29 giugno 2008

La Cianfotta

Sì lo so, dall’uomo in cucina ci si aspettano mirabilie. Lui non si mette mai ai fornelli se non per “creare”, e i suoi ospiti si attendono un menù con portate del tipo: "straccetti di manzo in salsa mongola su letto di polenta tartufata” o “patè di quaglie damascate alla crema di caviale lappone biscottato con trionfo barocco di sedano maculato del Madagascar”.
Io invece - più modestamente - ho intrattenuto con successo i miei invitati con una vecchia ma riuscita ricetta della nonna, la Cianfotta di Melanzane.

Pulire e tagliare le melanzane in lungo. Togliere via il pane della parte centrale. Tagliare il resto a tocchetti. In un tegame, far scaldare un po' d’olio e rosolare qualche spicchio d’aglio. Poi versare un po' di passata di pomodoro, magari con delle olive. Mettere nel tegame i tocchetti di melanzane e ricoprire tutto con acqua. Cuocere a fuoco vivo una buona mezz’ora, lasciando che l’acqua evapori tutta.

La ricetta originale napoletana è più complessa e più pesante, e prevede anche zucchine e peperoni, ma così usava a casa mia: semplice e facile.


27 giugno 2008

C'era una volta la Rana Pomerana

Secondo una ricerca fatta dal «Global Amphibian Assessment» - un progetto che coinvolge 600 scienziati di 60 nazioni, che studiano (c'è chi ha tempo da perdere!) lo stato delle 5.918 specie di rane conosciute - un terzo delle rane, dei rospi e delle salamandre presenti in tutto il mondo è minacciato dall'aumento delle temperature. Esse sono le specie più a rischio del prossimo decennio. In particolare sono scomparsi già due terzi delle 110 specie di rane arlecchino tipiche dell’America centrale.

Sono sempre stato affascinato dalle rane: sono animali femminili per eccellenza. Il loro essere anfibie, la loro capacità di vivere contemporaneamente più contesti, mi sembrano una perfetta metafora dell’ambivalenza e dell’ambiguità, dell’umana incapacità di scegliere, e della voglia ricorrente di mantenere il piede in due staffe, di avere tutto e il contrario di tutto. La rana è qui ed altrove, adultera e sfuggente per natura.

Fedro, invece, ne fece un simbolo di vanità, presunzione ed arroganza, narrando la favola della rana che scoppia a furia di darsi arie. Così pure Emily Dickinson, che in una poesia parla di una rana che passa tutto il mese di giugno a ripetere il suo nome a una pozzanghera che sta ad ascoltarla.

Presuntuosa od opportunista che sia, la rana merita comunque di sopravvivere, povera bestia: ho assistito personalmente alla misera fine dell’ultimo esemplare di Rana Pomerana (una specie del genere “Rana Dottrinaria”), finita ingloriosamente in un ‘puf’ come una bolla di sapone, e posso testimoniare che fu un ben triste spettacolo. Non posso dunque che appoggiare il lavoro di codesti meritori scienziati per la salvaguardia dello stolido batrace, e unire il mio grido al loro:

Salvate la rana!

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Vedi anche:
Per amore di una rana…



26 giugno 2008

Grande Emma

Emma Bonino è stata un bravissimo Commissario Europeo e Ministro, ed è una delle donne che occupano la scena pubblica da anni con dignità, senza gli sgallettamenti e i presenzialismi di tante sue più giovani colleghe. Una ‘donna politica’, piuttosto che una ‘donna in politica’. Che vuole siano sempre in primo piano le sue idee, piuttosto che la sua persona.

Il tiro mancino che ha giocato a un settimanale femminile - annunciando la (falsa) notizia del suo fidanzamento a 60 anni, abbondantemente ripresa da tutti i giornali “seri”, che hanno invece trascurato il suo impegno politico - è dunque un doppio colpo da maestro. Perché al tempo stesso sbugiarda il sistema italiano dell’informazione, così concentrato sul gossip da trascurare le notizie vere, e perché
mette a nudo nella sua miseria lo stereotipo della femmina in carriera, che ama raccontarsi, svelare il suo privato, parlarsi addosso, sciorinare il suo vissuto, quasi per rassicurarsi di essere nonostante tutti i suoi impegni, una vera donna. Stimolata dalle domande ‘inesorabili’, cioè ripetitive e banali, dell’intervistatrice, Bonino ha messo le donne italiane davanti allo specchio, e le ha fatte ridere e vergognarsi di sé stesse, in quanto artefici e vittime di quegli stereotipi di genere che ne frenano la crescita nelle professioni e soprattutto nella politica. E ha dato, in quest’epoca di esibizionismi, esternazioni, confusioni tra privato e pubblico, una lezione di severità, sobrietà e pudore. Grande Emma!!!


25 giugno 2008

Via della To..lda

Ostia. Scendono dalla metropolitana alla stazione della Stella Polare, e percorrono quella strada che le porta alle poche spiagge che la voracità dei gestori di stabilimenti e la collusione del Comune di Roma hanno lasciato libere. Dopo pochi metri affollano il forno Smarchi, e le loro amiche più esperte le iniziano alle delizie della rosetta calda farcita con la mortadella; da allora in poi, è sicuro che non entreranno più in un Mac Donald. Sono inglesi, americane, tedesche, turiste a Roma o studentesse, vestite colorate, profumate di lavanda, la pelle arrossata di chi conosce il vero sole per la prima volta, vocianti e spensierate nei loro diciott’anni. Sulla spiaggia si mescolano alle tante bionde russe che abitano a Ostia. Bella gioventù che annuncia lo sbocciare dell'estate.
È sempre un bel vedere, in quella strada tra la stazione e il mare, quando arriva il treno. Si chiama Via della Tolda.

24 giugno 2008

Punti di vista

Italy is right to curb its judges

By Christopher Caldweill

Published: June 21 2008 03:00 | Last updated: June 21 2008 03:00

"The purpose of immunity is not to give elected officials a free ride. It is to protect the right of electorates to be ruled by the person they chose democratically. Do the charges against Mr Berlusconi arise from a disinterested quest for justice or from a desire on the part of a certain branch of the Italian elite to overturn a popular choice they do not like? Such questions can almost never be answered to the public's satisfaction. In the US in the 1990s, President Bill Clinton was subjected to one investigation after another. It turned out to be just as important that the judiciary be above the taint of politics as that politicians be above the taint of corruption. Immunity might be the best way to protect the democratic elements of democratic government - especially in a country where the judiciary is highly politicised. The US remains such a country. So does Italy, where, for a decade and a half, judges have enjoyed a degree of power unique in the west. ... Such power is, over the long haul, unhealthy for a democracy.

"Mr Berlusconi's judicial stunts are invariably self-serving, but they are never only self-serving. They always address some genuine problem severe enough to rally voters behind him. Therein lies his political genius. Italy is in a panic about crime right now. That panic might be well founded, or it might not be. But almost everything in his security law will help allay it. An immunity law, should one be drafted, might make Italian politics less litigious and more democratic. The fact that Mr Berlusconi could dodge a trial through these laws is a reason to oppose them. But it is the only reason to oppose them, and it is not a sufficient one".

Prima di annettere il FT alla schiera degli ammiratori di Berlusconi, però, vale la pena di leggere quest'altro articolo: Oh no, not again, del 25 giugno.

For Italy’s sake, things must improve from here. The country has one of the slowest growth rates in the eurozone. It needs serious, responsible government to turn the economy round. Mr Berlusconi said on Wednesday that Italy’s public prosecutors had subjected him to an endless “Calvary”. But the only Calvary being suffered in this story is the one endured by Italy, which needs a dramatic reversal in its political and economic fortunes.


22 giugno 2008

Facciamo l'amore!!!

Sorpresi a fare sesso nel confessionale”, titola un giornale. Mi colpisce non la trasgressività provinciale dei due cialtroni romagnoli che non trovano posto migliore per lasciarsi andare di una chiesa, ma quanto sia entrata nell’uso corrente una espressione così volgare e americaneggiante come “fare sesso”. Poche parole sono state così dirompenti, nel costume, ed al tempo stesso così densamente significative.

Una volta si sarebbe detto “fare l’amore”, e d’accordo, non era vero amore, spesso, era sempre il buon vecchio sesso. Ma chi “faceva l’amore” o meglio, “all’amore”, si concepiva come una unità di corpo ed anima. Si fingeva l’amore, forse, ma non lo si negava: semplicemente ci si esercitava mimando, in vista di qualcosa di più importante e serio. Poteva essere la storia di una sera, la classica botterella, ma l’occasionale compagna era pur sempre una persona. Non si poteva non esserne coinvolti, almeno un po'. E un gentiluomo non doveva mai lasciarla con la sensazione di essere stata usata. Bastava poco in fondo, per accomiatarsi con classe: una rosa, un invito a pranzo, un bacio. Tutto questo non c’è più.

Soprattutto, non sembra interessare più alle donne. La prima volta che ho sentito dire "fare sesso" è stato in bocca a Sharon Stone, in ‘Basic Instinct’. Il personaggio che interpretava, freddo e anaffettivo, diventò una istant icon del femminismo. Il messaggio era: ci si può divertire con gli uomini però senza coinvolgersi, senza indulgere in fantasticherie romantiche. Gli uomini sono oggetti usa e getta, nel film persino da uccidere, nella vita normale da negare ed umiliare. La reciproca strumentalizzazione, lungi dal dover essere esorcizzata, viene accettata e persino esibita. Come disse una signora di mia conoscenza, al termine di un breve viaggio, con ammirevole chiarezza: “sì, ti ho usato, tutti si usano”.

Questo passaggio, per usare il linguaggio femminista anni ’70 (Elvira Banotti e Carla Lonzi docent) consiste nell’ "ufficializzazione della trivialità del coito”. Solo che a differenza della femminista old fashion, non c’è più il rifiuto della penetrazione. La separazione femminista viene coltivata in altro modo, impermeabilizzando il settore degli affetti. Si può penetrare un corpo, ma mai, per questa via, arrivare ad un’anima. Gli uomini riconoscono in questa paura dei sentimenti la loro stessa paura atavica, solo che un tempo la superavano proprio grazie all’incontro con una donna che li portava ad un livello più alto di consapevolezza.

Ma chi è la donna d’oggi?” si chiede Eric Zemmour: “un maschio travestito”. È la parità, bellezza. In fondo Catherine Tramell, il personaggio della Stone, era omosessuale sia quando andava con le donne che con gli uomini: un maschio che va con i maschi. Si moltiplicano le defaillances, e non perché – come ci vogliono far credere - gli uomini si sentano spiazzati da una donna più consapevole e padrona di sé. No: semplicemente perché percepiscono il mascolino che c’è in chi hanno davanti, e lo rifiutano. Non tutti abbiamo inclinazioni omosessuali.

Fare sesso” è un’espressione triviale, come ‘One night stand’ o ‘sessione’. Una terminologia tipica del nostro tempo che assegna al sesso un valore consumistico, superficiale, epidermico, egocentrato, limitato a un contatto esclusivamente genitale che esclude a priori qualunque intimità. Un eros semplificato, senza thanatos, da fast food. Si "fa sesso" così come si espleta una funzione fisiologica o un impegno sociale. Qualcosa che si fa con altri però rimanendo rigorosamente da soli. Ci si considera dei falliti, degli sfigati se non si “fa sesso”, mentre è socialmente accettabile non avere una storia solida, un affetto, dei sentimenti, persino – che vecchiume – dei figli. Ci si prende un fuckbuddy per una sorta di onanismo a due, e non ci si chiede perché, se c’è tanta intesa sessuale, non ci può essere dell’altro. Non ci deve essere altro, occorre che siamo a disposizione per il consumo, atomizzati e soli, in questo mondo di singles che si cercano affannosamente senza mai trovarsi.

Fare sesso” è una funzione della paura, paura di essere coinvolti, paura dei sentimenti, paura di amare e di lasciarsi andare.
Torniamo a "fare l’amore", per piacere.

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In figura la locandina del film "Facciamo l'amore" con Marylin Monroe ed Yves Montand.

21 giugno 2008

Uno sguardo oltreconfine



Walter Veltroni aveva provato a tradurre in italiano il motto di Barack Obama: "Si può fare", o alla romanesca "se pò ffà". L'originale ci dà una bella lezione, restituendolo invece in Latino: "Vero possumus", e mettendolo sul logo della sua campagna. In America sanno ancora il latino.

Interessante la notizia dell'esercitazione israeliana "Glorious Spartan '08" sulle acque di Creta. Si tratta chiaramente di una prova generale del possibile bombardamento dell'Iran e delle sue centrali nucleari da parte delle forze con la Stella di Davide. Ormai Israele è un socio ombra della NATO, come lo fu ai suoi tempi la - formalmente neutrale - Svezia. Eppure è sperabile che il dialogo con l'Iran venga recuperato dalla prossima amministrazione americana, a meno che un Bush a fine mandato non decida di premere il grilletto. L'Iran è un paese islamico, ma indoeuropeo, ed ha molte più cose in comune con l'Occidente di quanto non si sospetti. Avremmo tutto l'interesse ad averlo come amico. Speriamo bene.

20 giugno 2008

Elogio degli sfigati



L’uomo bastardo attrae le donne, lo abbiamo sempre saputo. Adesso c’è una ricerca scientifica apposta del prof. Peter Jonason, della «Mexico State University», riportata sul New Scientist e sul Telegraph, copiati come al solito dal Corriere.
Lo ribadisco, questi scienziati che passano il tempo a fare ricerche sull'ovvio mi riempiono di ammirazione, e al tempo stesso mi lasciano il sospetto che PolPot non avesse tutti i torti a massacrare i professori… Comunque, il prof. Jonason ha scoperto che l’uomo che ha successo con le femmine è un incostante, con l’istinto del predatore, e una modica dose di narcisismo, impulsività, capacità di manipolazione. Non ce ne eravamo accorti.

Ora, l’adolescente che ero una ventina e passa di anni fa, sarebbe stato certamente molto affascinato da questo tipo umano: il collezionista, lo sciupafemmine, l’uomo che non deve chiedere mai. Siamo cresciuti – abbastanza infelici – col mito di Fonzie cui bastava schioccare le dita per avere una ragazza.

Però gli anni non passano invano, grazie al cielo, e l’esperienza mi ha insegnato qualcosa. Se mi guardo intorno, dei miei amici, quelli felicemente accoppiati – con una famiglia e dei figli - sono proprio quelli che al nastro di partenza sembravano degli sfigati. Mentre i non più giovani leoni (e i loro omologhi in gonnella), continuano ad andare in cerca della prossima preda, ma con la sensazione sempre più netta di essersi persi qualcosa. Se ammettiamo che la sessualità, per quanto i media vogliano convincerci del contrario, non è solo un bene di consumo, o una funzione dell’organismo, allora riprodursi è il più chiaro indice di successo nella lotta per la vita.

Coloro che sembravano avere avuto in dono dalla natura la possibilità di operare una vasta scelta, alla fine sono rimasti soli. La loro è una ben strana forma di solitudine: come dei pianeti, hanno sempre qualcuno che ruota loro intorno, ma a debita distanza… Mentre chi si è dovuto guadagnare con fatica una partner oggi ha in premio stabilità, felicità e coinvolgimento. Nulla di strano del resto: un po' come chi è ossessionato dal collezionare soldi di cui in realtà non sa che fare, il collezionista di partner ha molte storie che non è capace di approfondire, e la sua mente è sempre proiettata al futuro o al passato, a chi è venuto prima o verrà dopo. La forza dell’abitudine rovina tutto, e rende banale e prevedibile -
come un attore che abbia dato troppe repliche - chi a un primo impatto era sembrato attraente ed eccezionale.

Se il tenebroso mascalzone riesce bene nelle avventure a breve termine è, a ben vedere, perché le sue sono storie fotocopia, sempre con lo stesso tipo umano. Mentre il successo arride a chi sa far sentire il suo compagno unico ed incredibilmente speciale.

Ricordate? Alla fine di Happy Days, era proprio il lentigginoso Richie Cunningham a conquistare la ragazza del suo cuore e a vivere con lei felice per il resto dei suoi giorni.


19 giugno 2008

Rostocker Frauen, deutsche Treue...

Quant'è bello l'Inno Tedesco, musicato da Haydn. Però due versi mi fanno veramente ridere:
Deutsche Frauen, deutsche Treue...
Uns zu edler Tat begeistern
"Donne tedesche, fedeltà tedesca... che ci ispirino a gesta nobili" : chi li ha scritti aveva voglia di scherzare...

Is Google Making Us Stupid?

Is Google Making Us Stupid?
Is Google Making Us Stupid? ... A few Google searches, some quick clicks on hyperlinks, and I’ve got the telltale fact or pithy quote I was after. ...
www.theatlantic.com/doc/200807/google

18 giugno 2008

Non allarghiamoci troppo

Lo so, non bisognerebbe dire “lo avevo detto”, ma, insomma, lo avevo detto: "L'Europa è una rana, attenti a che non scoppi..." (2006). Gli irlandesi hanno detto un sonoro no al trattato di Lisbona, e la cosa ha colto tutti di sorpresa, visto che è il paese che ha più beneficiato del quadro giuridico ed economico europeo. Gli irlandesi erano entrati di corsa nell’Euro, mentre gli inglesi si erano tenuti cara la Sterlina. E allora?
Un’eccellente analisi del no irlandese viene da Germano Dottori su Servizi Italiani che vi legge soprattutto un ‘no’ ad un ulteriore scriteriato allargamento alla Turchia, dopo quello dagli esiti assai infelici, a Romania e Bulgaria.
Anche l'Italia dovrebbe chiarirsi le idee: un allargamento è contro i nostri interessi nazionali, contro il sentimento popolare, ma Ministri degli Esteri di ogni colore fanno finta del contrario.
Sarebbe onesto dunque non incolpare la "pletorica" (ma in realtà assai ristretta ed efficiente) burocrazia di Brussel del deficit democratico dell'Unione, quando invece i progetti più invisi all'opinione pubblica come quello dell'Allargamento alla Turchia vengono coltivati nelle Cancellerie delle Capitali degli Stati Membri, che tentano di imporli dall'alto.

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Leggi anche:
Turchia? No, grazie.

Volare alto

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Sto recitando il mantra dell'autocompiacimento: "...quanto sono bravo, ma quanto sono bravo..."


Con la Canon è un'altra cosa. Vedi le foto delle Cinqueterre.


17 giugno 2008

Scaricamento precoce


Ho installato di corsa il nuovo browser Firefox 3, da innamorato impaziente di scoprire le novità di un programma che ha definitivamente cambiato il modo di navigare in Internet. Oggi era il Download Day e mi piaceva essere in quel milione di persone che dichiarano il loro no ai programmi sovietici di Microsoft.
Poi ho scoperto che il plug-in cui tengo di più, Google Browser Sync, che mi sincronizza i bookmarks tra il pc di casa e quello d'ufficio, sulla nuova versione non funziona. Marcia indietro, si torna all'antico e affidabile Firefox 2.0.0.14...

Un milanese a Roma

Troppo bello questo post di un milanese emigrato a Roma, che ci ricorda quanto siamo fortunati a vivere in questa stramaledetta e bellissima città: "Roma è ciò che mi ha in qualche modo ricucito gli occhi al loro posto, costringendomi a guardarmi di nuovo intorno, senza camminare come un automa incurante come facevo prima.". I romani ringraziano...

Visti dall'Economist

Italy's centre-left
Appeasement

The risk is that Italy may get not a shadow government, but a phantom opposition.



Stronze & the City

Ho sempre cordialmente detestato "Sex & the City". Era il telefilm bandiera di un certo tipo di donna metropolitana: carrierista, spavalda, volgarotta, esibizionista e - almeno a chiacchiere - molto disinibita. Il tipo che dice "cheap", che quando ne ha voglia si rimorchia un uomo per una 'one night stand', e che enumera le sue conquiste perché fa curriculum e contribuisce all'immagine di 'donna che vive liberamente la sua sessualità". Insomma, una bagascia, ma in un'epoca in cui non era "politically correct" dirlo né tanto meno pensarlo.

Ora è la volta del film, e le "ragazze" sono penosamente invecchiate: a furia di saltabeccare da un letto all'altro si ritrovano sole e in cerca del grande amore, ormai fuori tempo massimo.

Per fortuna che anche dal lato femminile qualcuna smonta l'intima misoginia di S&TC: ci pensano le ragazze al vetriolo del blog di Grazia in: "Molte buone ragioni per andarsi a vedere Sex & The City senza smettere di odiarlo".

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Vedi anche in questo blog:
One night stands
L'amore ai tempi del Viagra

16 giugno 2008

Sotto a chi tocca

I dipendenti della clinica milanese “Santa Rita” si ribellano. Dopo che la magistratura ha scoperto che alcuni chirurghi facevano operazioni non necessarie per intascare i relativi rimborsi, procurando ai loro pazienti mutilazioni gravi e permanenti (una ragazza ha perso un seno, un anziano un polmone, etc), ormai la Santa Rita è nota a livello nazionale come la ‘clinica-degli-orrori-dove-si-ammazzano-i-pazienti’. E chi vi lavora giustamente vuole che siano separate le responsabilità – personali – degli indagati, da quelle di tutti gli altri, estranei ai fatti.

Le generalizzazioni non fanno piacere a nessuno, certo. Ma sarebbe bene ricordare che milioni di lavoratori pubblici, da mesi, se non da anni, vengono messi alla berlina per i comportamenti di una minoranza, peraltro abbondantemente tollerata.
Ora, non ho difficoltà a credere che alla Santa Rita vi siano ottimi medici, che hanno a cuore solo la salute dei pazienti, come personale umano e coscienzioso. Ma anche nella PA vi sono coscienziosi lavoratori che hanno a cuore solo il bene pubblico. E sono certamente la maggioranza.

Gli è che siamo passati, in questo paese, dalla responsabilità personale a quella categoriale: un titolo di giornale diventa una etichetta che classifica in modo impietoso e grossolano interi gruppi sociali. I rumeni: tutti ladri? Gli zingari? Tutti delinquenti. I pubblici impiegati? Tutti fannulloni... e via cantando. Probabilmente anche i lavoratori della Santa Rita, nelle loro private conversazioni da bar, hanno ceduto a questo modo di pensare - così rassicurante finché il problema sono sempre ‘gli altri’. Ma adesso tocca a loro, e domani a chissà chi altro.

E allora si rifletta, una buona volta:  messa in moto la macchina della diffamazione collettiva, questa non si ferma e non risparmia nessuno. A chi tocca tocca.



12 giugno 2008

Il passato è passato

Sono imminenti le nozze di Flavio Briatore - botulinato patron della scuderia Renault e magnate dalla ricchezza di origine incerta e poco pulita - con Elisabetta Gregoraci, stellina finita sotto i riflettori più per le sue doti fisiche – abilmente sfruttate - che per quelle artistiche.
I due molto difficilmente potrebbero essere definiti una coppia di persone di classe e buon gusto. Eppure Briatore, playboy noto per la sua love story con Naomi Campbell, ha dichiarato che non inviterà al matrimonio nessuna sua ex, nemmeno la Pantera Nera, perché “non sarebbe carino” verso la sua sposa.

Ottima scelta: quando si avvia una nuova storia bisogna avere la capacità di lasciarsi il passato alle spalle. Dio ci scampi da coloro che - per insicurezza, esibizionismo? - ci impongono l'ingombrante presenza reale o virtuale dei loro passati amanti. Persino da un cafone parvenu, una tantum, può venire una bella lezione di tatto, sensibilità e stile.

10 giugno 2008

Sarà colpa del deserto se io...?



“La dura vita del deserto rende questi uomini... duri, riservati, taciturni… e anche un po’ stronzi”

(Alberto Sordi – Riusciranno i nostri eroi...)

Dieci Giugno

La mattina del 10 giugno 1918, esattamente novant’anni fa, al largo dell’isola di Premuda in Dalmazia, un MAS guidato dal Comandante Luigi Rizzo si gettava all’assalto di un convoglio navale austriaco, colpendo ed affondando la corazzata Santo Stefano. Quel giorno viene da allora celebrato come Festa della Marina, e sulle navi in mare i comandanti offrono la torta ai loro equipaggi, che per un giorno possono rompere ogni disciplina.
Non so se insegnino ancora queste cose a scuola: le gesta di Rizzo, e dei vari Rossetti, Paolucci, Tesei, Todaro, De la Penne, meriterebbero di essere ricordate con maggiore solennità. In America, sulla storia di un pugno di uomini che affrontano su un motoscafo una intera flotta nemica avrebbero fatto un kolossal. Da noi si tende a dimenticare e minimizzare, anche per un malinteso antimilitarismo. Ma coraggio e iniziativa individuale sono valori che non perdono di attualità, anche in tempo di pace.


Anche per le gesta di questi uomini, son fiero di aver indossato la divisa della Marina Militare.

07 giugno 2008

Fannulloni?

"Quella del fannullone è una fantastica figura retorica, un personaggio mitologico che piace tantissimo agli italiani, perché consente a tutti di autoassolversi. Se in Italia le cose vanno male, la colpa è sempre di qualcun altro: i fannulloni, oppure i politici (la casta!), o magari i "poteri forti" che non si è mai capito chi sono ma ci stanno sempre bene. Funziona tutto, pur di non essere messi di fronte alle proprie responsabilità."

Pietro Piovani
(Giornalista del Messaggero specializzato in PA)
dal Blog "Pubblico Dominio"

06 giugno 2008

Il tormento del Carlino

Certo che bisogna avere un bel coraggio per fare pubblicità alla propria azienda con una faccia così. Roberto Carlino, immobiliarista, è un autentico stuntmen della pubblicità, un novello Steve Mc Queen: rifiuta le controfigure. E si presenta ogni giorno come la pora mamma l'ha fatto dalle pagine dei giornali e dalla televisione, per propagandare la sua azienda, la Immobildream. Non contento, ci sorride dappertutto con quel ghigno improbabile, una Monna Lisa dei poveri che ammicca dai cartelloni (abusivi) di tutta Roma. Una vera ossessione.

La sua fiducia nella capacità della sua immagine di trasmettere qualcosa di accattivante ed affidabile è veramente commovente. Del resto è una scommessa azzeccata: logica vorrebbe che il tipo fosse fallito da tempo, invece prospera e si espande. Chi comprerebbe da quest'uomo un'auto usata? E invece molti gli affidano i risparmi di una vita e comprano da lui una casa. Una faccia di tolla così è garanzia di solidità, probabilmente.

Ok, non occorre essere Brad Pitt per fare affari, e questa forse è una buona notizia: la bruttezza nel nostro mondo ha ancora posto. Finché c'è bruttezza, c'è democrazia. La favola del Brutto Anatroccolo applicata alla speculazione edilizia. Anzi, il personaggio arriva quasi quasi a starmi simpatico: la sua fronte sempre più ampia ("Inutilmente ampia", avrebbe detto Fortebraccio) denota un'ancora più spericolata noncuranza dell'opinione altrui. Altri più fortunati immobiliaristi - l'attuale Presidente del Consiglio, per esempio - si fanno un ritocchino, si trapiantano i capelli, lui niente, nemmeno un toupé.

Poi il campanello d'allarme è quello slogan, ripetuto all'infinito: “Sono Roberto Carlino, presidente dell’Immobildream, grazie a me migliaia di famiglie hanno acquistato casa, ma ce ne sono ancora tante che con Immobildream potrebbero averla... Vieni nei nostri cantieri, troverai la tua casa, così anche il tuo sogno saprò trasformare in realtà. Parola di Roberto Carlino. (voce fuori campo: Immobildream non vende sogni, ma solide realtà)".

Eh sì, Immobildream non vende sogni, ma solidi incubi. Cioè quelle palazzine anonime che stanno circondando una periferia romana che era già brutta di suo. Quartieri senza servizi, senza identità, tutti uguali (certo, mai niente in confronto ai quartieri-fotocopia di Franco Gaetano Caltagirone: Malafede, Ponte di Nona, Porta di Roma), che hanno divorato la Campagna Romana con la complicità delle amministrazioni Rutelli-Veltroni all'insegna del 'programmar facendo', ossia dell'acquiescenza a tutti gli interessi della rendita fondiaria, così come documentato (a urne già chiuse, peraltro) da un bel servizio Report di Rai Tre.
E allora la sciatteria e la bruttezza del palazzinaro mediatico mi appaiono assai meno divertenti, e assumono un significato simbolico e inquietante.

Roberto Carlino è un uomo brutto che costruisce case brutte e che rende Roma ancora più brutta.
A sua immagine e somiglianza.





05 giugno 2008

Corriere 2000

GOSSIP/1 Ecco il primo topless dell'anno: Camila al mare - Immagini La Raznovich e il fidanzato Eugenio alle isole Baleari - GOSSIP/2 Borriello & Rodriguez, foto hot per Max - Guarda
Novella 2000? Cronaca Vera? Il Nuovo.it? Noooooooooo...: Il Corriere della Sera, versione online (e spesso sgrammaticata) del noto quotidiano milanese, il primo d'Italia. All'estero esiste la stampa seria e quella popolare. Gli inglesi possono scegliere tra il compassato Times e il popolare Sun, con la modella in topless della Page 3. Noi fortunelli italiani abbiamo il prendi uno paghi 2. Sotto la guida di Ferruccio de Bortoli il serioso e autorevole giornale dei colletti bianchi è sempre più scollacciato. La Repubblica non è da meno, beninteso: sembra di essere tornati alla disfida a suon di copertine osé tra L'espresso e Panorama, che fece aprire a Cuore il borsino "Tette & Culi", ai soliti appelli ai bassi istinti dei lettori che fanno chiedere a corrispondenti stranieri come Adrian Michaels che fine abbia fatto il femminismo in Italia.

Bisogna capirli del resto, questi poveri giornalisti: ma di che devono parlare? Di politica interna no: una volta fatto il pastone col bilancino delle dichiarazioni risibili del peone di turno, e inondata la Casta di vaselina, che altro c'è da dire? Di politica estera nemmeno, perchè com'è noto, l'Italia è il centro del mondo. E allora, parliamo di topless, del rientro dal ponte e del meteo, perché - ohibò- non ci sono più le mezze stagioni.

Le statistiche continuano a svillaneggiare gli Italiani perché non leggono tanti giornali come i loro cugini europei. Forse la spiegazione c'è: da noi basta guardare le figure...

(Intanto mi sono abbonato a Foreign Affairs. Un affarone, col dollaro debole: solo una quarantina di euro per essere informato sul mondo dalla più prestigiosa rivista del settore. I pennivendoli italiani i miei soldi non li vedranno per un bel po').

04 giugno 2008

Facebook è una ca*ata pazzesca...

Ho un profilo in molti social network. Occorre tenersi aggiornati, anche se 'sta roba mi sembra solo un capitolo più raffinato di quell'organizzazione tecnologica della solitudine cominciata con le chat (ICQ, dio ne scampi e liberi!), che consente a chiunque di chiudersi in casa e parlare con uno schermo come un babbeo.

Ma davvero continuo a non capire a che serve Facebook, il trend del momento, e cosa la gente ci trovi di divertente... Che poi esso possa addirittura minacciare Google mi sembra incredibile. Ma ho un profilo, ahimè, e continuano ad arrivarmi inviti a installare questa o quella applicazione. Così c'è chi mi lancia un pollo, chi mi offre una birra e chi mi manda un abbraccio, tutto rigorosamente virtuale. A me sembra solo un modo delittuoso di perdere tempo, ma visto che tanta gente impazzisce per questa roba, devo avere l'umiltà di pensare che sono io a non aver capito niente. Così ho chiesto ad Helena, dalla F*landia, una Facebook-entusiasta, di chiarirmi le idee:
Well, these applications observe your netbehaviour, thus collect all sorts of data mainly for advertisers. A good example might be Amazon.com. You add books (that you are currently reading or would like to read) into your virtual bookshelf and, everytime you log into Amazon you will get a list of recommendations of books that you might be interested in. Your consumer behaviour (including but not limited to your taste in books and frequency of reading new books) is also important piece of information to Amazon.com.
Most of the applications are build by 3rd party software engineers... that are trying to make a killer application that would bring them money and fame. All applications collect some sort of data from your internet cache. I like facebook, mainly because it allows you to keep in touch with your friends (without really keeping in touch with them)... especially if you use "Status Updates" ie let everybody know what are you currently doing. PLus you see birthdays... you can congratulate people and "hug" them as you please.
Facebook as a social networking website and as such already a killer application.
Also LinkedIn is a social networking website, a business such.
Second Life is another much bolder application (people network), where you can create a parallel life, have virtual fuckbuddies and cheat your spouse without any particular consequences. HIhihihh.
Bahhhh, credo che la migliore risposta sia che Facebook non serve ASSOLUTAMENTE A NIENTE.
Non a me, almeno. Più o meno, è un data miner, più sofisticato e gentile dei tracker che ripulisco ogni settimana con Ad-Aware. Ma almeno non mi sento più solo: c'è un mucchio di gente che codivide il mio smarrimento e comincia ad ironizzare su questa mania. Come gli autori di questi due simpatici clip:






Anche questo articolo merita qualche considerazione:
E sul WSJ:
How Facebook Ruins Friendships

03 giugno 2008

Bella, Napoli?

In uno sketch molto divertente che girava anni in tv fa due attori napoletani simulavano una tribuna politica tra due partiti, la Lega Lombarda e la Liga Veneta. L’idea era di ironizzare sul presunto razzismo delle nascenti Leghe Padane. Invariabilmente, un ‘leghista’ concludeva: “E ricordate, non siamo noi a essere razzisti. Sono LORO che sono napoletani !!!”.

Mi è tornato in mente vedendo l’ennesimo servizio sulla piccola intifada dei paesi che in Campania non vogliono ospitare le discariche. Intervistata dalla tv, che le chiedeva che problema ci fosse ad ospitare una discarica, visto che ormai tutta la provincia di Napoli è una sola grande discarica a cielo aperto, una cittadina di Chiaiano ha dichiarato che per quanto la riguarda è meglio così.

E io pago” direbbe Totò (napoletano).
Mi viene il sospetto: ma che il problema di Napoli sia proprio Napoli?

Ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere:
“E' mia impressione che i napoletani non abbiano ancora misurato fino in fondo il baratro morale in cui Napoli è precipitata agli occhi del resto dell'Italia. Il resto del Paese si sente danneggiato da Napoli due volte. In termini di immagine, perché la vicenda napoletana dei rifiuti coinvolge l'intera Italia agli occhi del resto del Mondo. E in termini di sforzo finanziario, perché quella storia costa cifre colossali ai contribuenti italiani.”
Può darsi che i napoletani non l’abbiano capito. Ma forse la spiegazione è che se ne infischiano. Perché altrimenti non si spiega la totale mancanza di orgoglio civico, di reazione, davanti a questa situazione. Che è solo l’ultima in ordine di tempo, visto che di questa città si parla sempre in termini di “emergenza”, che sia per il colera, il traffico, il terremoto. Ed ormai ci si è rassegnati all’idea che la soluzione debba venire da fuori: quella che era una Capitale, oggi è una Prefettura, dove Roma manda suoi proconsoli con il compito di sostituirsi a una classe politica inetta e irresponsabile.

Tutti dicono "Bella Napoli". Sarà per renderla ancor più bella che l'hanno riempita di palazzi abusivi e di monnezza?

Gli storici tireranno fuori le loro dotte analisi sulle antiche origini di questo degrado morale. Ma è un dato di fatto che nel resto d’Europa paesi un tempo miseri si sono messi a correre. L’Irlanda dove studiavo inglese era un paese dignitosamente poverissimo, oggi una tigre economica. La Lettonia, appena otto anni fa sembrava senza speranza, oggi ha tassi di crescita superiori a quelli cinesi.

Napoli continua invece ad esprimere il peggio dell’italianità: l’autocompiacimento per i propri difetti, l’aspettativa di essere simpatici ad ogni costo, il parlarsi addosso anziché andare al dunque, l'individualismo menefreghista, la sfida alle regole, l'incapacità di organizzarsi, l'assenza di senso civico, l'ostentato esibizionismo dei sentimenti e stati d'animo. Per carità, niente che sia esclusivo dell’area partenopea. Ma proprio per questo Napoli rappresenta il focolaio di un contagio che, se non si è capaci di curare, si vorrebbe almeno isolare.

Possiamo sperare in uno scatto d'orgoglio?


01 giugno 2008

Lapsus calami?

Il ministro della Funzione Pubblica, Brunetta ha dichiarato che la PA "è la palla al piede dell'economia". Non 'le inefficienze' o 'gli sprechi', no: la PA tout court. Un lapsus freudiano? Persino Ichino dichiarava ieri che non bisogna esagerare con il bastone e che l'obiettivo deve essere quello di "ridare orgoglio e prestigio alla funzione pubblica".
Un po' difficile se il relativo ministro pensa che il settore a lui affidato è - puramente e semplicemente - zavorra.