29 gennaio 2011

Nicole, come ti capisco....

Prego, un minuto di compassione per una donna, Nicole Minetti, a cui è stata
rovinata la vita, facendola diventare Consigliere Regionale e riempiendola
di quattrini... Perché lei vuole "una casa, un marito, dei bambini", i sogni
di una qualunque brava ragazza borghese, e invece scopre di essere stata illusa e
tradita dal suo Pig-malione.

"Cioè io - dice la Minetti in una telefonata - per la prima volta ho
realizzato che lui (Berlusconi) non mi ha dato quel ruolo perché pensava che
io fossi idonea e adatta, mi ha dato quel ruolo perché in quel momento è la
prima cosa che gli è venuta in mente. Se non ci fossi stata io, ma ci fosse
stata un'altra, l'avrebbe dato a un'altra". Ma va?

"Il posto in Consiglio comunale che Berlusconi le ha garantito non è il
massimo per Barbara Faggioli, lei punta più in alto. "Che cazzo faccio sto
in Comune per altri cinque anni? A guadagnare 600 euro". Meglio il
parlamento in effetti. Ma la politica a Minetti non interessa. Non vuole
andare a Roma. "Io sto troppo bene a Milano, me ne sto lì dove sono (al
consiglio regionale della Lombardia, ndr), sto da Dio". A Roma "alla fine
guadagnerei uguale, perché guadagni duemila euro in più, chi se ne frega per
duemila euro".

Eh, quando si dice 'la politica come missione'...

23 gennaio 2011

Università e disoccupazione

Un articolo che denuncia molte responsabilità della cosiddetta istruzione superiore:

Corriere della Sera 23.1.11
La lezione (scomoda) dei tunisini più laureati, meno occupati
La crisi svela un trend che tocca i giovani dal Nord Africa all’Europa
di Giulio Sapelli


La rivolta tunisina è un fenomeno molto complesso che richiederebbe un’analisi amplissima. Vorrei limitarmi qui a sottolinearne un carattere universale. Essa, infatti, ha in sé il nocciolo di un processo sociale e culturale molto più generale, che va ben oltre il fronte del Nord Africa, che è assai differenziato e variegato. E’ il problema della disoccupazione giovanile. Essa inizia ad assumere, per via della globalizzazione, caratteri di crescente omogeneità in alcuni strategici nessi della costruzione sociale mondiale che si sta evolvendo sotto i nostri occhi. E’ una trasformazione silenziosa che sconvolge molti luoghi comuni e costringe a rivedere certezze che parevano acquisite. Vediamo. La prima è quella per cui la crescita economica e il tasso di uguaglianza dei sistemi sociali hanno come indicatore l’estensione dell’istruzione universitaria. Tale istruzione è comunemente intesa sia come fenomeno di mobilitazione sociale verso l’alto, sia come risorsa occupazionale, che garantisce ai portatori di essa di rafforzare la loro posizione sui mercati del lavoro. Questa asserzione è falsificata dall’analisi dell’andamento occupazionale mondiale: non vi è nessun rapporto aggregato tra aumento della scolarizzazione e aumento dell’occupazione. Quest’ultima, nella rapidità dell’aumento tecnologico in corso, aumenta soprattutto laddove si addensano i mestieri con forte intreccio di manualità e di competenze rare, acquisite tramite la trasmissione dell’esperienza e il contatto tra vecchie e nuove generazioni (artigianato, mestieri industriali e di servizi fortemente non replicabili su scala di massa): esperienza e contatto che sono fondamentalmente estranei a qualsivoglia corso universitario, di base o di specializzazione ch’esso sia. L’istituzionalizzazione della trasmissione del sapere uccide il sapere stesso e disperde in tal modo immensi patrimoni conoscitivi non formalizzati. E questo perché nelle agenzie adibite dal conformismo sociale alla cosiddetta «formazione » , altro non si fa che riprodurre gli occupati nelle agenzie stesse. Del resto, più sono aumentate queste agenzie— prime fra tutte le business school e i master d’ogni genere — più la non occupabilità è aumentata su scala mondiale. Il secondo punto che è stato sollevato grazie, ahimè, alle sofferenze dei giovani tunisini, vittime di una dilagante e oscena indifferenza crescente verso le sofferenze degli ultimi, è che la forma con cui è avvenuta la costruzione dell’istruzione superiore di massa è fondata sul rifiuto del lavoro manuale e dello studio tecnico-scientifico, che richiedono dosi ingenti di sacrificio, di rinuncia alla libertà indiscriminata di disporre del proprio tempo e dei propri impulsi desideranti. Preparare un esame di ingegneria o di chirurgia è un sacrificio immenso rispetto a un esame di comunicazione o di cultural studies. Si conseguono in tal modo due risultati devastanti: i giovani giungono al vertice dell’istruzione formalizzata senza saper far nulla e spesso senza saper nulla (per lo scadimento che in tutto il mondo hanno avuto i curriculum dei docenti); la società vede mancare quella quota di professioni e di saperi che sono indispensabili per far riprodurre la società medesima: dai periti tecnici agli ingegneri, dai matematici ai medici chirurghi, dagli infermieri ai geologi e ai sismologi. In questo modo si raggiunge anche un altro risultato pericolosissimo per la crescita e lo sviluppo: mancano le persone in grado di reindustrializzare le società del prossimo millennio. Perché è questa l’altra visione a cui la rivolta tunisina ci costringe ad accedere: non esiste una correlazione positiva tra la percentuale che i servizi hanno nel Pil e la definizione che grazie a ciò si può dare di una società definendola come una società «avanzata» . Recentemente un mio cortesissimo interlocutore pluriaccademico, in una discussione sulla rivolta tunisina, rivelava il suo stupore per l’insorgenza dei movimenti di massa perché essi avvenivano nella società più «avanzata» del Nord Africa, ossia con una percentuale dei servizi rispetto al Pil del 60%. Dove i servizi, lo sanno tutti coloro che hanno conseguito la terza media, possono essere anche il chioschetto che vende datteri come l’internet cafè…. In questo senso dobbiamo gioire per le parole pronunciate da Jeff Immelt, ex CEO di General Electric, che Obama ha appena nominato a capo del Council on Job and Competitiveness, quando ha affermato a chiare lettere che se si continua a puntare sui servizi non solo gli Usa perderanno in competitività, ma la disuguaglianza continuerà ad aumentare. Giungo così all’ultima questione: la disuguaglianza non è stata affatto diminuita da questa distorta diffusione delle pratiche di istruzione formalizzata negli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Gli studi più interessanti a livello internazionale oggi sono quelli che si accentrano sull’eguaglianza e sulla disuguaglianza. Ebbene: non solo quest’ultima è aumentata in ogni dove, salvo in quei paesi ch’erano un tempo poveri ma che ora si sono «agganciati» alla crescita globale, ma il suo dilagare non è stato affatto frenato dall’aumento dell’istruzione universitaria di massa. I giovani che si sono immolati sino a perdere la vita in Tunisia hanno reso evidenti a tutti queste tragiche verità. E’ ora di cambiare. Oggi veramente la campana suona per tutti noi, in tutto il mondo. 

On Italy, a string of sterotypes.

Da: Dario Q
Inviato: domenica 23 gennaio 2011 15.39
A: 'letters@nytimes.com'
Oggetto: On Italy, a string of sterotypes.

Sir,
In today’s article “Surreal: A Soap Opera Starring Berlusconi” Mrs. Rachel Donadio gives an account of the latest sex scandal involving Prime Minister Berlusconi through a roundup of the cheapest commonplaces about Italy, touching the Roman Empire decadence, Catholic culture, and Baroque architecture (which to her is about  trompe l’oeil ceilings, false doors, and facades: if she lives in Rome she should have realized by now that it is also about very concrete monuments in solid marble). Luckily, she spares us from Mafia, Opera, Pizza and the sunshine.

Her attempt to “to translate between Italian and American sensibilities” ends with the rather simplistic and racist remark that: “Whatever it is, it is very Italian”, and NYT readers will surely be astonished learning that “since the Roman Empire, politics here has been seen as a means to power and money". I wonder if Mrs. Donadio can name a country or a century where politics was not connected with power and money.

The only surreal thing here is that such a collection of banalities and stereotypes can ever be considered ‘journalism’.

Dario Q
Rome – Italy

 

 

02 gennaio 2011

Doctoral degrees: The disposable academic | The Economist

Doctoral degrees: The disposable academic | The Economist: "

Una bella radiografia di certi vizietti universitari...

Write it on a treeleaf

 

Lack of Jobs in Southern Europe Frustrates the Young - NYTimes.com

Lack of Jobs in Southern Europe Frustrates the Young - NYTimes.com

Da una "strong-willed woman with a healthy sense of outrage" un promemoria per i vecchi ricchi che ci hanno rubato il futuro...

"Europe’s Young Grow Agitated Over Future Prospects
By RACHEL DONADIO

LECCE, Italy — Francesca Esposito, 29 and exquisitely educated, helped win millions of euros in false disability and other lawsuits for her employer, a major Italian state agency. But one day last fall she quit, fed up with how surreal and ultimately sad it is to be young in Italy today.

It galled her that even with her competence and fluency in five languages, it was nearly impossible to land a paying job. Working as an unpaid trainee lawyer was bad enough, she thought, but doing it at Italy’s social security administration seemed too much. She not only worked for free on behalf of the nation’s elderly, who have generally crowded out the young for jobs, but her efforts there did not even apply to her own pension.

“It was absurd,” said Ms. Esposito, a strong-willed woman with a healthy sense of outrage.

The outrage of the young has erupted, sometimes violently, on the streets of Greece and Italy in recent weeks, as students and more radical anarchists protest not only specific austerity measures in flattened economies but a rising reality in Southern Europe: People like Ms. Esposito feel increasingly shut out of their own futures. Experts warn of volatility in state finances and the broader society as the most highly educated generation in the history of the Mediterranean hits one of its worst job markets.

Politicians are slowly beginning to take notice. Italy’s president, Giorgio Napolitano, devoted his year-end message on Friday to “the pervasive malaise among young people,” weeks after protests against budget cuts to the university system brought the issue to the fore.

Giuliano Amato, an economist and former Italian prime minister, was even more blunt. “By now, only a few people refuse to understand that youth protests aren’t a protest against the university reform, but against a general situation in which the older generations have eaten the future of the younger ones,” he recently told Corriere della Sera, Italy’s largest newspaper.

The daughter of a fireman and a high school teacher, Ms. Esposito was the first in her family to graduate from college and the first to study foreign languages. She has an Italian law degree and a master’s from Germany and was an intern at the European Court of Justice in Luxembourg. It has not helped.

“I have every possible certificate,” Ms. Esposito said dryly. “I have everything except a death certificate.”

Even before the economic crisis hit, Southern Europe was not an easy place to forge a career. Low growth and a corrosive lack of meritocracy have long posed challenges to finding a job in Italy, Greece, Spain and Portugal. Today, with the added sting of austerity, more people are left fighting over fewer opportunities. It is a zero-sum game that inevitably pits younger workers struggling to enter the labor market against older ones already occupying precious slots.

As a result, a deep malaise has set in among young people. Some take to the streets in protest; others emigrate to Northern Europe or beyond in an epic brain drain of college graduates. But many more suffer in silence, living in their childhood bedrooms well into adulthood because they cannot afford to move out.

“They call us the lost generation,” said Coral Herrera Gómez, 33, who has a Ph.D. in humanities but still lives with her parents in Madrid because she cannot find steady work. “I’m not young,” she added over coffee recently, “but I’m not an adult with a job, either.”

There has been a national debate for years in Spain about “mileuristas,” a nickname for college graduates whose best job prospects may well pay just 1,000 euros a month, or $1,300.

Ms. Herrera is at the lower end of the spectrum. Fed up with earning 600 euros a month, or $791, under the table as a children’s drama teacher, Ms. Herrera said she had decided to move to Costa Rica this month to teach at a university.

As she spoke in a cafe in Madrid, a television on the wall featured a report on the birthday of a 106-year-old woman who said that eating blood sausage was the secret to her longevity.

The contrast could not have been stronger. Indeed, experts warn of a looming demographic disaster in Southern Europe, which has among the lowest birth rates in the Western world. With pensioners living longer and young people entering the work force later — and paying less in taxes because their salaries are so low — it is only a matter of time before state coffers run dry.

“What we have is a Ponzi scheme,” said Lawrence Kotlikoff, an economist at Boston University and an expert in fiscal policy.

He said that pay-as-you-go social security and health care were a looming fiscal disaster in Southern Europe and beyond. “If these fertility rates continue through time, you won’t have Italians, Spanish, Greeks, Portuguese or Russians,” he said. “I imagine the Chinese will just move into Southern Europe.”

The problem goes far beyond youth unemployment, which is at 40 percent in Spain and 28 percent in Italy. It is also about underemployment. Today, young people in Southern Europe are effectively exploited by the very mechanisms created a decade ago to help make the labor market more flexible, like temporary contracts.

Because payroll taxes and firing costs are still so high, businesses across Southern Europe are loath to hire new workers on a full-time basis, so young people increasingly are offered unpaid or low-paying internships, traineeships or temporary contracts that do not offer the same benefits or protections.

“This is the best-educated generation in Spanish history, and they are entering a job market in which they are underutilized,” said Ignacio Fernández Toxo, the leader of the Comisiones Obreras, one of Spain’s two largest labor unions. “It is a tragedy for the country.”

Yet many young people in Southern Europe see labor union leaders like Mr. Fernández, and the left-wing parties with which they have been historically close, as part of the problem. They are seen as exacerbating a two-tier labor market by protecting a caste of tenured older workers rather than helping younger workers enter the market.

For Dr. Kotlikoff, the solution is simple: “We have to change the labor laws. Not gradually, but quickly.”

Yet in Greece, Italy, Portugal and Spain, any change in national contracts involves complex negotiations among governments, labor unions and businesses — a delicate dance in which each faction fights furiously for its interests.

Because older workers tend to be voters, labor reform remains a third rail to most politicians. Asked at a news conference last year about changing Italy’s de facto two-tier system, Italy’s center-right finance minister, Giulio Tremonti, said simply, “You can’t make violent changes to the system.”

New austerity measures in Spain, where the unemployment rate is 20 percent, the highest in the European Union, are further narrowing the employment window. Spain has pledged to raise its retirement age to 67 from 65, but incrementally over the next 20 years.

“Now people are being sent into early retirement at age 55,” said Sara Sanfulgencio, 28, who has a master’s degree in marketing but is unemployed and living in Madrid with her mother, who owns a children’s shoe store. “But if I haven’t started working by age 28 and I already have to stop at 55, it’s absurd.”

In Italy, Ms. Esposito is finishing her lawyer traineeship at a private firm in Lecce. It pays little but sits better on her conscience than her unpaid work for the government.

“I’m a repentant college graduate,” she said. “If I had it to do over again, I wouldn’t go to college and would just start working.”

Lucia Magi contributed reporting from Madrid, and Gaia Pianigiani from Rome."