26 aprile 2013

La balla del cosiddetto Paese Reale / Popolo della Rete

Ammette Andrea Scanzi, su FQ, quotidiano acriticamente vicino al M5S che “le 4mila persone che hanno votato Rodotà alle Quirinarie sono poche”, ma aggiunge che “sono comunque molto più delle persone (una) che avevano scelto Marini e poi (seicento) Napolitano.”
Mettere a confronto i 4000 quisque de populo dai quali è uscita la candidatura Rodotà con i 1000 parlamentari che rappresentano la Nazione grazie a un fresco mandato elettorale è un ben curioso concetto di democrazia. 
La realtà è che proprio l'esito delle Quirinarie dimostra che la democrazia rappresentativa basata sulle elezioni non è stata affatto messa in crisi dal popolo della Rete, molto più esiguo di quello che si dice.
Senza contare che i 4000 votanti per Rodotà  - come tutti quelli delle Quirinarie - erano militanti del M5S, autorizzati e certificati da Grillo, secondo criteri a lui solo noti, e da lui solo stabiliti: perché mai la loro scelta, riconducibile comunque ad una parte sola, avrebbe dovuto essere vincolante per la Nazione ed i suoi rappresentanti?
Insomma, se siamo arrivati a questo punto, è per la pretesa arrogante di un Movimento che ha preso un terzo dei voti validi (tanti, ma meno della maggioranza assoluta) di rappresentare, attraverso le sue procedure interne, non sottoposte ad alcuna verifica, TUTTA la Nazione, o almeno la sola parte che ha, secondo loro, dignità di parola e di voto.
I ceffoni che gli hanno dato gli elettori del Friuli VG gli siano di lezione.
Firmato, un Troll.

08 aprile 2013

Boldrini, Civitanova e Stato ladrone

Il coraggio e la dignità della presidente della Camera Boldrini non sono bastati a evitarle qualche improperio scomposto tra la folla di Civitanova Marche, disperata e furente. Boldrini, chiunque essa sia e qualunque cosa abbia fatto per il suo prossimo (nel suo caso: molto), è “lo Stato”, e tanto basta, ormai, a sollevare un odio indiscriminato. Stato strozzino, Stato assassino, Stato inetto, partiti farabutti, politici schifosi, questo è l´umore della crisi, travolge ogni analisi, ogni discussione. Si tratta dello stesso Stato al quale, per generazioni, milioni di italiani hanno chiesto assunzioni, favori, esenzioni, protezione, assistenzialismo, e una lasca applicazione delle leggi, perché abusivismo ed evasione sono stati la generosa mancia che uno Stato piacione ha elargito a piene mani per decenni in cambio di voti. Quello Stato blandito come un padrino e questo, coperto di sputi, sono il rovescio della stessa medaglia: una comunità nazionale incapace, se non in cerchie ristrette e vanamente virtuose, di avere con il potere un rapporto adulto. Se siamo un popolo che, allo Stato, o bacia la mano o gliela morde, è perché siamo tragicamente incapaci di guardarci dentro, farci un esame di coscienza, prenderci le nostre responsabilità individuali e collettive. Lo Stato ci faceva comodo prima, come tetta da spremere, ci fa comodo oggi, come tiranno da impiccare.