28 novembre 2012

Ohibò, ma sono io !

"Parlava, l'ufficiale di marina in congedo, con quella sonora, cantante, nobiliare, voce di baritono, che s'accompagna a una piacevole erre grassa e alla sua elisione fra le vocali: quella voce con cui si sente chiamare: «CameVieVe, le sigaVette!» e roba del genere. Parlava con nella voce un abitudine di baldoria e di comando".

 

Lev Tolstoj

Guerra e Pace


11 novembre 2012

Sognando ADA

 

Sono stato di recente a Baku, in Azerbaijan, per insegnare a un corso organizzato per dirigenti afghani dal Geneva Centre for Security Policy. Il corso era sulla Rule of Law e il valore dell’indipendenza del potere giudiziario, e si teneva alla nuova Azerbaijan Diplomatic Academy, ADA.
Baku è una città ricca, a causa del petrolio del Caspio. Assomiglia a qualcosa tra Parigi e Dubai: è illuminata a giorno, i palazzi sono costruiti in stile neoclassico in pietra arenaria, persino i vecchi blocchi di appartamenti Krusciov (le case sovietiche tutte uguali degli anni 60 che ho visto a Riga, Kiev, Samara etc.) sulle strade principali vengono ricoperti di pietra per renderli più eleganti. Ci sono costruzioni avveniristiche, come l’Alyev Cultural Centre di Zaha Adid, l’architetto del MAXXI di Roma.
L’ADA è in un campus modernissimo, aperto appena due mesi fa.

04 novembre 2012

Per una rete tramviaria a Roma

Siccome sognare non costa nulla, e oggi piove, questo è il mio progetto per
una rete tramviaria ad alta capacità di trasporto nella zona sud di Roma.
Augh!

03 novembre 2012

Uno vale uno, ma solo uno decide per tutti

La notizia è che Grillo ha deciso i criteri per presentarsi alle elezioni. Sul suo sito c’è scritto “Càndidati al Parlamento” (proprio così, con l’accento sulla à!), e sembrerebbe una chiamata generale.  Ma al link sui requisiti si scopre che possono candidarsi “tutti coloro che si sono presentati alle elezioni comunali o regionali certificati con il logo del MoVimento 5 Stelle o Liste Civiche 5 Stelle e avranno compiuto almeno 25 anni a febbraio 2013”. Solo per i residenti all’estero basta il requisito più ragionevole, di “essere stati iscritti alla data del 30 settembre 2012”
Potranno votare per le candidature “tutti i maggiorenni al momento delle votazioni on line, che risultino iscritti entro il 30/9/12 al MoVimento 5 Stelle”. Requisito, va detto, più restrittivo di quello richiesto ai partecipanti delle primarie del PD.  

I paletti, si dice, sono stati messi per contrastare gli “infiltrati”. Ora, d’accordo, saltare sul carro del vincitore è lo sport nazionale italiano. Ma molti italiani sono stati negli ultimi tempi interessati alla proposta di Grillo perché sembrava suggerire un’idea di partito (pardon… movimento!), permeabile, non verticistico, scalabile, meritocratico, fondato sull’attivismo e la partecipazione, radicato sul territorio.

Si fa presto a dire che “uno vale uno”, i criteri sopra enunciati dimostrano che qualcuno vale più di qualcun altro. E qualcuno (Grillo) pensa e decide per tutti quanti. A questo punto mi sfugge la differenza con i partiti tradizionali, le conventicole chiuse dove tutti si conoscono fin da ragazzini. A questo punto, preferisco un partito tradizionale, dove il leader ci mette non solo la faccia, ma si presenta e si fa eleggere. Renzi e Bersani possono non piacere, ma dopo tutto chiedono un voto, non un atto di fede.

Certo, la pregressa militanza è un ovvio punto di merito. Ma perché questa dovrebbe fare premio su tutto il resto, specie in un partito che vuole abolire la politica come mestiere? Strano che si possano votare solo candidati trombati alle passate amministrative. Strano che si debbano presentare curricula e non programmi. Perché se il confronto è sulle biografie, allora valgono anche quelle di chi negli ultimi cinque anni, pur senza impegnarsi in politica, ha fatto qualcosa di valido per il Paese.

Soprattutto, perché deve essere Grillo e solo lui, a decidere i criteri con cui si va in Parlamento? Messi rigidi paletti, al popolo dei prescelti si concede solo la possibilità di stabilire i posti in lista. La società civile, quella che non ha appartenenze di sorta, resti fuori. Siamo in piena logica del Porcellum, seppure con maglie più larghe.

In tutti i movimenti, intendiamoci, ci sono i fedeli della prima ora, quelli che essendo col Capo sin dall’inizio – magari perché non tenevano niente di meglio da fare - pretendono una primazia. Ma è proprio così, Lega docet, che nascono i Cerchi Magici, e le altre simpatiche creazioni che hanno reso la politica italiana uno stagno putrido.

Già la terminologia dà l’orticaria: se “uno vale uno”, i supposti infiltrati, purché persone perbene, avrebbero diritto al rispetto. Ma il rispetto non è il pezzo forte del movimento, che con un singolare doppio standard, lo pretende per sé e lo nega agli altri. Chi scrive ai giornali per rivendicare di chiamarsi “Movimento 5Stelle” e non “Grillini”, dovrebbe pure ricordarsi che quella pur degna persona del sindaco di Milano si chiama Pisapia e non Pisapippa…

Se poi si definiscono “infiltrati” tutti quelli che si sono svegliati solo adesso, beh, a quegli infiltrati, pur sempre cittadini italiani, poi bisogna chiedere il voto. Perché quando si vogliono impegnare fanno schifo, e quando debbono votare no?

In un momento come questo, in cui tanti si sentono esclusi ed estraniati dalla politica, il Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto e potuto essere espansivo ed assorbente, fare appello alle forze migliori e più vive della società. Invece si è chiuso a riccio premiando i fedelissimi, come se fosse un qualunque circolo della caccia. I cittadini, esclusi, restano fuori a guardare, sempre più convinti che la democrazia diretta è un’utopia.

Come vediamo in America oggi, in una democrazia matura ogni voto conta e deve essere sudato di volta in volta. A nessuno verrebbe in mente di pretendere matrimoni e fedeltà indissolubili. 
In Sicilia tutti gli eletti esultavano. Ma il dato siciliano dimostra che il primo attore politico del paese, oggi, non è il Movimento 5Stelle, ma l’astensionismo.

Come nella poesia di Kavafis, i barbari tanto attesi come soluzione di tutti i mali, hanno preferito passare oltre, annoiati e per nulla desiderosi di farsi carico dei problemi di una società in disfacimento.  

Se domani qualcuno me lo chiedesse, direi che il Movimento 5 Stelle al momento è scomparso dalle mie intenzioni di voto.