29 aprile 2011

Il Presidente Napolitano sotto il mio ufficio


Monetine rubate nella fontana di Trevi Alemanno: " I tre vigili sono sospesi" - Roma - Repubblica.it

Monetine rubate nella fontana di Trevi Alemanno: " I tre vigili sono sospesi" - Roma - Repubblica.it: "-

Minc**a, anche il sindaco si è accorto che i Vigili di Roma si girano dall'altra parte. Chi l'avrebbe mai detto, in una città ordinata, dove le leggi sono applicate inflessibilmente, sempre e a tutti?
Capirai che scoperta... Roma ha la più sbracata e corrotta polizia urbana che una capitale possa immaginarsi.
Più che sospenderne tre, ci vorrebbe la decimazione...



Mario di Carlo, ovvero quando il conflitto d'interessi è di sinistra. Ecco, quando questa è la gente che governa Roma, poi te la puoi prendere con tre vigili che accettano un pacco di monetine??

28 aprile 2011

Seafood, Mountains, and Salami: Exploring Central Italy - Faith Willinger - Life - The Atlantic

Seafood, Mountains, and Salami: Exploring Central Italy - Faith Willinger - Life - The Atlantic:

"Mushrooms, black truffles, wild greens and asparagus in season are used in many dishes. Who could resist baby scamorza cheese, threaded on a skewer, plain or stuffed with anchovies, prosciutto, or black truffles, roasted in the hearth? Begin with regional salumi or bruschetta with truffles or mushrooms. Look for homemade pasta—fettuccini with three meat ragu, pappardelle with mutton sauce, tagliolini with wild asparagus or mushrooms. Main course options are grilled by Lamberto--steak, lamb, sausage while Valerio prepares roast and braised meats like mutton, lamb, beef cheeks, or suckling pig. Panetto, usually a rustic dessert with ricotta cream, is given an elegant look with hazelnuts and honey. The cookie selection is exceptional.

- Inviata con Google Toolbar"

22 aprile 2011

Ricordo di Vezio


È morto Vezio, Vezio Bagazzini, il proprietario del "Bar Comunista" di Tor di
Nona, seconda sede dopo quella storica dietro le Botteghe Oscure. Roma offre
ancora questi personaggi che vedi nei film e pensi siano parto della
fantasia, invece esistono davvero, e sono la gioia degli sceneggiatori.
Per due anni il mio appuntamento con Vezio è stato quotidiano, da lui
prendevo il caffè prima di avviarmi in ufficio. Non sono comunista, non sono
romanista, ma da Vezio ci si sentiva a casa, bastò poco perché in me
riconoscesse il cliente abituale, e mi serviva il solito, a memoria.
Quelle scale che scendono dal Lungotevere verso Tordinona sono l'inizio di
un itinerario tra i vicoli di Roma, dove la città ti avvolge calda e
rassicurante. Qui non sei mai uno straniero. 

Vezio era un personaggio di altri tempi, non perché fosse inossidabilmente
comunista, ma perché era animato da passioni autentiche e grandi. Nell'epoca
del pensiero debole, della politica senza emozioni, della sinistra
emasculata, lui era fuori posto. E discretamente ha tolto il disturbo.

Es mīlu Tevi,Rīga / I love You Riga



Anch'io ti amo Riga, in nessun luogo sono stato così felice
Es tevi mīlu, Rīgā, kā arī Rīgas meitenes ;-)

16 aprile 2011

Toscana fuori rotta (inseguendo l'osso del prosciutto)

Corriere della Sera:

Scorribande | Dalla Versilia al Mugello, in abbinata con i vini

Toscana fuori rotta (inseguendo l'osso del prosciutto)

I produttori dove il maiale «è di famiglia»



"Le scorribande lunghe sono le migliori. Quando si parte seguendo un'idea, un profumo, un gusto e non un programma. Questo viaggio in Toscana ha il contorno della primavera che comincia tra fughe in avanti verso il caldo e repentini ritorni al fresco, aggrovigliati al sapore del Prosciutto Toscano Dop (dal 1996: al Consorzio aderiscono 22 produttori e purtroppo qui ne segnaliamo solo 10, ma gli altri si possono trovare facilmente). Dalla Versilia alla Garfagnana, dalle Alpi Apuane all'Argentario, dal Mugello alle colline senesi si viaggia accompagnati da una mappa particolare, quella del prosciutto che, come forma, ricorda proprio la Toscana. Un produttore e un panorama, uno scorcio, un pezzo di storia e di cultura. E anche un fatto economico di rilievo con una produzione cresciuta nel 2010 del 30 per cento rispetto al periodo precedente: 3.200 tonnellate, con un valore al consumo di oltre 54 milioni di euro.

Praticamente potete fare, come me, un giro in Toscana, anche quella meno trafficata e nota, ma ancora più affascinante, seguendo le tracce e il gusto del prosciutto. Partendo dalla provincia di Pistoia con una sosta alla splendida Chiesa di sant'Angelo a Piuvica conosciuta meglio come il «Bottegone», transitando dalla Pieve di san Giovanni Evangelista e a Montale Alto, arrivando a Gambassi Terme dove il centro storico conserva resti di strutture medievali. Bello anche il borgo di Tavarnelle Val di Pesa, imperdibile la Pieve di san Donato in Poggio che ospita un fonte battesimale attribuito a Giovanni Della Robbia. San Gimignano è patrimonio dell'umanità (e del prosciutto), Certaldo è la patria di Giovanni Boccaccio, mentre le luci di Monteriggioni lassù in cima mi chiamano alla salita. Ci si può ritemprare a Rapolano Terme e quindi immergersi nelle Crete senesi. E così via, ma sempre con, accanto alla Pieve o al borgo, che spunta nella campagna, un produttore di prosciutto che segue regole ben precise nella macellazione del maiale, di cui vi sono tracce già ai tempi di Carlo Magno. Ma è con i Medici attorno al XV secolo che la lavorazione viene codificata nell'intero processo produttivo. In Toscana il maiale è uno di famiglia, infatti il prosciutto viene da animali che crescono qua o nelle regioni confinanti. E di padre in figlio ci si tramanda il segreto della miscela di essenze usate durante la salatura. Brezze leggere, Appennini che proteggono dalla tramontana, aria di mare, tutto favorisce la stagionatura del prosciutto che non risulta (eccessivamente) salato come un tempo, ma resta invariabilmente saporito.

La buona tavola è semplice e un pasto come questo è l'essenza della tradizione italiana. Bastano un poggio che guarda sulla valle, un venticello di primavera, un'esplosione di viole e un tavolo di vecchio legno sotto il pergolato. Un tagliere dove affettare il prosciutto, delle fette di pane toscano senza sale, un fiasco d'olio giovane, una bottiglia di vino Nobile di Montepulciano, perfetto. Ma anche un bianco, magari una Vernaccia di San Gimignano, non guasta. E adesso datemi un coltello affilato.
Roberto Perrone

- Slurppppppp!!!!"

15 aprile 2011

Nucleare? No, grazie.

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Tre anni fa un’indagine dell’Osservatorio di Sociologia della Scienza dell’università di Trento aveva rilevato che per la prima volta da anni i favorevoli a un ritorno all’energia nucleare in Italia erano almeno tanti quanti i contrari. La dipendenza energetica, il crescente costo dei carburanti, avevano fatto crescere la percentuale di quanti guardavano all'energia nucleare come a un'alternativa possibile.


Il recente terremoto in Giappone, invece, ha mostrato invece che anche in un paese tecnologicamente avanzatissimo non esistono tecnologie sufficienti a rendere sicuro l’impianto di un centrale nucleare in un paese ad alto rischio sismico, com’è pure il nostro. Ci dissero che Chernobyl era un incidente legato alla tecnologia obsoleta, e alla struttura irresponsabile e omertosa del potere sovietico. Ma il Giappone no, lì sono capaci di riparare un'autostrada distrutta dal sisma in sei giorni. Se è andata male lì,  se nel paese che ha il triste primato di essersi preso due bombe atomiche in testa non sono riusciti a domare l'energia nucleare, se in un posto dove la classe politica ammette i propri errori e magari paga con la vita è successo  questo, sarebbe ridicolo pensare che da noi potrebbe andar meglio. 

L’Italia uscì dal nucleare dopo tre referendum tenuti proprio ventiquattro anni fa, nel 1987, sulla spinta dell'emozione suscitata dalla tragedia di Chernobyl. Opportuna o meno che fosse quella scelta (e io penso di no), fu il modo quasi isterico in cui fu presa che segnò un punto di svolta: fu
l’inizio della morte della politica in Italia. Dc e Pci, i due maggiori partiti del paese, pur favorevoli al nucleare, fiutarono il vento, decisero di non rischiare una sconfitta, e si arresero senza combattere. Perdere con onore pur di mantenere le proprie convinzioni non usava più: iniziava la democrazia dei sondaggi, la politica seguiva la massa, anziché condurla. Soprattutto su un tema di primario interesse nazionale quale quello dell'approvvigionamento energetico, che coinvolge l'indipendenza e la sovranità economica del paese, compito di una autentica leadership è indicare una direzione ed un progetto, calmare le ansie, spiegare razionalmente costi e benefici delle scelte, battersi per imporre la propria posizione, per quello che si ritiene sia il bene supremo del paese. La classe politica abdicò completamente al suo compito, e pochi anni dopo fu spazzata via, non perché corrotta, ma perché superflua. Il referendum vinse senza opposizione alcuna, e le centrali esistenti furono smantellate, anche se ciò non era previsto dai quesiti. L'operazione, per inciso, costò un botto di soldi. Un paese che era all'avanguardia della ricerca nucleare tornò al carbone e ai combustibili fossili.

Oggi però non c'è motivo di tornare indietro. Le tecnologie alternative hanno compiuto significativi passi in avanti. Le centrali nucleari di nuova generazione saranno certo più sicure di quelle vecchie, ma non hanno risolto tutti i problemi legati allo smaltimento delle scorie e alla sicurezza.


Tra l'altro, è sbagliata in radice l'idea che il nucleare sia una forma di produzione autarchica dell'energia, bisto che l'uranio - che comunque è un combustibile fossile, quindi di quantità limitata in natura - non è prodotto in Italia, quindi dovrebbe comunque essere importato. E poi è vecchia l'idea delle megacentrali, dei fili lunghi migliaia di chilometri lungo i quali l'energia si disperde prima di arrivare a destinazione: oggi ogni tetto può ospitare un bel pannello solare. Il Sole è il nostro petrolio, e saremmo pazzi a non usarlo.

Soprattutto il referendum è un'occasione di dire basta a una politica negazionista, che si nasconde dietro un dito, che sviluppa una cortina fumogena di fronte ai problemi seri, come se i fatti non esistessero più. E' una vergogna che le notizie su Fukushima vengano date dai giornali dopo altre, minimizzate, o negate. E' una nuova ecologia, della parola e della mente che occorre ottenere, e spero che il referendum sia un passo nella giusta direzione.

07 aprile 2011

Latinorum

  • Rideo advocatum qui patrono egeat.
    Mi fa ridere l'avvocato che ha bisogno di un difensore. (San Girolamo)
  • Qui in iure suo utitur naeminem laedit.
    Chi agisce nell'esercizio di un proprio diritto, non lede nessuno.
  • Boni iudicis est lites dirimere.
    E' compito del buon giudice di por termine alle liti (decidendole).
  • Prior in tempore, potior in iure.
    Chi primo arriva, meglio alloggia. (Massima che rientra nelle Regulae iuris del Digesto)
  • Silent... leges inter arma.
    Quando ci sono le armi le leggi tacciono. (Cicerone)
  • Do ut des.
    Ti do perché tu mi dia. (Paolo, Digesto, 19,5,5) 
  • Escusatio non petita, culpa manifesta
    Scusa non richiesta, colpa manifesta 
  • De se confesso non creditur super crimine alterius.
    Chi confessa un delitto non è credibile sui delitti che attribuisce ad altri.
  • Corruptissima republica plurimae leges.
    Le leggi sono moltissime quando lo stato è corrottissimo. (Tacito)
  • Testi unus testis nullus.
    Un solo teste nessun teste.
  • Qui tacet non utique fatetur; sed tamen verum est eum non negare.
    Chi tace non sempre confessa; però è pur vero che non nega.
  • Bonae fidei non congruit de apicibus iuris disputare.
    Non risponde a buona fede il cavillare sulle sottigliezze del diritto.
  • Clausulae insolitae indicunt suspicionem.
    Le clausole insolite sono sospette.
  • Advocatus diaboli.
    Avvocato del diavolo.
  • Summum ius, summa iniuria.
    Massima giustizia, massima ingiustizia. (Cicerone)
  • Nulla poena sine lege.
    Nessuna pena (venga inflitta) senza una legge. (Digesto)
  • Dissoluta negligentia prope dolum est.
    Una sregolata negligenza è quasi dolo.
  • Impunitas semper ad deteriora invitat.
    L'impunità invita a delitti peggiori.
  • Testibus, non testimoniis creditur.
    Si crede ai testimoni, non alla testimonianza.
  • Transactio est timor litis.
    La transazione è paura della lite. 
  • More uxorio.
    Come se fosse un matrimonio.
  • Lex est araneae tela, quia, si in eam inciderit quid debile, retinetur; grave autem pertransit tela rescissa.
    La legge è come una ragnatela: se vi cade qualcosa di leggero essa lo trattiene, mentre ciò che è pesante la rompe e scappa via. (Valerio Massimo)
  • Paterna paternis, materna maternis.
    Beni del padre ai parenti del padre, i beni della madre ai parenti della madre. (norma giuridica medievale)
  • Iniuria illata iudici videtur ipsi regi illata.
    L'aggressione fatta al giudice è come se fosse fatta al re.
  • Ubi lex voluit. Dixit. Ubi noluit. Tacuit.
    Dove la legge ha voluto, si è pronunciata, dove non ha voluto, non si è pronunciata. (modo di dire)
  • Actor debet venire instructior quam reus.
    L'attore deve andare in giudizio più preparato del convenuto.
  • Quod sine die debetur, statim debetur. 
    Il debito senza scadenza, resta debito  
  • Fides scripturae est indivisibilis.
    Una scrittura fa fede per intero. E quindi non si può darle credibilità solo su alcuni punti.
  • Legis virtus est imperare, vetare, permittere, punire.
    Proprietà della legge è di comandare, vietare, consentire, punire.
  • Cum sunt partium iura obscura reo favendum est potius quam actori.
    Quando le ragioni delle parti non sono limpide, bisogna favorire il «convenuto» piuttosto che l'«attore».  
  • Dignitas delinquentis peccatum auget.
    L'elevata posizione del reo aumenta la gravità del reato.
  • Iudex damnatur ubi nocens absolvitur.
    Quando il colpevole è assolto, è condannato il giudice. (Publilio Siro)
  • Adducere inconvenientes non est solvere argumentum.
    Portare eccezioni non è mai risolvere la questione.
  • Leges bonae ex malis moribus procreantur.
    Le buone leggi nascono talvolta dai cattivi costumi.
  • Summum ius summa iniura.
    Perfetta giustizia perfetta ingiustizia. (Cicerone)  
  • Errantibus, non dormientibus, iura succurrunt.
    Il diritto viene in soccorso di coloro che errano, non di chi dorme.

 

45 anni e (non?) li dimostra

Un altro passo verso la tomba…

 

E NON SPINGETE !!!!

04 aprile 2011

Elton John - Your song




It's a little bit funny this feeling inside
I'm not one of those who can easily hide
I don't have much money but boy if I did
I'd buy a big house where we both could live

If I was a sculptor, but then again, no
Or a man who makes potions in a travelling show
I know it's not much but it's the best I can do
My gift is my song and this one's for you

And you can tell everybody this is your song
It may be quite simple but now that it's done
I hope you don't mind
I hope you don't mind that I put down in words
How wonderful life is while you're in the world

I sat on the roof and kicked off the moss
Well a few of the verses well they've got me quite cross
But the sun's been quite kind while I wrote this song
It's for people like you that keep it turned on

So excuse me forgetting but these things I do
You see I've forgotten if they're green or they're blue
Anyway the thing is what I really mean
Yours are the sweetest eyes I've ever seen

03 aprile 2011

Vaya con dios - Nah neh nah



I perdenti siamo noi, cittadini e consumatori

Commento all'articolo: MERCATO INTERNO AL PALO. COME LE RIFORME
(http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002228.html )


Testo: Per anni un neoliberismo semplificato ha raccontato agli italiani che
l'unico ostacolo alla competitività erano le lentezze della pubblica
amministrazione, e che occorreva diminuire le tasse per rimettere soldi in
tasca agli italiani. È stata una gigantesca opera di autoassoluzione di
chiunque appartenesse in senso lato al settore 'privato'. Scopriamo oggi che
oltre alle tasse ufficiali, ne paghiamo molte altre, occulte. Paghiamo taxi
perché non ci deve essere un trasporto pubblico efficiente, paghiamo il
canone RAI perché non ci deve essere informazione libera, paghiamo notai
perché mettano un timbro su una carta, etc. I veri perdenti, carissimo
Daveri, sono i cittadini e i consumatori. Ai quali viene impedito il
semplice esercizio di democrazia economica consistente nello scegliere e
premiare i servizi più efficienti. Eliminiamo le distorsioni del mercato,
pagando automobili e giornali per quel che valgono e non con gli incentivi,
facciamo fare il professore universi
tario a chi è bravo e sa insegnare, e chissà, questo paese potrà ripartire.
L'ultima delle nostre preoccupazioni è garantire chi è già garantito. I
(forse) perdenti di domani, per il momento sono largamente vincenti.

01 aprile 2011

Management is doing things right; leadership is doing the right things

"Management significa fare le cose per bene, Leadership significa fare le cose giuste... Ho sempre sottolineato che l'organizzazione non ha nulla a che fare con il potere, ma con la responsabilità" . Peter Drucker (1909-2005).



C'è una grande differenza se il capo e il suo potere sono legittimati solo da coloro che lo hanno nominato o vengono invece accettati e riconosciuti, anche dai collaboratori, dai dipendenti, da coloro che vivono nell'ambiente in cui opera. Chi ottiene questo riconoscimento oltre che un manager è anche un leader. Il Leader indica la meta e trasmette a ogni livello dell'organizzazione l'importanza, il valore di ciò che si sta facendo, crea entusiasmo e orgoglio, per cui ciascuno mette a frutto la sua intelligenza e prodiga le sue migliori energie. Il leader non ha paura di scegliere le persone più creative, dotate di autonomia di giudizio perché sa come guidarle. Lo stato maggiore delle grandi imprese di successo è sempre formato da manager di prim'ordine, che il leader tiene costantemente informati e con cui si consulta per le decisioni importanti in un clima di rispetto e di armonia. E' una costruzione corale di cui lui è il direttore d'orchestra, ma a cui ciascuno contribuisce con la propria abilità. L'impresa diventa allora una comunità a cui tutti sono orgogliosi di appartenere, perché vivono il suo successo come proprio..... Si può imparare a diventare leader? E' difficile, però si può fare imparando a lavorare in equipe, cioè raccogliendo intorno a se i propri collaboratori , dando loro tutte le informazioni necessarie, discutendo coralmente i problemi e assegnando a ciascuno i suoi compiti e la volta successiva, verificando insieme i risultati... (Cfr. F. Alberoni, C.Sera 20 Sett 2010).


Peter Drucker (Nato in Austria e laureato in diritto internazionale) ha scritto 39 libri e una quantità indefinita di articoli e saggi sul management; i suoi lavori sono eccezionali per la vastità degli argomenti trattati e ammirevoli per la chiarezza espositiva. Le sue prime opere hanno dato un contributo significativo per stabilire ciò che costituisce la pratica del management; i suoi lavori più recenti affrontano la complessità dell'epoca post-industriale descritta, dagli anni 80 in poi, con tutte le sue problematiche gestionali. Per dare una idea del suo pensiero su come affrontare i problemi delle organizzazioni, la via qui seguita è basata su alcuni brani tratti da vari scritti; il lettore interessato potrà approfondire:
"L'ultimo dei peccati mortali è: correre dietro i problemi e trascurare le opportunità ...".
"A differenza dell'approccio allo studio dell'organizzazione politica e sociale che ha dominato la cultura occidentale sin da Machiavelli, ho sempre sottolineato che l'organizzazione non ha nulla a che fare con il potere, ma con la responsabilità. Questo è il tema costante che ha caratterizzato il mio lavoro per oltre quarant'anni".
"Stiamo cominciando a renderci conto che il management stesso è l'istituzione che sta al centro (metafora dell'amministratore delegato come direttore d'orchestra) della nostra società attuale, e che non c'è molta differenza fra la gestione di un business, di una diocesi, di un ospedale, di una università, di un laboratorio di ricerca, di un sindacato, o di una agenzia governativa ....". Economia, politica e management: nuove tendenze nello sviluppo.

"La caratteristica che distingue il manager da tutti gli altri è la sua funzione educativa. il contributo del tutto unico che si aspetta da lui è fornire agli altri una vision e la capacità di lavorare. Sono la vision e la responsabilità morale che, in ultima analisi, definiscono il manager".

"Il compito più difficile nel prendere decisioni manageriali non è mai trovare la risposta, ma è trovare la domanda giusta. Perché vi sono poche cose tanto inutili (se non pericolose) come la risposta giusta alla domanda sbagliata".

The Practice of management. "
1) In primo luogo un manager stabilisce degli obiettivi. Determina quali debbano essere i risultati per ogni obiettivo ...
2) In secondo luogo, un manager organizza: analizza le attività, le decisioni e le relazioni necessarie ...
3) Inoltre un manager sa motivare e comunicare. Sa creare un gruppo con le persone responsabili dei vari compiti ...
4) Il quarto elemento di base di un lavoro di un manager è la valutazione. Il manager stabilisce dei parametri ...
5) Infine, un manager fa crescere le persone, compreso se stesso ...

Manuale di management: compiti, responsabilità, metodi.
"Sono stato il primo a rendersi conto che il business deve ricercare il proprio fine al di fuori di se stesso, cioè creando e soddisfacendo il cliente. Sono stato il primo a riconoscere il ruolo centrale del processo decisionale; il primo a mettere in rilievo che la struttura segue la strategia e infine il primo a capire, o se non altro il primo a dichiarare, che il management deve essere un 'Management By Objectives' che sappia autocontrollarsi".

 
Markers of Management.
"...i cinque peccati mortali in cui può incorrere una azienda sono errori gravi - ma evitabili - in grado di mettere in ginocchio anche l'organizzazione più potente:
1) Il primo e probabilmente il più comune è: 'il culto degli alti margini di profitto e dei prezzi remunerativi' ... avere alti margini di profitto non sempre significa massimizzare gli utili, perchè i profitti totali sono dati dai margini sul singolo prodotto moltiplicati per le vendite. il tipo di margine cui bisogna puntare, quindi, è quello che offre il massimo utile totale, e di solito si tratta del margine di profitto in grado di generare il miglior posizionamento sul mercato ...
2) Strettamente collegato al primo è il secondo peccato mortale: 'attribuire a un nuovo prodotto non il suo prezzo effettivo, ma quello che il mercato riesce a sopportare'. Anche questo errore crea ampi spazi alla concorrenza. E' una politica sbagliata anche se il prodotto è protetto da un brevetto esclusivo, perché se ha l'incentivo a farlo, non c'è concorrente che non riesca a trovare il modo per aggirare anche il brevetto più blindato ...
3) Il terzo peccato mortale è: 'il calcolo dei prezzi in base ai costi'. L'unica cosa che funziona è il contrario: calcolare i costi sulla base dei prezzi ... In origine gli Stati Uniti possedevano la tecnologia e i prodotti, ma operavano sulla base di prezzi definiti dai costi (mentre i giapponesi operavano sulla base di costi definiti dai prezzi). Questa politica è giunta quasi a distruggere l'industria americana delle macchine utensili ...
4) Il quarto peccato mortale è: 'sacrificare le opportunità del futuro sull'altare del passato'. Paradossalmente è l'errore che ha fatto deragliare la IBM ... una volta conquistata la leadership nel nuovo mercato dei PC, la IBM subordinò questo nuovo settore in crescita al suo vecchio e altamente redditizio business dei 'mainframe' praticamente vietando alla propria divisione PC di guardare ai potenziali acquirenti di mainframe. Questa politica non solo non fu di nessuna utilità per le vendite dei mainframe (non succede mai) ma tagliò le gambe al business dei PC ...
5) L'ultimo dei peccati mortali è: 'correre dietro ai problemi e trascurare le opportunità' ... Anche dedicando tutte le proprie energie al 'problem solving' , il massimo che si può ottenere è di contenere i danni. Solo le opportunità producono risultati e crescita. E le opportunità sono difficili da trattare e richiedono attenzione tanto quanto i problemi più spinosi. Quindi prima di tutto bisogna metter giù una lista delle opportunità che l'azienda potrebbe trovarsi di fronte .... Solo a questo punto si deve pensare alla lista dei problemi e preoccuparsi di trovare le persone giuste per risolverli".