21 marzo 2008

Passaggi

La Pasqua è la festa del passaggio. Ricorda l’inizio della lunga marcia di liberazione di un popolo dalla schiavitù.
Forse è solo per coincidenza che proprio in questi giorni, con sorprendente simultaneità, mi accadono eventi che potrebbero portare a novità incredibili nella mia vita. Altre volte ho creduto di vedere la terra promessa, ma si era trattato solo di un miraggio. Sono dunque sanamente diffidente, ma non per questo mi tiro indietro. Non ho mai rinunciato ad un’avventura per paura.

Si vedrà: che si sia trattato di una lunga marcia verso una meta precisa, come per gli ebrei nel Sinai, o di un’Odissea a zigzag tra i capricci del Fato, come per l'eroe di Omero, alla fine sarà stato sicuramente un bel viaggio.

Buona Pasqua!

Prese in giro... su due ruote



L'estate scorsa a Parigi mi sono molto divertito con il Velib, l'entusiasmante sistema di bike sharing che consente di prendere una bicicletta (gratis la prima mezz'ora) e lasciarla dove si vuole.
Roma si appresta ad imitare Parigi, e speriamo che come al solito non si tratti di una pessima imitazione. Altro è abbracciare un'innovazione perchè si è convinti, altro è farlo per poter riempire le statistiche e dimostrare che anche a Roma si è fatto "qualcosa".

Per una sana pratica della bicicletta, anche come mezzo di trasporto alternativo alla macchina, Roma manca di un ingrediente indispensabile: le piste ciclabili.
Una pista ciclabile, come tutti sanno, è uno spazio dove le biciclette possono circolare in modo non promiscuo, in sicurezza ed anche sviluppando una certa velocità.

In molti paesi civili, essa sottrae spazio alla circolazione delle automobili, contribuendo a ridurre il traffico urbano.
In Danimarca e Olanda (paesi dove grazie alla costante pratica della bici le donne hanno gambe bellissime) le biciclette hanno la precedenza su pedoni e automobili. A Roma no, persino in una strada larga e pericolosamente invitante alla velocità come Via del Circo Massimo.

A tal proposito credo che il premio Nobel andrebbe conferito all'inventore delle cd. "Piste Ciclopedonali".
Una "Pista Ciclopedonale" appare al profano semplicemente un marciapiede con delle strisce dipinte, come nei percorsi per le automobiline dei bambini.
La mente sopraffina che ha inventato questo trucco aveva certo in mente la grande lezione della Political Correctness: se un problema non si può risolvere, bisogna ridefinirlo. Così non esistono più i ciechi ma i "non vedenti". Non c'è più lo Zoo, che gli ambientalisti denunciavano come un lager, ma il "Bioparco". E i pellegrini possono scendere alla stazione metropolitana di San Pietro, anche se è lontana 1,5 km dalla basilica. Nell'imminenza dell'Anno Santo, non potendo costruire una nuova linea, bastò cambiare nome alla stazione di Ottaviano, e il gioco fu fatto.

Chi credono di prendere in giro questi signori? Beh, evidentemente ci riescono. Ecco per esempio il candidato sindaco ex sindaco (i sindaci dopo due mandati non sono rieleggibili... ma all'italiana) Rutelli che si fa fotografare sulla pista ciclabile del Lungotevere, chino ed affannato sui pedali...

Peccato che il cavalletto fosse abbassato!!!

Ambelivebbòl!





19 marzo 2008

Generare classe dirigente

I (pochi) lettori di questo blog sanno che uno dei miei leitmotiv è quello dell’assenza di cultura dirigenziale in Italia. Tutti vedono i pregi ed i privilegi del comando, pochi sanno esercitarne anche le responsabilità connesse. E così il paese si trova ormai sgovernato, in una situazione che ho definito di “8 settembre permanente”, di latitanza di chi ha la funzione di ordinare e dirigere.

Nell’assenza di punti di riferimento certi ed autorevoli, le istituzioni che riscuotono consenso sono, tradizionalmente, la Chiesa, la Magistratura, i Carabinieri. Istituzioni d’ordine dunque, cui ci si affida a garanzia ultima della civile convivenza, non certo capaci di elaborare un progetto per la società. Io stesso faccio parte della dirigenza amministrativa dello Stato, ma non posso dire che sia molto diffusa tra i miei colleghi (se non quelli formati come me dalla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, con i quali peraltro c’è in comune un cammino formativo ed umano) una vera e propria coscienza di classe.

Ben venga quindi il secondo Rapporto Luiss 2008 «Generare classe dirigente. Una sintonia positiva da ritrovare con il Paese», presentato oggi al Senato nel fasto della Sala Zuccari, dagli autori Nadio Delai (Ermeneia), Carlo Carboni (Università Politecnica delle Marche), Massimo Bergami (Università di Bologna) e Raffaele De Mucci (Luiss). Interessante il dito puntato sulla necessità di vivai di classe dirigente: questa infatti non si genera dal nulla. Non a caso era presente la direttrice della SSPA.

Ha concluso il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo che ha denunciato i “meccanismi di promozione che si sono inceppati, la scarsa mobilità sociale, protezionismi e corporativismi di vario genere, mancanza di senso del bene comune e delle istituzioni”.

Bontà sua, ha parlato anche di come si devono sentire i dirigenti bravi nella Pubblica Amministrazione quando vedono che sono pagati esattamente come tutti gli altri: è un gran passo avanti se il presidente di Confindustria riconosce che la PA non è tutta una grigia ed indistinta melassa…

Et maintenant

Oggi mi sono svegliato triste, di quella tristezza che viene dalla troppa pienezza e dal sentimento che tutto ciò che è bello e felice è fragile. E vado cantando col mio vocione reso roco dalla bronchite:

Et maintenant que vais-je faire
De tout ce temps que sera ma vie
De tous ces gens qui m'indiffèrent
Maintenant que tu es partie

Toutes ces nuits, pourquoi pour qui
Et ce matin qui revient pour rien
Ce cœur qui bat, pour qui, pourquoi
Qui bat trop fort, trop fort

Et maintenant que vais-je faire
Vers quel néant glissera ma vie
Tu m'as laissé la terre entière
Mais la terre sans toi c'est petit

Vous, mes amis, soyez gentils
Vous savez bien que l'on n'y peut rien
Même Paris crève d'ennui
Toutes ses rues me tuent

Et maintenant que vais-je faire
Je vais en rire pour ne plus pleurer
Je vais brûler des nuits entières
Au matin je te haïrai

Et puis un soir dans mon miroir
Je verrai bien la fin du chemin
Pas une fleur et pas de pleurs
Au moment de l'adieu

Je n'ai vraiment plus rien à faire
Je n'ai vraiment plus rien ...

Gilbert Bécaud



18 marzo 2008

E liberaci dal male oscuro

“Ciò che non ci uccide ci fa più forti”

Se c’è una condizione nella quale si dimostra la verità della nota massima di Friedrich Nietzsche è la depressione. Perché la depressione può uccidere, sia chi ne soffre, sia chi gli sta accanto. Ma per chi trova la forza e la capacità di scendere all’inferno e guardare in faccia il “male oscuro” (nella celebre definizione di Giuseppe Berto), di sciogliere con pazienza ed intelligenza tutti i nodi della sua psiche, di affrontare con tenacia i fallimenti, il premio è l’acquisizione di una nuova consapevolezza. La lotta alla depressione è una gloriosa lotta di liberazione di sé stessi e delle proprie potenzialità, un meraviglioso seppur doloroso viaggio nella propria interiorità alla scoperta del proprio valore e della propria forza.

Il motivo principale per cui la depressione ancora oggi non viene compresa e curata nel modo giusto - benché gli strumenti ci siano tutti - è che essa non è ancora socialmente percepita come una vera malattia. Non solo perché si manifesta subdolamente con situazioni apparentemente fisiologiche, come la tristezza e l’infelicità. Ma anche perché chi ne soffre è ancora oggi oggetto di uno stigma sociale. Si vuole che il depresso sia una persona debole, priva di forza di volontà, e così si scambia l’effetto per la causa: è semmai la depressione a rendere tremendamente difficile vivere, decidere, operare, a minare la volontà e a rendere irresoluti. Da dentro, il depresso si percepisce diverso da come realmente è, “scollato” rispetto alla persona che si presenta all’esterno, nella vita sociale. È una condizione semplicemente terribile.

È bene capire che la depressione è un disturbo chimico-fisico, non un male astratto.
Si tratta – in breve - di un guasto nella circolazione dei componenti chimici che sono responsabili dell’umore. Di conseguenza, qualunque stato d’animo negativo viene ampliato e cronicizzato al punto di escludere vie d’uscita. Essere tristi e infelici è normale: ma il depresso si sente spacciato e senza speranza.

Le cure della depressione sono la parola e i farmaci. Più facile a dirsi che a farsi: in Italia i medici non sanno parlare con i pazienti. E sugli antidepressivi ci sono terroristiche leggende metropolitane. In realtà si tratta di strumenti sicuri, sperimentati ed efficaci.

Ad ampliare il campo della disinformazione, ci si mette ora Panorama, che sbatte in prima pagina un titolone: gli antidepressivi non sono pillole della felicità. Bella scoperta: gli antidepressivi non rendono affatto felici, solo consentono di vivere tutti i sentimenti (compresa l’infelicità) in modo normale. Ma imperterrito, il giornale che una volta aveva per motto “i fatti separati dalle opinioni”, spaccia come notizie tutti i luoghi comuni che da anni impediscono l’efficace trattamento di questo male. È un perfetto saggio di giornalismo incosciente ed irresponsabile.

Chi voglia indagare in modo semplice e chiaro tutti gli aspetti della depressione e del sua cura, compresa l’efficacia degli antidepressivi, farebbe meglio piuttosto ad acquistare un libricino di Giovanni Jervis, il nostro maggiore psicologo dinamico, dal titolo “La depressione” della collana ‘Farsi un’idea’ del Mulino. Jervis non solo da conto dei principali risultati nella lotta alla depressione, ma smaschera anche i fattori culturali che rendono soprattutto in Italia così difficile curarla.

È una lettura utile per tutti. Chi non è toccato dalla depressione forse capirà non solo di non averne alcun merito, ma anche di avere qualche responsabilità, se ha a che fare con un depresso. Una parola affettuosa, e l’esercizio di quella virtù così fuori moda che è la com-passione (letteralmente “soffrire insieme”) possono fare miracoli. E possono insegnare anche ai fortunati indenni da questa malattia del nostro tempo qualcosa di buono su sé stessi.



17 marzo 2008

Miles e Juliette

Devo al sollecito invito di Giovanni Grasso Cascino una bella serata di letteratura e jazz alla quale non ho voluto mancare benché febbricitante per l’influenza.

Ieri si presentava all’Auditorium del San Leone Magno a Roma il romanzo "Miles e Juliette" di Walter Mauro critico letterario e musicale che fu mio insegnante di letteratura al liceo. Mauro ha voluto ripercorrere in forma romanzata l’inizio dell’amore tra Juliette Gréco e Miles Davis, di cui fu testimone oculare nella Parigi nel maggio del 1949, ancora euforica per la liberazione dal nazismo. In una cantina di rue Saint-Benoit, nel cuore di Saint-Germain, si riunivano gli amanti del jazz: i musicisti Boris Vian, Charlie Parker, scrittori e artisti come Sartre, De Beauvoir, Duras, Picasso. Alla loro tavola era anche Walter Mauro, allora critico musicale di Paese Sera, inviato per il festival del jazz, venuto ad ascoltare per la prima volta uno sconosciuto trombettista di 23 anni, certo Miles Davis. Quella sera vide entrare un angelo con un caschetto scuro: Juliette Greco. Lui era appena arrivato da New York, lei da Bordeaux, ed aveva 22 anni. Mauro ha voluto raccontare nel suo stile denso il loro amore a prima vista.

Sono intervenuti alcuni ex alunni diventati famosi: l’attrice Maria Letizia Gorga, anche bravissima cantante, e Marco Lodoli, affermato scrittore.

Quanto a me, l’emozione di rivedere l’auditorium, il palco da dove, presidente del comitato studentesco, dirigevo infuocate assemblee da oltre cinquecento persone, e il mio vecchio professore. Per me gli anni del liceo furono tristi, perché avevo appena perso mia madre, ma del tutto stimolanti e vitali. Walter Mauro mi portava in giro alle jam sessions, a conoscere i grandi della letteratura latino americana, tutti suoi amici: Vargas LLosa, Borges. Si immagini solo cosa doveva essere per un liceale alla maturità, andare a mangiare la pizza insieme con Gabriel Garcia Marquez, appena laureato con premio Nobel, o fare un viaggio in treno con Giorgio Bassani.

Poi ho scelto di studiare legge, una sorta di tradimento per lui, ma credo di aver capito la sua lezione fondamentale: che l’arte, la letteratura, la musica, sono per la vita. E che si può essere creativi in ogni sua manifestazione.

14 marzo 2008

Surfing on life

Tengo un diario, e anche il blog, in fondo, è un diario. I diari sono documenti altamente decettivi: perché il tempo che si può dedicare loro è inversamente proporzionale alla quantità di avvenimenti nella vita che meritano di essere narrati. Perciò ad essi ci si dedica quando si ha molto tempo per pensare e scrivere, mentre vengono fatalmente trascurati, o si riducono a poche e asciutte annotazioni, quando l’esistenza si mette a correre. Così essi finiscono per restituire l’immagine di personalità eccessivamente pensierose o preoccupate, e poco attente agli eventi cruciali della vita. In fondo, la diaristica è una funzione letteraria delle anime in pena, o della cattiva digestione. Chi vive se la gode, non scrive diari.
In questo momento la mia vita si è messa a correre, e io con lei. Nuove ed entusiasmanti possibilità professionali si aprono, prospettive mai neppure pensate prima. E, al tempo stesso, pur alla vigilia dei miei 42 anni, sboccio di nuovo all’amore con l’infantile felicità di un fiore che a primavera vede per la prima volta il sole.
La mia vita è un mare spumeggiante e ne cavalco le onde come su un surf.
Sto magnificamente.

11 marzo 2008

Salvate il Miscellanea !!!



Chi conosce e ama "La caduta" di Albert Camus, sarebbe sorpreso, entrando al bar Miscellanea di Roma , in un vicoletto buio tra Piazza di Pietra e il Pantheon, di ritrovarvi un ambiente molto simile a quello descritto dallo scrittore francese come ambientazione del suo romanzo. Un porto di mare, dove si possono incontrare le persone più disparate: da Barabba il barbone al figlio della Regina d'Olanda o l'Ambasciatore degli Stati Uniti.

"L'esimio gorilla che presiede ai destini di questo locale", per usare le parole di Camus, è Mickey, il proprietario: sempre lì, giorno e notte, serve gli avventori con un brontolio, talvolta con una frase minimalista. Si ricorda di tutti: i pischelletti che tiravano tardi la sera a caccia di ragazze e che oggi sono diventati stimati professionisti, uomini d'affari, persino dirigenti dello Stato ;-). Molti dei miei anni formidabili, li ho passati lì.

Per anni, il Misc è stato una specie di santuario per le turiste e le studentesse straniere: qui i bufali italiani non potevano entrare, e loro potevano stare tranquille. Esservi ammessi era un autentico privilegio, come avere la chiave per la Grotta del Tesoro di Alì Babà. Ancora oggi troneggia sul bancone un cartello significativo: "Riserva di caccia, zona di ripopolamento e cattura". Appunto.

Ora, si dice, il Miscellanea potrebbe essere sfrattato. Questa nefandezza non deve essere permessa: si demolisca il Colosseo, piuttosto, ma il Miscellanea non si tocca, Roma ne sarebbe snaturata. Per impedirlo sono disposto anche a incatenarmici davanti. No pasaran!!!

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Nella foto, Mickey inappuntabile ufficiale di stato civile per un giorno, celebra le nozze di Vladimir e di Stefania.

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Purtroppo ciò che temevamo si è avverato: il Miscellanea chiude il 25 marzo 2009...
Una data triste per Roma e per tutti noi.





09 marzo 2008

Toga, toga, toga !!!!



Smesse le grisaglie da European Civil Servant ( moi? ) posso finalmente indossare qualcosa di più comodo. La corsa delle Idi di Marzo organizzata dagli Hash House Harriers di Roma è stata come sempre un successo. La giornata inoltre era benedetta da un sole glorioso.

On On to the Ides of March 2009 !


08 marzo 2008

Guardando all'Europa



Meno male che c'è la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, a tenere alta la bandiera dell'internazionalizzazione della dirigenza.
Il primo corso pilota "European Senior Civil Servant" tenutosi alla Reggia di Caserta sotto l'egida della Sorbona, dell'Ena e della National School of Government di Londra, è stato un'esperienza stimolante, arricchente, e persino divertente. Ho partecipato insieme a un gruppo di giovani colleghi (e colleghe...) stranieri: ne è venuto fuori un gruppo compatto ed affiatato. Che sogno se si potesse lavorare in teams così ogni giorno!
Se costruire l'Europa consiste nell'aprire finestre e gettare ponti, credo che questa settimana abbiamo scritto una paginetta di storia.

02 marzo 2008

Buona questa...



"Vorrei tanto morire nel sonno, come mio nonno, e non urlando di terrore, come i suoi passeggeri."

Il bambino che era

“Al bambino che era si strinse il cuore e gli occhi si fecero umidi.
Comprese di colpo cos’era la vita: una fossa o un buco famelico in cui sprofondava il ricordo.”


Juan Goytisolo "Uomo solo"