29 febbraio 2008

Assalto alla Dirigenza



È stato ormai approvato dal Parlamento il cd. Decreto Milleproroghe che contiene un emendamento presentato dall’On. Adenti (UDEUR), che aggiunge al testo un articolo 14-bis:

"Dopo l'articolo 14, è inserito il seguente:
«Art. 14-bis. - (Dirigenti dell'amministrazione giudiziaria). - 1. I dirigenti risultati idonei nel concorso a 23 posti di dirigente, nel ruolo di personale dirigenziale dell'amministrazione giudiziaria, indetto con provvedimento del direttore generale 13 giugno 1997 e assunti in via provvisoria in esecuzione di ordinanze del giudice del lavoro, che alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto abbiano già sottoscritto i relativi contratti, previa rinuncia espressa ad ogni contenzioso giudiziario, sono inquadrati in via definitiva nel ruolo dirigenziale del Ministero della giustizia, a valere sul fondo di cui all'articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni»."
La vicenda cui si riferisce l’emendamento merita di essere ripercorsa: nel 1997 si svolse un concorso per titoli e colloquio a 23 posti da dirigente al ministero della Giustizia. Si trattava di fare un concorso interno per funzionari, prima che arrivassero le nuove leve preparate dalla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. A tale concorso, oltre ai vincitori, vennero dichiarati idonei quasi tutti coloro che parteciparono alle prove orali (148 su 174).

Intervenne successivamente la L. 19/1/2001 n° 4, secondo cui “L’Amministrazione giudiziaria provvede alla copertura della metà dei posti vacanti nella carriera dirigenziale attingendo alle graduatorie di merito nei concorsi precedentemente banditi dalla medesima Amministrazione”. In base a tale norma, fu fatta scorrere la graduatoria così da assumere gli idonei fino al 105° posto.

I concorrenti, classificatisi dal 106° al 148° ed ultimo posto intentarono causa all’Amministrazione, ottenendo di essere inquadrati con provvedimenti provvisori ex art. 700. I ricorrenti propugnavano una “lettura dinamica” della norma, nel senso che l’Amministrazione Giudiziaria, in presenza di posti vacanti nella carriera dirigenziale, avrebbe dovuto attingere alla graduatoria di quel concorso fino ad esaurimento della stessa.

I provvedimenti d’urgenza così ottenuti furono poi confermati o rigettati nel merito. Pertanto, degli idonei al fondo della graduatoria, 24 sono stati provvisoriamente assunti, mentre 13 a seguito di provvedimenti negativi non sono entrati in servizio (più 1 cessato dal servizio, e 4 che non hanno impugnato provvedimenti negativi).

L’emendamento Adenti (che ha lo stesso contenuto di quello che fu presentato dal sen. Barbato (UDEUR) in dicembre al collegato alla Finanziaria e non approvato per un solo voto) stabilizza tutti coloro che attraverso una pronuncia provvisoria della magistratura sono riusciti a ottenere un contratto da dirigente.

La vicenda degli idonei si chiude e si chiude male: basterebbe leggere il testo integrale del ‘milleproroghe’ così come licenziato dal Parlamento, per comprendere che si tratta di un coacervo di provvedimenti elettoralistici, nel quale ogni lobby ha ottenuto di infilare qualcosa.
L’ultimo assalto alla diligenza (e nel caso in questione alla … Dirigenza), prima delle elezioni.

C’erano alternative? Certo che c’erano. Tanto per cominciare, persone che hanno iniziato un contenzioso con l’amministrazione avrebbero ben potuto attenderne serenamente la definizione in sede giudiziale, solo che fossero state fiduciose nelle loro buone ragioni, e quindi sicure di un esito favorevole. Certo, i tempi della Giustizia sono troppo lunghi, ma questo vale anche per i milioni di nostri concittadini che ogni giorno entrano nei nostri uffici, e che non hanno accessi privilegiati alla politica.

E, se intervento legislativo doveva essere, avrebbe potuto legittimamente assumere la forma di una interpretazione autentica della norma sulla quale è sorta controversia.
Così, invece, si crea una ulteriore disparità di trattamento: tra quelli che hanno avuto un provvedimento d’urgenza o una sentenza favorevole in primo grado o appello, e quelli che invece non hanno avuto né l’uno né l’altra, e così rimangono fuori. L’emendamento Adenti fotografa l’esistente, e sanziona il fatto compiuto, senza decidere il merito.

Quello che non si è avuto il coraggio di pretendere come diritto, arriva dunque sotto forma di favore del politico di turno. Di un politico dell’UDEUR, per giunta: e non serve, credo, aggiungere altro.
E pazienza se per anni la dirigenza pubblica ha lottato per sancire l’autonomia tra politica ed amministrazione: qualcuno è sempre pronto a fare marchette.

Temo che pagheremo cara – tutti - la giornata di ieri. Noi dirigenti del Ministero della Giustizia ci confrontiamo con una categoria come quella dei Magistrati, dei quali tutto si può dire tranne che non siano selezionati con criteri severi, rigorosi e meritocratici, e avremmo dovuto avere a cuore altrettanto scrupoloso rigore nei modi di accesso alla nostra categoria professionale.
Per non parlare dei nostri dipendenti, che potranno ora legittimamente chiedersi perché un Parlamento che non ha saputo sciogliere l’annoso nodo delle riqualificazioni, né autorizzare le nuove e disperatamente necessarie assunzioni, ha saputo poi trovare il tempo di risolvere un problema che riguarda pochi dirigenti.

Sostenere apertamente queste posizioni mi ha alienato parecchie simpatie, ma come si dice “amicus Plato, sed magis amica veritas”.

Non c'è molto da stare allegri, quando si pensa che questo Stato è il mio datore di lavoro, e questo l’ethos della mia categoria professionale.

Forse perché non devo ringraziare nulla e nessuno - se non me stesso - del fatto di essere diventato dirigente, ma certi mezzucci mi ripugnano.

Comunque, è giusto inchinarsi alla volontà del legislatore, quale che sia. Se il despota Caligola poté fare Senatore un cavallo, è più che giusto che un parlamento democraticamente eletto possa trasformare degli asini in Dirigenti.



Senza rete

Il centro stella del mio ufficio è saltato, a casa non ho la connessione ad Internet (ho ben di meglio da fare la sera che stare al pc ;-), dunque sono perfettamente isolato. Ed in questa felice condizione posso dire che il mito del nostro tempo, la connessione always-on, è un’assoluta fregnaccia: l’illusione di una società che coltiva sempre più l’isolamento davanti al pc, contrabbandandolo per collegamento con il mondo intero.
Telefono, fax, posta elettronica, sono altrettanti tentacoli che mi immobilizzavano alla scrivania. Recisi, posso alzarmi e parlare con le persone anziché spedire una e-mail. Senza rete si sta da dio.

25 febbraio 2008

Tu vuò fà il 'mericano...

Walter Veltroni sta cavalcando l’onda lunga di Barack Obama. Tutta la sua campagna elettorale sembra riecheggiare quella americana. Del resto, anche nel nome, il Partito Democratico si rifà consapevolmente alla tradizione liberal americana. Finora sono state mosse vincenti l’aver rotto con l’estrema sinistra conservatrice, il blocco sociale che si oppone a qualunque ipotesi riformista, come pure aver fatto scendere dal treno elettorale alcune vecchie cariatidi: è una prima timida risposta alla crescente insofferenza delle giovani generazioni che vedono le loro prospettive perennemente bloccate dalla sempiterna gerontocrazia italiana. Berlusconi probabilmente ce la farà: queste elezioni per il blocco di centrosinistra sembravano perse in partenza, il che ha stimolato paradossalmente l’adozione di misure coraggiose e creative. Può osare di più chi non ha niente da perdere.

È un motivo di interesse vedere che la fine delle culture politiche nostrane ha lasciato come unica alternativa la necessità di ispirarsi ai modelli più noti a tutti, quelli che ci vengono proposti quotidianamente dalla televisione.

Di certo, siamo all’ultima chiamata. Forze impetuose stanno muovendosi nel mondo là fuori, e l’Italia ha un sistema politico-economico sempre più inadeguato.

Vincerà chi saprà intercettare la voglia di nuovo che agita gli strati più dinamici della popolazione.

22 febbraio 2008

Contropelo

Anni fa frequentavo un’accademica italiana, una specie di donna-canguro sempre in movimento per lavoro tra un punto e l’altro del pianeta, così indaffarata e spicciativa da farsi un punto d’onore nel non pettinarsi né depilarsi (e talvolta anche nel non lavarsi…). Lo stereotipo del professore distratto e trasandato è assai divertente, in teoria, ma a me dal vivo sembrava un’autentica sciattona. Ora leggo sul blog di “Grazia” il post “Ma le italiane non si pettinano?”:
Mentre le americane sarebbero impeccabili nelle loro acconciature, il luogo comune vede le italiane spesso arruffate, con chiome selvagge e disordinate (sebbene ben vestite). Non abbiamo tempo di andare dal parrucchiere in Italia? Abbiamo un difetto tricotrico genetico nazionale? No. La risposta è semplice: noi siamo molto avanti...
Ah, è la moda! E io che non avevo capito niente… Chiedo venia! :-)

L'autunno dei patriarchi

Si è dimesso persino Fidel Castro: ma Ciriaco De Mita no, lui vuole continuare a fare il deputato, nonostante sia in Parlamento da oltre quarant'anni. Convintissimo, comicamente, di essere un grande statista e pensatore: la sua parola ricorrente è "ragionare". Cossiga, altro capitano di lungo corso, al riparo dal laticlavio a vita in quanto ex presidente, lo ha definito "patetico". Già: il bue ha detto cornuto all'asino.

21 febbraio 2008

Punti... di vista

Era più introvabile di Osama bin Laden, ma adesso, fortunatamente, è stato individuato e fotografato: il mitico punto G, il Sacro Graal del piacere, il bottone che accende l’orgasmo e promette di far impazzire tutte le donne. Non tutte, per la verità: apparentemente alcune lo hanno ed alcune no. Il che è un mistero nel mistero: perché Madre natura - così equanime da dare a tutti due occhi, un naso, una bocca (ma sul cervello non sono sicuro), e così generosa da regalare un paio di superflui capezzoli anche agli uomini – avrebbe negato questo favoloso dono ad alcune sue figlie?

La scoperta crea improvvisamente una classe di meteci, donne di serie B, esteriormente indistinguibili dalle altre, che non proveranno mai le gioie più profonde. Vogliamo scommettere che il futuro gioco di società sarà correre a farsi fare una bella ecografia vaginale, che le signore potranno esporre trionfalmente in camera da letto, per provare di essere tra le elette?

L’autore della pseudo scoperta è il prof Emmanuele Jannini, Docente di Sessuologia Medica dell'università de L'Aquila. Che è, guarda caso, lo stesso autore dell’esilarante teoria secondo cui a letto l’uomo dovrebbe subire la sfida di donne sempre più mascoline nei comportamenti.

Studiosi come costui continuano a propalare strampalate teorie figlie di un sorpassato pansessualismo freudiano, che pretendono di ridurre la sessualità a mera meccanica, senza considerzione per la sfera del sentimento e della relazione con l’altro sesso. Cosa di meglio allora, che immaginare un miracoloso interruttore del piacere, che se toccato illumina e accende tutto? Che comodità, per le femministe castratrici di tutto il pianeta, poter sostenere che il piacere possa essere ottenuto anche senza il contributo di un uomo. E che consolazione, per le donne anaffettive dal cuore gelido, potersi giustificare con la mancanza incolpevole di un requisito indispensabile.

Alla fine è solo questione di un pezzo di carne? Molti uomini lo pensavano già, adesso lo potranno credere anche tante donne. È una conquista anche questa, sul cammino della parità, in fondo.
No grazie: per parte mia continuerò a pensare che l’unico organo sessuale che conta, e che garantisce il successo di una relazione, è un cuore colmo e generoso. E non saranno certo professori, o professoresse, a riscaldarmelo.

16 febbraio 2008

Parla di me? :-)

Per essere se stessi, bisogna essere qualcuno.
(Stanislaw Lec)

14 febbraio 2008

Sto aspettando l’amore e basta



Tanti auguri a chi ama, a chi è capace di amore, a chi sta ancora aspettando e non ha perso le speranze, nel giorno di S. Valentino. Brindo all'amore: è come la luce del sole, ce n'è per tutti.

Sto aspettando l’amore e basta
per abbandonare alfine
me stesso nelle sue mani.
Per questo ora è così tardi
e sono responsabile di gravi omissioni.

Vengono a legarmi saldamente
con le loro leggi e i loro codici
ma io li evito sempre
perché sto aspettando l’amore e basta
per abbandonare alfine me stesso
nelle sue mani.

Mi biasimano e mi dicono sbadato.
Non ho alcun dubbio
che il loro rimprovero sia giusto.

E passato il giorno del mercato
e chi è attivo ha compiuto il suo lavoro.
Quelli che sono venuti invano a chiamarrni
se ne sono andati in collera.
Sto aspettando l’amore e basta
per abbandonare alfine me stesso
nelle sue mani.

Rabindranath Tagore

The Ickenham system

Lord Ickenham was silent for some moments, sipping his port and turning this revelation over in his mind...His heart went out to Albert Peasemarch. Dashed unpleasant it must be, he was feeling, for a butler to fall in love with the chatelaine of the establishment. Having to say "Yes madam," "Very good, madam," "The carriage waits, madam" and all that sort of thing, when every fibre of his being was urging him to tell her that she was the tree on which the fruit of life hung and that for her sake he would pluck the stars from the sky, or whatever it is that butlers say when moved by the fire within. A state of affairs, Lord Ickenham thought, which would give him personally the pip. He resolved to do all that in him lay--and on these occassions there was quite a lot that in him lay--to push the thing along and bring sweetness and light into these present sundered lives.

"Taken any steps about it?" he asked.

"Oh no, m'lord, I mean Mr. I. It wouldn't be proper."

"This is no time to mess about, being proper," said Lord Ickenham bluffly. "Can't get anywhere if you don't take steps."

"What do you advise, Mr. I?"

"That's more the tone. I don't suppose there's a man alive better equipped to advise you than I am. I'm a specialist at this sort of thing. The couples I've brought together in my time, if placed end to end, not that I suppose one could do it, of course, would reach from Picadilly Circus to well beyong Hyde Park Corner. You don't know Bill Oakshott, do you? He was one of my clients, my nephew Pongo another. And there was that pink chap down at Mitching Hill, I've forgotten his name, and Polly Pott and Horace Davenport and Elsie Bean the housemaid, oh, and dozens more. With me behind him, the most diffident wooer can get the proudest beauty to sign on the dotted line. In your case, the relationship between you and the adored object being somewhat unusual, one will have to go rather carefully. The Ickenham system, for instance, might seem a little abrupt."

"The Ickenham system, Mr. I?"

"I call it that. Just giving you the bare outlines, you stride up to the subject, grab her by the wrist, clasp her to your bosom and shower burning kisses on her upturned face. You don't have to say much--just 'My mate!' or something of that sort, and, of course, in grabbing by the wrist, don't behave as if you were handling a delicate piece of china. Grip firmly and waggle her about a bit. It seldom fails...

-P. G. Wodehouse, Cocktail Time

Happy Valentine's Day /Buon San Valentino!

13 febbraio 2008

Istantanea, emozione banale

Il mio primo approccio alla fotografia è stato attraverso una Polaroid. Mi fu regalata quando ero bambino, ed era un attrezzo piuttosto complicato, a partire dalla messa a fuoco. Dopo lo scatto si trattava di estrarre la busta contenente la foto, riscaldarla sotto il braccio, ed aspettare dieci minuti che il processo di sviluppo e stampa facesse il suo corso. L’involucro si buttava via, con tutti i suoi velenosi composti chimici. Erano i tempi dell’usa e getta trionfante, senza scrupoli per l’ambiente: si è visto come è andata a finire. I risultati erano normalmente scarsi, e le foto che rimangono di quel periodo sono ingiallite precocemente, a causa del fissaggio imperfetto.

Quindi non ho provato nessuna nostalgia all’annuncio della chiusura dell’ultima fabbrica Polaroid. Stupore sì: oggi va tanto di moda il vintage e il retrò, e - se il mondo è pieno di impiegati di banca disposti a spendere quattrini per passare la domenica a bordo di un rottame come l’Harley Davidson - la Polaroid poteva ragionevolmente appellarsi alla nostalgia dei suoi antichi aficionados.

Il fatto è che tutta la fotografia chimica è in difficoltà a causa del diffondersi del digitale. Ma, se la Polaroid è finita come tecnologia, non si deve perdere di vista che, invece, il concetto Polaroid ha definitivamente trionfato. Le compatte digitali hanno infatti realizzato quell’idea di “istantanea” che era preconizzata dalle macchine a sviluppo immediato.

Per carità, non rimpiango quell’autentico castigo di Dio che erano gli stampatori commerciali. Fissaggi scaduti, acque di sviluppo troppo fredde o troppo dure: il patrimonio iconografico che ciascuno ha in casa è a rischio evaporazione. I più avvertiti si premunivano fotografando con pellicole appositamente studiate per resistere a trattamenti sbagliati, come le Kodak Elite II.
Ma è un fatto che aver eliminato lo iato temporale tra lo scatto della foto, la sua stampa e la sua fruizione definitiva, ha modificato radicalmente il nostro rapporto con la fotografia come prodotto fisico e mentale, cioè in definitiva il rapporto con la nostra memoria.

Rivedere le foto dopo un lasso di tempo più o meno breve, magari al ritorno da un viaggio, donava loro una proprietà rievocativa. La foto aveva la capacità di richiamare ricordi e risvegliare sensazioni.
Oggi niente di tutto questo. Il risultato può essere immediatamente verificato. Tipicamente, le persone cui si fa un ritratto vogliono vedere come sono venute: ci si guarda nel display della fotocamera con lo stesso spirito con cui ci si controlla allo specchio. La fotografia non ricorda e non ricrea più il passato: conferma l’esistente.

Ciò è perfettamente in linea con la nostra epoca frettolosa, che impone che le emozioni siano consumate subito, senza spazio per la decantazione.

La fotografia chimica era una funzione della memoria e della storia., la fotografia digitale è una funzione della cronaca e dell’oggi, appiattisce e banalizza il passato in un eterno presente. Questo appiattimento è il durevole legato dell’invenzione del signor Land ed è un buon motivo per non avere – della Polaroid – soverchi rimpianti.

11 febbraio 2008

Il Vaso di Pandora


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Tra i paesi pronti a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, ormai, a quanto sembra, ineluttabile, ci sarebbe anche l’Italia.
Nella sua azione nel campo della politica estera e di sicurezza, l’Italia ha sempre avuto un grave problema nell’identificare i suoi primari interessi nazionali. In sintesi: siamo un paese pieno di buona volontà, siamo capaci di mandare soldati in remoti angoli del pianeta (Timor Est), ci lamentiamo rumorosamente se siamo esclusi da qualche tavolo o foro importante, ma nessun osservatore, interno od internazionale, riesce bene a capire quali interessi l’Italia difenda in tutto questo affannarsi presenzialista.

Eppure nel caso del Kosovo, i nostri interessi dovrebbero essere chiari. Si tratta del nostro “cortile di casa”, un paese ad un’ora di volo dalle nostre coste. Se il termine ‘geopolitica’ ha un significato, quello che succede in Kosovo ci riguarda da vicino. Ma non si intravede ugualmente una chiara linea nella nostra politica estera. Abbiamo assistito più impassibili che impotenti allo sgretolamento della ex Yugoslavia - nella quale pure avevamo concreti interessi – favorito dall’attivismo diplomatico tedesco. Eppure, anche lo sfacelo della guerra civile aveva lasciato intatto il principio della intangibilità dei confini, cardine imprescindibile dell’ordine internazionale. Il Kosovo però è una provincia della Serbia, non una entità statale autonoma.

Se dunque passa il principio che una minoranza etnica può dichiarare la secessione unilaterale della sua provincia in cui abita, si aprirà, come ben avverte il Ministro russo Sergei Ivanov, “un vaso di Pandora”. Non solo perché l’indipendenza kosovara potrebbe rimettere in discussione l’assetto della Bosnia Erzegovina, delle Krajne, e destabilizzare la Macedonia, che pure ha una forte minoranza albanese. Ma perché se c’è un paese che ha minoranze etniche che potrebbero dichiarare unilateralmente la loro indipendenza,
se c'è un paese a rischio secessione (anche a non contare il secessionismo velleitario della Lega), quello è il nostro. Con quale faccia potremmo negare l’indipendenza all’Alto Adige, dopo averla riconosciuta ai kosovari?

L’indipendenza del Kosovo minaccia direttamente il nostro primario interesse nazionale: quello all’unità della nazione ed alla intangibilità delle nostre frontiere. Ma c’è qualcuno che in questo disgraziato paese sappia cos’è l’interesse nazionale? Altro che Vaso di Pandora, questo è l’Araba Fenice:
“che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa” (Metastasio)

07 febbraio 2008

Ragazze di Ostia

La verginità è come 'na mollica de pane:
passa n'uccello e se 'a porta via.

Mery, graffito sul pontile di Ostia

02 febbraio 2008

Bidibodibù ...

Sono in cerca di un divano letto per la mia nuova casa (quando ero giovane e povero ho visitato l’Europa grazie all’ospitalità degli amici, è ora di restituire i favori) e di un materasso matrimoniale (per la stanza che Julja chiama seksodrom). Il venditore en passant mi dà una ferale notizia: è fallita l’Ondaflex, una storica fabbrica di reti per letto. Un marchio evocativo della mia infanzia. Già nel nome, suggeriva fluidità, flessibilità e leggerezza. E poi c'era la pubblicità : ve la ricordate, a Carosello, sulla fine anni ’60, quella reclàme in cui i bambini prima e tutta la famiglia poi, in pigiama, saltavano sui materassi cantando “Bidibodibù …bidibodiyè”? Era, a suo modo, uno dei simboli del boom economico in cui sono nato: esprimeva l’ottimismo un po’ facilone di quell'epoca, la gioventù spensierata di famiglie unite e felici, che guardando al futuro avevano voglia di fare i salti di gioia.
Poteva sopravvivere Ondaflex nell'Italia sclerotica e depressa dei nostri tempi?