03 agosto 2008

Tempo di staccare un po'


Si dice che l'ozio è il padre dei vizi. Al contrario, si può facilmente dimostrare che i peggiori guai - nella storia dell'umanità - sono stati causati da quelle persone nevrotiche che non sanno assolutamente staccare dal lavoro né concedersi una pausa di riflessione. Le carneficine sono state avviate da alacri dittatori, lavoratori indefessi fieri di mostrare al popolo che la luce del loro studio rimaneva accesa fino a tarda notte. I loro incubi sono diventati i nostri, e per questo diffido degli insonni e degli sgobboni. Agli scienziati che passano gran parte del loro tempo in laboratorio, occorrerebbe ricordare che Isacco Newton scoprì la forza di gravitazione pisolando sotto un melo.

È arrivata l’estate, ed ho deciso di concedermi una vera vacanza. Gli ultimi tre anni sono stati troppo pieni di lavoro e di altri impegni professionali: la responsabilità di due uffici, un master, le relazioni internazionali, il sindacato, i viaggi in missione. Ho cento giorni di ferie arretrate, alla faccia di chi pensa che nella PA non si lavora...

Qualcosa bisogna pur tagliare, per dedicare più tempo a ciò che conta davvero: gli amici e gli affetti.
Soprattutto è bene, di tanto in tanto, fare astinenza da questo meraviglioso aggeggio, il computer, che sembra metterci in contatto con tutto il mondo eppure ci estrania da chi ci è vicino. E poi ruba troppo tempo.
Il mondo reale (spiagge, sole, vento, montagne, ragazze, gelati), chiama ed esige imperioso il suo tributo.
Il blog, come si merita un ragazzaccio discolo ed indisciplinato, viene rimandato a settembre.
Grazie di avermi seguito. Teniamoci in contatto!



Dario