  5. Write to the Connecticut’s State Attorney for New Haven:
    Michael Dearington, State's Attorney
    235 Church Street New Haven, CT 06510
    (203) 503-6823

    and to the Chief State’s Attorney for Connecticut, KEVIN T. KANE: conndcj@po.state.ct.us

Freedom for the Salchows, freedom of Hashing!!!

Succulent RHHH

See also the New Haven Hash House Harriers website: http://sports.groups.yahoo.com/group/poisonivyleague/

28 agosto 2007

С ДНЁМ РОЖДЕНИЯ!!!!




Happy Birthday, Kisa.
Kotik


Col tesoretto paghiamo i debiti

A quanto pare c'è un nuovo 'Tesoretto' in vista e giustamente Nicola Rossi dice che l'imprevisto maggior gettito fiscale non dovrebbe essere usato per aumentare la spesa ma per ridurre il debito. In questo post su La Voce:

Lavoce.info - Pubblica Amministrazione: dov’è la corruzione e dov’è l’inefficienza

ho sollevato il problema della puntualità dei pagamenti, con questa semplice tesi: lo Stato risparmierebbe se fosse un pagatore puntuale, e non invece, come è oggi, un debitore sfuggevole e renitente.



Legalità o sicurezza?

Legalità o sicurezza? Più sicurezza significa meno libertà o di più? Ne discuto sul Blog di Andrea Fannini.

Andrea Fannini Weblog » Gated Community

Il fattore Cappa



La faccenda di Garlasco è grottesca, ed in questo suo essere grottesca è così tremendamente italiana, un copione da film di Alberto Sordi, solo che non fa ridere.

Una ragazza, Chiara Poggi, viene uccisa in circostanze misteriose. E le sue cugine – le ormai famose gemelle Cappa, ex aspiranti veline – pensano bene di diffondere una loro foto insieme all’uccisa, tutte vestite di rosso. Solo che la foto si rivela presto un fotomontaggio, anche malfatto. L’Italia tutta si mette a ridere, ma ci sarebbe da piangere, perché niente da noi, nemmeno un omicidio, riesce ad essere serio fino in fondo, perché il confine tra tragedia e farsa, tra mito e mitomania, è così labile. Siamo in fondo il paese che ha inventato il melodramma, dove tutti muoiono per potersi poi rialzare e ricevere gli applausi.

Così viene aperto anche un concorso per il miglior fotomontaggio con protagoniste le due gemelle, c’è un sito apposito, ed infine arriva a Garlasco, a fare passerella, Fabrizio Corona, tamarro vissuto nel sottobosco del mondo dello spettacolo fin quando è stato coinvolto nell'inchiesta su Vallettopoli, e che dopo un periodo di detenzione è diventato famoso che nemmeno Silvio Pellico.

Sembra di vedere un remake padano e pecoreccio di un vecchio film di Billy Wilder, Ace in the Hole (1951, foto) - sinistro presagio del circo mediatico dei tempi moderni - dove il giornalista Kirk Douglas trasforma il teatro di una tragedia mineraria in un luogo di attrazione e divertimenti.

Sul caso Cappa psicologi di chiara fama sputano sentenze, le sputano i giornalisti (Vittorio Feltri che deplora - LUI - il cattivo gusto!), tutti Soloni a puntare il dito contro le due, ree di opportunismo, ipocrisia, volgarità, voglia di apparire: cioè proprio quelle qualità negative che hanno permesso negli anni a un mucchio di personaggi umanamente ed artisticamente inconsistenti (Vittorio Sgarbi, Paris Hilton, Wanna Marchi, le sorelle Lecciso, etc.) di sfondare e far carriera
(Piero Manzoni aveva torto, non occorre essere artisti per vendere merda). Ma giornali e telegiornali quotidianamente pieni di immagini taroccate, notizie false, interviste compiacenti, mezze verità, sono davvero un pulpito da cui fare la predica?

La vera colpa delle gemelline “Kappa” sembra allora non l’essere trash, ma non esserlo state abbastanza - troppo artigianali ed inesperte nella loro manipolazione, troppo ingenue e provinciali nella gestione della loro immagine - per entrare da protagoniste in un mondo che ricerca indefessamente il fenomeno da baraccone per farne un divo
.

Cattive allieve di cattivi maestri. Ma mostri, quello no: piuttosto cittadine a pieno titolo di questa repubblica di guardoni e puttanelle, che appena un mese fa Adrian Michaels descriveva impietosamente sul Financial Times, dove la velina è diventata modello assoluto di vita e di femminilità.



27 agosto 2007

Dedicato ai Padri Padroni, 2

La Corte di Cassazione pone meritoriamente un altro freno alla tendenza dei genitori italiani di considerarsi “padroni” dei figli, dopo la sentenza sulle punizioni umilianti.
Con la sentenza n. 33057 del 21 agosto 2007, la quinta sezione penale della Suprema corte la Corte ha reso definitiva la condanna - per i reati di cognizione illecita di conversazioni telefoniche e installazione di apparecchiature illecite (rispettivamente art. 617 e 617 bis del codice penale) – nei confronti di un padre che, in più di un'occasione, aveva captato delle conversazioni telefoniche fra la figlia e la suocera. L'uomo dovrà anche rifondere i danni alla figlia e alla suocera oltrechè provvedere alle spese processuali.
Siamo nel 2007, ma la famiglia italiana continua a vivere nel medioevo…


Come lo capisco...

«Io non so "navigare". Non ho nessuna disposizione a trattare con gli uomini "abili". Urto inutilmente la gente dicendo sempre quello che penso. Prendo posizione pro e contro in tutte le questioni che si presentano, anche quando sarebbe conveniente rimanere neutrali per tenersi aperte più strade. Mi irrito contro coloro — e sono i più — che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Dico senza mezzi termini agli imbecilli che li considero imbecilli. Con un po' di furberia qualsiasi imbecille nelle assemblee, nei congressi, può mettermi nel sacco facendomi fare una gaffe dietro l'altra».

Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini

26 agosto 2007

Souvenir d'Abruzzo



Arrosticini. Basta la parola.

Pinocchio...

Il fannullonismo nella P.A.? Secondo Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, è “colpa dei Dirigenti”. Leggiamo cosa dichiara in una intervista a Repubblica oggi, pagina 9:
Repubblica: Perché è così raro che uno statale venga messo alla porta?
Bonanni: È la dirigenza a non assumersi le proprie responsabilità. Volendo ha tutti gli strumenti. Non è certo il sindacato, come si è favoleggiato, a mettersi di traverso. Non è mai accaduto.
Repubblica: Dunque la colpa è dei dirigenti?
Bonanni: Nessuno controlla il lavoro dei dirigenti…
Bonanni mente sapendo di mentire:
Alcuni fatti incontrovertibili: il codice disciplinare dei dipendenti pubblici è contenuto nel loro contratto collettivo per delega della Legge 165 sul Pubblico Impiego. Le fattispecie di infrazione disciplinare e le relative sanzioni sono quindi state lasciate alla disponibilità contrattuale delle parti. Un po' come lasciare decidere al cappone quando è Natale. In questo contratto, anche se disciplina loro poteri, i sindacati dei dirigenti non possono mettere bocca. Il risultato è che un dirigente può applicare autonomamente solo le sanzioni del rimprovero verbale o della censura scritta. Per tutte le altre sanzioni, compreso il licenziamento deve rimettere gli atti alla Commissione disciplinare interna, che è composta in prevalenza dai sindacalisti rappresentanti degli impiegati (mai dei dirigenti).
In quest'ultimo anno io ho esercitato sei volte l’azione disciplinare. Tutte le volte che il dipendente colpito ha fatto ricorso alla Commissione interna, si è visto ridurre automaticamente la pena.

Insomma:
  1. non è vero che i dirigenti abbiano chissà quali strumenti disciplinari. Certo non hanno il potere di licenziare un lavativo.
  2. Non è affatto vero che se un dirigente esercita l’azione disciplinare i sindacati non si mettano di mezzo. È vero esattamente il contrario. E spesso il processo lo fanno al dirigente reo di eccessiva durezza.
Questi sindacati rappresentano anche il comparto dirigenti. È lecito chiedersi come.

19 agosto 2007

Plenide, chi era costui?

"Per condurre una vita morale, bisogna fare più di quanto ci è richiesto e meno di ciò che ci è permesso"
Plenide, 400 a.C.

(Fu il primo a mettere in dubbio la liceità della pedofilia, allora legale, sulla base della differenza tra ciò che è legale e ciò che è giusto. Fu ucciso subito dopo nell'Assemblea di Atene).

Alla Russia con amore


Spira un vento di guerra fredda dalla Russia. Prima i batiscafi che toccano il fondo dell’Artico, per rivendicare il possesso della piattaforma continentale, poi la chiusura delle trasmissioni della BBC, le manovre militari congiunte coi cinesi, quindi ieri la decisione di Putin di far tornare in volo i bombardieri strategici.

Robert Kagan, l’autore di “Power and Weakness”, in un articolo sul NYT, tradotto anche in italiano, vede in questo il segno del ritorno in grande stile dell’autocrazia come sistema politico, e che questo è destinato a polarizzare ancora una volta il mondo, con crescenti solidarietà tra paesi autocratici da una parte e paesi democratici dall’altra. Kagan crede che si tratti di una pietra tombale al sistema multipolare fondato sulle organizzazioni internazionali come l’ONU, e ritiene che gli USA dovrebbero promuovere la solidarietà tra democrazie con una nuova lega di stati democratici, aperta all’Europa, al Giappone, all’Australia, all’India, e capace di fornire legittimità internazionale in alternativa all’ONU.

È fin troppo evidente che Kagan e molti come lui pensano che il ritorno alla bipolarizzazione stile guerra fredda sia in fondo una buona cosa: rende tutto più semplice, consente di tracciare una linea di demarcazione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ e di garantire la fedeltà all’America di alleati sempre più riottosi e resi sospettosi da un uso non sempre responsabile della sua leadership.

Il ritorno alla polarizzazione farebbe inoltre comodo a molti in Europa. Essa ritroverebbe una centralità di teatro che ha perso con la caduta del Muro di Berlino. Per esempio restituirebbe senso al patetico arsenale nucleare francese. I paesi dell’Europa Orientale, che hanno messo le garanzie della loro sicurezza (nei confronti del gigante russo) nelle mani degli USA – visti i tentennamenti e gli opportunismi dei loro partner europei occidentali, vedi l’oleodotto baltico diretto con la Germania – si sentiranno rassicurati da un clima che dimostri inoppugnabilmente la fondatezza dei loro timori, e quindi potranno chiedere un maggior impegno USA nella loro difesa.

Purtroppo il ritorno ai ‘bei vecchi tempi’ della guerra fredda non è così pacifico né si svolgerà secondo linee così chiare di demarcazione.
Il bipolarismo della seconda metà del secolo XX era, tanto per cominciare, non solo politico, ma anche economico. In competizione erano due modi di intendere il mondo. Oggi invece anche le cosiddette autocrazie condividono l’approccio capitalistico all’economia, e commerciano con le democrazie occidentali in modo sempre più stretto.
In un certo senso, il carburante dei Tupolev a Putin lo abbiamo pagato noi.

Inoltre, una potenza emergente come l’India, ancorché democratica, che interesse avrebbe a farsi incastonare in un risorto blocco occidentale? E vogliamo finalmente capire che l’Iran non può essere sbrigativamente liquidato come un’autocrazia? Tracciare nette linee di demarcazione tra 'noi' e 'loro', come negli anni '50, oggi non è più possibile.

Secondo, è tutto da dimostrare che gli USA, dopo il disastro irakeno, potrebbero assumere nuovamente una leadership indiscussa del mondo libero. Il loro potere reale indubbiamente è ancora enorme, non è stato scalfito. Ma lo status di leader responsabile ed affidabile del mondo occidentale sì. Dopo aver venduto la balla delle armi di distruzione di massa, aver perso l'onore ad Abu Grahib e Guantanamo, ed essersi imbarcata in una guerra priva di ragioni, e soprattutto di soluzioni, l’America dovrà presentarsi al mondo con una rinnovata leadership, per tornare ad essere credibile. Se ne parla tra un anno, dunque, se tutto va bene.

E Kagan, che è stato un fautore e un teorico della politica unipolarista americana, è l’ultimo a poter immaginare oggi scenari di Concerto delle Democrazie. È stata proprio la politica muscolare americana degli ultimi anni a indebolire ogni forma di concerto tra i paesi occidentali. Ricordiamo quando Rumsfeld cercava di dividere l’Europa tra vecchia e nuova? O il tentativo di sabotare il processo di Unione Europea caldeggiando la candidatura della Turchia?

In realtà, l’attuale situazione è proprio il risultato di una profezia autoavverantesi. Continuando ad applicare alla Russia schemi da Guerra Fredda, la si è sospinta al margine, col risultato che essa ha ricominciato a pensare proprio secondo quegli schemi. E che alternativa le è stata offerta del resto? La Russia è stata umiliata in tutti i modi possibili: e a quale scopo, poi? Per acquistare influenza in paesi come Ucraina, Georgia, Kirgizia? Si riconosca che si è agito – nei suoi confronti - con particolare insensibilità.
Lungi dall’essere un semplice dominio imperiale russofono, come noi l’abbiamo sempre immaginata, la Grande Madre Russia è per molti popoli della regione la vera garante della pace e della stabilità dell’area. È stupido ignorarlo.

È proprio l’incapacità di includere la Russia nel sistema di sicurezza occidentale, come partner maggiore, la causa del presente risorgere del suo nazionalismo. Ma lo scivolamento della Russia in un sistema neoautocratico non è affatto ineluttabile né definitivo, e forse siamo ancora in tempo a fermarlo.
In Russia c’è ancora un sistema democratico, per quanto imperfetto: è troppo presto per dire che la Russia è diventata un’autocrazia.

Lungi pertanto dal costruire meccanismi, o fori, o organizzazioni che tengano fuori la Russia – come propone Kagan - si deve fare ogni sforzo per includerla nel sistema di sicurezza occidentale.
Cercare di immaginare alternative all’ONU, in questo momento, servirebbe soltanto a rendere più sospettosa la Russia, che in seno all’ONU mantiene lo status di Grande Potenza.

Un buon banco di prova potrebbe essere cominciare ad immaginare una strategia multipolare e condivisa per la gestione dello scenario successivo al ritiro delle truppe americane dall’Iraq.
Ma che l’attuale screditata leadership americana possa avere abbastanza fantasia per far ciò, è tutto da dimostrare.

17 agosto 2007

I dodici professori che non fecero scuola

L’Università “La Sapienza” di Roma ha deciso di stampare nell’agenda dello studente volti e nomi dei dodici professori universitari che, nel 1931, rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo perdendo così la cattedra e lo stipendio.

Sulla vicenda ci sono due interessanti libri - Preferirei di no di Giorgio Boatti, e Il giuramento rifiutato, I docenti universitari e il regime fascista, di Helmut Goetz - che ripercorrono le loro vicende e le motivazioni di quanti scelsero invece di aderire. Degli accademici che giurarono alcuni lo fecero su consiglio di Togliatti che li voleva al loro posto per svolgere opera utile al partito. I cattolici - dimentichi dell’insegnamento evangelico per cui “sia il vostro parlare sì sì, no no, tutto il resto è del demonio" - su suggerimento del Papa Pio XI prestarono giuramento “con riserva interiore”. Lo stesso Benedetto Croce incoraggiò professori come Guido Calogero e Luigi Einaudi a rimanere all'università, "per continuare il filo dell'insegnamento secondo l'idea di libertà", qualunque cosa ciò voglia dire. Altri infine aderirono per mero quieto vivere, all'insegna dell'italianissimo "tengo famiglia".
Insomma, un mix di machiavellismi, opportunismi, viltà pura e semplice, e la classe accademica stette ben salda al proprio posto; solo, a schiena piegata.

Ora, se la lezione di questa storia - e cioè che il vero insegnamento è quello che si dà con l’esempio, piuttosto che con le parole – fosse stata appresa dai nostri accademici, l’iniziativa della Sapienza di additare ai suoi studenti questi fulgidi esempi di drittura morale e di coraggio sarebbe senz’altro da applaudire.

Ma gli esempi bisogna saperli e volerli seguire, e non mi pare sia il caso dell’Università italiana di oggi. Essa è più che mai collusa e compromessa col potere, costituisce essa stessa un blocco di potere, a tutti gli effetti parte di quella
Casta inamovibile, sonnolenta mafiosa e familistica, che (non) governa il paese. Ed infatti, nemmeno uno dei tanti istituti figura tra le migliori cento università del mondo. E La Sapienza, di tutte, è la più mostruosa macelleria di intelletti che si possa immaginare: un moloch che nessuno ha voglia di smantellare perché, anche se l’insegnamento è pessimo e le strutture del tutto insufficienti, una cattedra lì consente spesso di fare carriera nella politica e negli enti pubblici.

La storia dei dodici integri rischia di essere semplicemente utilizzata come fiore all’occhiello di una istituzione screditata. Si onori la loro memoria, ma non con una semplice agenda, che si fa presto ad archiviare: Ignazio Silone propose che i loro nomi fossero scritti sui muri delle università italiane. La Sapienza abbonda di travertini: vi scolpisca allora i gloriosi nomi, così che almeno, passandovi sotto la mattina, i suoi baroni possano arrossire di vergogna.

12 agosto 2007

Rostock

rostockhash

Ho una mia personale geografia minore dell'Europa, fatta di luoghi in c...apo al mondo e dai nomi improbabili, dove ho creduto di volta in volta di trovare l'amore: Orpington nel Kent, Moergestel nel Nord Brabante, e infine Rostock nel Meclemburgo - Pomerania Anteriore, sulla costa germanica del Mar Baltico.

Rostock, al netto dei miei brutti ricordi, è oggettivamente cittadina gradevole e merita una visita: circondata da simpatici campi di fragole, ha un centro storico con case anseatiche adagiato su un fiume che si allarga improvvisamente poco prima di gettarsi in mare, e un suo quartiere marittimo, Warnemünde, con un simpatico villaggio di pescatori e una stupenda spiaggia di sabbia finissima - 2000 km troppo a nord per essere di qualche utilità - meta di tedeschi pallidi come malati e gabbiani ipertrofici, sotto un cielo che - manzonianamente - "è bello quando è bello".

10 agosto 2007

Una donna non può ammetterlo

"Una donna non riesce ad ammettere che un uomo che ha diviso il letto con lei possa riprendersi completamente dall'esperienza"

Frederick Forsyth - Il simulatore (pag. 44)







09 agosto 2007

Memento mori

E a piu di quarant'anni, senza aver fatto nulla di buono, senza figli, veramente solo nel mondo, Giovanni si guardava attorno sgomento, sentendo declinare il proprio destino.

Buzzati, Il deserto dei Tartari, XXV

08 agosto 2007

Mondo Gatto




"Vietato l'accesso ai cani" dice questo cartello sul confine del Parco di Fontainebleu.
E il gatto sembra montare la guardia a difesa del territorio proibito al nemico. Mondo Gatto !!!

(Foto Dario Quintavalle, 2007)

01 agosto 2007

Lettera da Londra

Un mio collega in viaggio di lavoro a Londra mi ha mandato questa:

"In questi giorni mi sto facendo un sano bagno di realtà perché ti sto scrivendo da Londra, dove mi trovo per frequentare un corso di competion law presso la LSE.

Quindi stasera sono uscito per la prima volta, e mi sono andato a fare una bella passeggiata da solo a Piccadilly per bivaccarci come Totò. E, fratello mio, è tutt'un'altra cosa rispetto a Roma. Gente davvero di ogni razza, lingua e parlata, sventolone e buttafuori da tutte le parti... pensa che alle 11.30 p.m. la metropolitana era piena come a Roma nell'ora di punta. Traffico, nonostante tutto, come a Roma la domenica mattina (beh, magari sabato va) e prezzi stratosferici nelle vie turistiche ma con saldi VERI che arrivano fino al 70% (stamani ho svuotato un negozio di articoli sportivi per rifare il guardaroba ai miei puffi spendendo una cifra irrisoria). tra l'altro, se fai saldi all'italiana, qua finisci con un'imputazione penale per truffa e in galera ci vai sul serio. Famo a capisse.

Ma, soprattutto, un'aria di competizione che fa paura. Alla LSE vedi ragazzini universitari strapreparati che vengono da tutte le parti (in classe ho un cileno, un ecuadoriano, uno dello sri lanka, due dell'indonesia e così via) che nemmeno si pongon il problema di fare tardi la sera, non ci sono tromboni ma lecturers giovanissimi che ti accolgono senza cravatta ma ti passano addosso come treni con lezioni toste in inglese stretto che a seguirlo son cavoli amari. Invece i giovanotti niente, capiscono tutto, parlano inglese come la loro lingua made, e studiano come matti. Oggi ho preparato un case-study con un'austriaca che ieri sera mi ha mandato un messaggio alle 11, visto che ancora studiava (vabbé, pure io, ma per sola necessità di evitare il suicidio da solitudine).

In realtà passeggiando per le strade capisci perché oggi Londra surclassa New York a livello di cosmpolitismo ed opportunità. Anche nella LSE c'è connessione wireless dappertutto, i pupi si portano i loro laptop, la biblioteca non ha servizi di consegna perché i libri hanno un antifurto elettronico e quindi non li puoi imboscare se no ti sgamano all'uscita, ci sono pub e mense all'interno della scuola dove con 5 sterline ti fai un pranzo completo pur se all'inglese (e ci entrano parecchi che altrimenti non avrebbero di che mangiare, tollerati benignamente). Insomma, questi qua ci massacrano e sai perché? Oggi ho visto il tg della BBC (e la stessa BBC). In tutto ci sono solo 7 canali di cui 3 NON hanno la pubblicità e i rimanenti 4 non ne fanno più che 2 minuti all'ora. I loro TG.... i loro TG..... vedi solo giornalisti e MANCO UN POLITICO. La cosa dopo cinque giorni ti colpisce perché dall'albergo vedo via internet il tg1 e rimango sconvolto dal fatto che in realtà NON C'E' NULLA DA DIRE E SI CONTINUA A VEDERE QUESTI (politici) CHE SI PARLANO ADDOSSO IN PREDA A CRISI DI INCONTINENZA VERBALE.

Il governo fa la legge, e l'opposizione la critica. Dove sta la notizia? [...]. Sarà un dato banale, ma qui alla serietà dell'opinione pubblica ci tengono davvero e in generale la medesima viene rispettata dai politici, nel senso che se sgarrano si tolgono o vengono tolti di mezzo. In breve, i politici non vanno in tv e non esistono interviste in ginocchio perché esiste ancora una sana dignità del giornalismo (ricordi i watchdog?) Questa è la differenza. Questi (inglesi) credono in quello che fanno, le porcate le vivono come noi, ma se le scoprono alla lunga ti fanno secco (vedi Blair che è pensionato ad un'età in cui da noi si fa ancora scuola di apprendistato).

Studiando ho scoperto che le "firms" se devono fare causa per motivi di abuso di posizione dominante tendono a farla qui o negli USA perché esistono sezioni specializzate dei tribunali che si occupano solo di questo e soprattutto che I DIRIGENTI delle società che si prestano a Cartelli POSSONO PURE ANDARE IN GALERA (e in qualche caso è successo). Mentre da noi si depenalizza il falso in bilancio e candidamente (ad es.) le compagnie telefoniche si inventano il diritto di ricarica, una cosa che cui le avrebbe fatte massacrare dall'antitrust inglese.

Non ci vuole molto per capire che da noi o riduciamo drasticamente il numero di partiti, ministeri e in genere posti di potere, a partire dal parlamento per passare alle società partecipate e a tutto il carrozzone, o finiamo malissimo, non male. E in più occorrerebbe ... privatizzare seriamente la RAI (magari la comprasse la BBC!) e adottare un codice di regolamentazione delle presenze politiche nelle trasmissioni televisive, un po' come c'era di fatto nei meravigliosi anni di Jader Jacobelli. Anni in cui avrebbero potuto fare decollare l'Italia e invece l'hanno affossata con tale sagacia che ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, con un sistema politico che non si augurano nemmeno i paesi del sudamerica, che almeno a giudicare dai miei riscontri attuali dell'Italia conoscono solo le corna di Berlusconi e l'antipatia di Baffino di ferro. Tutto avrei pensato 15 anni fa meno di vedere un cileno ed un brasiliano che si sganasciano davanti a me in un corso alla LSE parlando dei politici italiani. Pensa te.

... ormai abbiamo passato il segno da parecchio e se non ci svegliamo in tempo con delle riforme minime DI DECENZA o finiremo molto ma molto ma molto male."