01 gennaio 2009

Signori, si chiude



Buon Anno 2009.

È d’uso, a Capodanno, fare buoni propositi e buttare via ciò che si percepisce come vecchio e inutile. Io sento che l’impegno con questo blog è diventato, se non inutile, almeno superfluo. Negli scorsi due anni, a causa di una fastidiosa tendinite al piede che mi ha progressivamente impedito di fare sport e di uscire con l’entusiasmo e la frequenza di prima, ho cominciato a leggere molto
di più (e non che prima leggessi poco), ed a scrivere: duecento post all’anno, quasi uno ogni due giorni. Ora che a prezzo di una operazione sono (spero) guarito, desidero recuperare il tempo perduto, e limitare il più possibile l'uso del computer al solo ambito del lavoro.

Tenere un blog è stato un formidabile esercizio di scrittura, molto più di un diario, se non altro perché, quando si ha un pubblico, occorre occuparsi della forma e non dare nulla per scontato, articolando un discorso che, quando si scrive solo per sè, è pieno di sottintesi.

Ripeto quello che già dissi nella mia pagina sulla poesia: scrivere al computer ha il pregio di consentire
al tempo stesso maggiore spontaneità ed approfondimento. Si può scrivere di getto quello che si ha in testa e poi limarlo. Tutto può essere scritto, proprio perché tutto può essere facilmente cancellato: paradossale, ma vero. Il contrappasso è che la mia calligrafia, una volta rinomata e lodata per la chiarezza e bellezza, oggi è un susseguirsi di segni sgraziati.

Detto questo, la decisione di interrompere il blog nasce anche dalla raggiunta consapevolezza critica sulle potenzialità ed i gravi limiti di questo mezzo, e di tutta la realtà virtuale in genere. Ho fama di essere un appassionato d'informatica: ma nemmeno per sogno! Ne sono solo un utente consapevole. E l'idea che nel corso degli anni tutto - il mio lavoro, i miei pensieri, le mie foto, la mia musica, le mie relazioni e la mia corrispondenza - tutta la mia attività intellettuale, dunque, sia stata liofilizzata in una manciata di bit, mi fa orrore.
L'informatica sembra realizzare così il coronamento del più audace dei sogni totalitari: parafrasando Mussolini: "Tutto nel computer, nulla fuori dal computer". E poi doveva semplificarci la vita ed il lavoro. Al contrario ha occupato ogni spazio disponibile. La parola d'ordine della nostra epoca è "non ho tempo".

Quanto al blog, quando cominciai a scrivere qui nel 2004 volevo fare un esperimento, esplorare un fenomeno allora abbastanza nuovo. Si ricordi che gli anni 2004-2008 sono quelli dell'esplosione del "Web 2.0", della comparsa dei social network, di Wikipedia, di YouTube, ed appunto dei blog.
Ero però anche animato da una certa diffidenza, testimoniata da questo post: mi definivo “Internettiano con dubbi”. Ebbene, l’esperienza non ha fatto che confermare i miei dubbi.

Internet si è diffuso con due promesse ugualmente mancate: che esso fosse lo strumento per

  1. avvicinare le persone e per
  2. distribuire la conoscenza.
A me sembra piuttosto che le allontani. La critica di Tom Hodgkinson nel suo ormai famoso articolo sul Guardian, che Facebook lungi dal connetterci, ci isola alle nostre scrivanie, si potrebbe ripetere per tutte le applicazioni web, soprattutto quando usate per motivi diversi dal lavoro. E poi cosa veramente conosciamo di coloro che incontriamo in rete per le più svariate ragioni? Solo quello che ci dicono. La confessione di Filippo Facci, di essere lui l’autore del popolare blog di Lexi Amberson, appare essere la conferma che sul web circolano un mucchio di mitomani narcisisti, con seri disturbi della personalità.

Trovo che la realtà virtuale stia prendendo il sopravvento su quella reale. Penso che ci sia qualcosa di malato nel coltivare relazioni a distanza, scriversi mail quando si può fare una telefonata, stare in contatto con gli amici via Facebook, quando si potrebbero far due chiacchiere al bar.
Parafrasando Totò mi chiedo: "Siamo uomini o avatar?"
Camus diceva metaforicamente degli Olandesi “che sono duplici, sono qui e sono altrove”. Ecco, oggi siamo tutti
sdoppiati e delocalizzati : col sedere davanti al pc, e la testa da un'altra parte.

Interrogato se fosse possibile ripetere un gigantesco meeting come lo Human Be-In di San Francisco nel 1967, il poeta Lawrence Ferlinghetti commentò:

"Not these days. The age today is so different. 'Be Here Now' was the slogan then. Now with cell phones and the Internet and all, it's 'Be Somewhere Else Now.' ''
Blogs, forum, mailing lists, costruiscono un'illusione di dialogo: ma alla fine siamo tutti come la rana di Emily Dickinson, che parlava con la sua immagine riflessa nello stagno. Parliamo da soli, narcisisticamente, eppure siamo convinti di far parte di chissà quale movimento globale.

La grande promessa di connessione, alla fine ha prodotto atomizzazione, isolamento, distacco autoreferenziale dalla realtà.
In poche parole, solitudine.
Io per parte mia, non ho dubbi: preferisco fare l’amore con donne vere e bermi una birra con amici in carne e ossa.
Quindi alzo le chiappe e me ne vado con loro.
Come diceva l’amico Giovanni d'O in una memorabile pagina del Controsito: “Morire in Internet vuol dire spesso rinascere”.

Il mio interventismo nella blogosfera, inoltre, è stato anche in funzione del mio impegno civile e politico, concretizzatosi in cinque anni di militanza sindacale. Non ne rinnego nulla, ma devo confessare di non avere più molta fiducia nella capacità di influire con la parola e con l’azione sull’andamento delle cose. La democrazia, lo abbiamo appena visto in America, è uno strumento di cambiamento, ma qui in Italia non cambia niente. Dirigente dello Stato, sono inoltre profondamente offeso dalla campagna scandalistica contro i cd. fannulloni, in realtà un indiscriminato attacco contro tutto il settore pubblico, frutto di un reaganismo di retroguardia. Oggi che il privato si rivolge allo Stato per elemosinarne sovvenzioni, sconti fiscali, legislazioni protezionistiche, sarebbe il caso di piantarla nel dipingere il primo come creatore di benessere e di ricchezza e il secondo come fattore di spreco. Se non altro perché sputare nel piatto dove si mangia non è bello.

L’Italia è un’anima morta, e non vale la pena di agitarsi. Il nostro paese non è un Paradiso né un Inferno. È assai peggio: un Limbo.
Se per il futuro dovrò spendere del tempo libero nel sociale, preferisco dedicarmi al volontariato. La mia recente convalescenza mi ha fatto inevitabilmente pensare al destino di chi è meno fortunato di me, a chi soffre su una sedia a rotelle tutta la vita, e non solo un mese come è capitato a me; mi ha fatto altresì assaggiare l’indifferenza della società verso quelli che sono deboli e soli.

Resta la testimonianza di quello che ho detto e scritto. Una voce che oggi chiama nel deserto, domani potrebbe avere più successo. Di seguito, un riassunto degli argomenti che ho più trattato.


Ho diretto i miei strali polemici contro il conformismo politically correct, il femminismo misandrico e castratorio, l'intellettualismo astratto, lo strapotere mafioso dell’Accademia, il passatismo retrogrado che affligge sia gli individui che la psicologia collettiva del paese, e che ci porta a commemorare anziché a progettare.
Ho esplorato la psicologia degli individui e delle masse, facendo anche note di costume.

Politicamente, oltre ai filoni classici della Politica Interna ed Internazionale, ho particolarmente battuto i temi della Famiglia, Popolazione ed Immigrazione, convinto come sono che il mondo è fatto da individui e non da numeri: ho viaggiato abbastanza da sapere che il mondo del futuro appartiene a chi saprà costruire ponti e non muri. Per questo, un aspetto che mi interessa particolarmente della politica è quello che riguarda i Trasporti.

Uomo dello Stato, ho scritto di Pubblica Amministrazione, il comodo capro espiatorio di ogni classe politica priva di idee e di reali capacità di riforma.
Da Dirigente (e da ex Ufficiale), ho riflettuto sulla mia professione, sul significato dell’esercizio della leadership, e sull’assenza di classe dirigente in Italia. Credo sinceramente che la mancanza di leadership abbia un necessario pendant nell’assenza di followship, che la nostra scarsa democrazia dipenda anche dal demos che ci ritroviamo, che è più plebe che popolo. Senza mai dimenticare però che il “pesce puzza dalla testa” e che è nella ‘testa’ del paese, il nostro vero problema. Di qui la mia teoria dell’Otto Settembre Permanente, quella della deresponsabilizzazione delle classi dirigenti, che in Italia sono diventate, non a caso, establishment e dunque Casta.

Ho sorvegliato il mio campo, Diritto e Giustizia; molte delle riflessioni che ho prima fatto sulla moderna società dell’informazione sono sviluppate in Comunicazioni e IT.
Le mie passioni culturali sono distribuite tra Arti e cultura (che comprende i Fumetti, beninteso); Cinema
; Citazioni ; Fotografia con la mia polemica anti-intellettualistica; Libri e Letteratura; Poesie e canzoni; Urbanistica e Architettura, quest' ultime mie antiche passioni.
Ho parlato di Roma, dove sono nato, e di Ostia, dove abito. Potete leggere di me in Diario; vedere le mie Fotografie e leggere i miei Interventi sui giornali ed altri blog.
Per il vostro diletto, ci sono i tag Humour, Immagini; Viaggi e Assaggi.
In basso si trova un link ai commenti recenti: potrei di tanto in tanto tornare su argomenti che ho già trattato.
A cosa è servito? Probabilmente a niente. Quanto più si scrive, tanto meno ci si capisce. Chi ha praticato a lungo il linguaggio si accorge a un certo punto che esso è un metodo rudimentale ed inefficiente per comunicare il proprio pensiero ("Bella scoperta!" commenterà chi è sposato. Per l'appunto, sono scapolo...)

So che chi mi legge, conoscendomi, fa fatica a mettere d’accordo il polemista spigoloso ed antipatizzante con la persona scanzonata e irriverente che sono nella vita privata. Ma sono fatto così, mai cercato di essere simpatico a nessuno, mai amato le mezze misure e i compromessi – ed invecchiando peggioro, ahimè! Non per caso uno dei miei poeti prediletti è Catullo, il cantore dell’amore e dell’odio totale e simultaneo.

In fondo, in quello che ho scritto alcuni si sono sentiti urtati non tanto per le mie opinioni, quanto per la convinzione intransigente con cui erano espresse. A
ddirittura, la segretaria di un potente sindacato del pubblico impiego è arrivata a scrivere al mio Direttore Generale per protestare contro un mio post dedicato alla PA! La faccenda mi ha procurato un momento di assoluto buonumore. Che qualcuno possa pensare di mettermi in cattiva luce presso i miei superiori più di quanto possa fare già con le mie mani, mi sembra singolare.

Le idee chiare e le persone decise danno scandalo, ed a questo riguardo i più sono come quegli angeli che descrive Dante, che restarono neutrali tra Dio e Satana. O più modestamente come gli “indifferenti” di cui parla Gramsci. La viltà non vuole scegliere, e pretende complicità ed incolore modestia. Io invece, lo confesso, ho un animo partigiano, e mi darei con vivo piacere alla politica, se tutte le parti in campo non mi avessero egualmente deluso. Così mi limito a qualche requisitoria di sapore talebano: ma sono in casa mia e nessuno è obbligato a darmi retta, non come quegli scassapalle che concionano ogni santo giorno dalla televisione.

Però adesso basta, il gioco mi ha stancato e smetto, come un pugile che non trovi più avversari degni cui suonarle di santa ragione.

Tutto qui. Il mio futuro lavorativo si presenta piuttosto interessante, e ricco di occasioni. Ho ricevuto diverse offerte per impegni a livello internazionale. Staremo a vedere gli sviluppi.
Diceva Ennio Flaiano che la carriera di un artista si divide in tre fasi: "giovane promessa, solito stronzo, venerabile maestro", cui Monicelli aggiunse "incolmabile vuoto". Ebbene, prima di ridurmi alla seconda condizione, e magari passare direttamente alla quarta, ho voglia di sparare qualche altra cartuccia, nella del tutto irragionevole convinzione di poter fare molto di più nella vita.
Come dice la legge di Bucy: “Nothing was ever accomplished by a reasonable man.

Certo, tutto voglio, tranne che essere una di quelle persone che passano la vita in ufficio (e ci sono quasi). Rimango uno che lavora per vivere, e non che vive per lavorare. Voglio dedicarmi di più alla fotografia, mia antica passione. E muoio dalla voglia di rimettermi gli sci, e di scalare le montagne. Spero di poter fare almeno un viaggio, di nuovo in Africa, zaino in spalla. Ovunque non ci siano ostacoli tra me e il cielo, là io sono felice e puro.

Per quattro anni questo blog è stato un compagno del mio viaggio. Ora lo chiudo, e non è un sacrificio da poco. Ringrazio chi mi ha seguito con costanza, non facendomi mancare spunti critici e commenti. Non so se questo sia un addio o un arrivederci, ma dovunque voi lettori siate, vi prego – se questo blog vi è piaciuto – di versarvi una birra e berla alla mia salute.
Altrettanto farò io alla vostra, con i miei non virtuali amici ed amori, questa sera in Campo de’ Fiori.





Buon 2009

Dario ;-)


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Nella figura in alto, cartello di una locanda in Hrnasfaejri, Islanda, e in basso, un riassunto del mio 2008.