27 febbraio 2014

La Matita e il senso dello Stato


Questo bell'aneddoto dell'umorista Giovanni Mosca la dice lunga sul ‘senso dello Stato’ e sull’ethos dei dipendenti pubblici.

«Mio padre era impiegato al ministero ...
Un giorno mi portò nel suo ufficio, e io presi da un cassetto una matita rossa e blu che gli mostrai solo quando non eravamo già che a pochi passi da casa.
Tornammo indietro sotto una di quelle piogge romane che in cinque minuti fanno d'una piazza un lago, e mio padre volle ch'io stesso rimettessi nel cassetto la matita rossa e blu.
"Non è nostra, è dello Stato".
Avevo dodici anni, mi figuravo lo Stato un vecchio signore alto vestito di nero e la tuba. 
Sono rimasto a quella matita. »

Da un padre al figlio, 1968.
Da "Diario d'un padre"
di Giovanni Mosca, Rizzoli

22 febbraio 2014

Due o tre cose che so dell'Ucraina

Ho vissuto e lavorato in Ucraina, e così amici mi chiedono di questo paese – noto da noi solo per qualche giocatore, per la bellezza delle sue donne, e perché è la patria d’origine delle badanti – e di cosa sta succedendo lì. 

Ho collaborato nell’arco di tre anni a un grande progetto europeo sulla Giustizia, e avrei dovuto partecipare a una missione della Commissione Europea proprio nella prima settimana di Febbraio, ma è stata cancellata per le violenze di piazza.

Sono molto impressionato da vedere le foto degli scontri: riconosco dai dettagli dove sono state scattate, conosco a memoria i luoghi dove si svolgono, lì avevo casa ed ufficio. 

Maidan Nezhaleznosti, pacifica, nel 2009

L’Ucraina è molto grande, molto variegata, e molto corrotta. Kiev è stata la sede del primo stato Russo, la Rus’ di Kiev, appunto, il grande dominio degli slavi d’oriente. Il Dniepr era la via di transito tra il Baltico e il Mar Nero e Costantinopoli, e i primi governanti degli slavi furono Vichinghi. Poi il potere si spostò sempre più a nord, fino a Mosca. L’attuale Ucraina divenne parte del Granducato Polacco Lituano, e terreno di battaglia del confronto tra Svedesi e Russi, i primi sconfitti a Poltava.

Questo spiega l’interesse prevalente di Polonia, Lituania e Svezia, tra gli stati membri dell’Unione, negli affari dell’Ucraina.

20 febbraio 2014

India, no grazie...

Il Dirigente dell’Alta Corte di Mumbay (Bombay), in India, mi ha chiesto di entrare in contatto su LinkedIn. Questa la mia risposta:  

Re: Sorry, No…. 

Dear Colleague, 
 in normal times I would gladly accept your invite. 
Now, your country is detaining two of our marines, and I am a former Naval Officer. 
They are going to be tried as terrorists. Italy is not a terrorist country, and you have no right to treat us, and our military, as such. 
Italy and India had relations for 3000 years, and I salute the enhanced status of India in the modern world. Only, this must not be gained at Italy's expenses. 
Once your country shall start respecting us, I'll gladly accept your invite. 
Best, 
Dario

14 febbraio 2014

Smetto quando voglio

È tutto da vedere “Smetto quando voglio”, esilarante film d’esordio di Sydney Sibilia. È la storia di un gruppo di ricercatori che non trovando posto nell’Università italiana dei baroni si adattano a lavoretti per tirare a campare, finché uno di loro, Pietro, non ha l’idea di inventare e produrre una droga di sintesi estremamente potente - e legale, non essendo nelle tabelle ministeriali - e di venderla nelle discoteche.

Quindi mette su una banda, composta da un valente chimico che fa il lavapiatti in un ristorante cinese, due eminenti latinisti che fanno i benzinai alle dipendenze di un cingalese, un economista che cerca di vincere al poker sfruttando la statistica, un archeologo che mette a disposizione un furgone della Sovrintendenza, e un antropologo che cerca impiego come manovale, e che serve a interpretare i linguaggi delle giovani generazioni.

Grazie alle competenze di ciascuno, i soldi non tardano ad arrivare, e con questi le mutazioni nello stile di vita dei ricercatori, che, tra attici su Roma ed escort russe, incontrano a uno dei festini proprio uno dei baroni che li hanno ostacolati.

03 febbraio 2014

Il «totonomine»

Caduto Mastrapasqua, si è aperto il «totonomine». Trovo sintomatico che la procedura per scegliere i dirigenti apicali dello Stato sia paragonata a una lotteria, che può beneficare qualcuno piuttosto che qualcun altro, in modo del tutto arbitrario. Perché, invece, non fare un concorso pubblico trasparente e aperto a tutti i possessori di determinati requisiti?
Dario Q