21 ottobre 2015

In Moldova è stato arrestato, con l’accusa di corruzione, l’ex premier Vlad Filat.

Vlad Filat – primo ministro moldavo dal 2009 al 2013, poi presidente ad interim della Repubblica, leader del Partito liberaldemocratico, parte della Alleanza per l'integrazione europea che governa il paese, pur se da posizioni di minoranza – è stato arrestato per il coinvolgimento nello scandalo che ha colpito il sistema bancario nazionale (un miliardo di dollari trafugati all'estero), con l'accusa di corruzione.
Filat è stato privato dell'immunità parlamentare in una drammatica seduta, con il parlamento assediato dai simpatizzanti filorussi del Partito socialista (Psrm) e del Partito Nostro (Pn); è stato arrestato direttamente nei locali della Camera. Ancora il giorno prima, con gli altri due leader della cosiddetta coalizione "pro-europea", faceva piani per il licenziamento del procuratore generale. Domenica sera – dopo le iniziali 72 ore di detenzione preventiva – un giudice ha esteso il mandato di arresto per altri 30 giorni.
L'arresto segue la deposizione del milionario Ilan Shor, sindaco di Orhei, finora l'unico inquisito. Oltre a Shor appaiono implicati (ma non sono stati arrestati) il leader socialista Igor Dodon e l'ex primo ministro Iure Leanca, il cui successore, Ciril Gaburici, si è dimesso a sua volta per l'accusa di aver falsificato i titoli di studio.
A giugno l'Fmi, la Banca mondiale e l'Ue avevano annunciato il congelamento del sostegno finanziario alla Moldavia, chiedendo, tra l'altro, la liquidazione dei tre istituti di credito coinvolti nello scandalo. Lo scorso settembre centomila persone hanno manifestato nella piazza centrale di Chişinău.
Le prospettive di integrazione europea della piccola Moldova si allontanano sempre di più.

02 ottobre 2015

La Moldova in piazza e forse presto al centro del ciclone

Le dimostrazioni di massa che agitano dal mese scorso la Moldavia sono state trascurate dai media occidentali, distratti da altre emergenze. Più di 100.000 persone si sono radunate, a partire dal 6 settembre scorso, nella Piazza della Grande Assemblea Nazionale di Chisinau (Piaţa Marii Adunări Naţionale da cui l' hastag Twitter #pman) per protestare contro la corruzione che alligna nel paese.

La protesta, nota anche come #cityofdignity ha avuto i suoi picchi il 7, il 13, e il 20 settembre, ed è stata organizzata dalla Piattaforma Civica per la Dignità e la Verità animata da Andrei Nastase e Igor Botan.

A fare da detonatore, le rivelazioni sulla colossale frode che ha portato alla sparizione di 1 milione di $ dalle tre maggiori banche del paese - Banca de Economii, Banca Sociala and Unibank - una somma che da sola ammonta al 13% del PIL moldavo. Una iniezione di liquidità dalle casse dello Stato per salvarle non ha fatto che aumentare il deficit pubblico, portando alla chiusura di servizi essenziali, ed al crollo del Leu Moldavo. 

I manifestanti chiedono le dimissioni del Presidente Timofti (eletto nel 2012 dopo una sede vacante di tre anni), accusandolo di proteggere interessi illeciti. A giugno il primo ministro Chiril Gaburici era stato costretto a dimettersi con l'accusa di aver falsificato il suo titolo di studio. Gli è subentrato il 30 Luglio il milionario Valeriu Streleţ, che si sostiene sulla medesima fragile coalizione pro-europea di governo composta da tre partiti poco fantasiosamente denominati Liberali, Democratici Liberali e Democratici.

Bersaglio dei manifestanti anche il corrottissimo sistema giudiziario, il cui pesante coinvolgimento nello scandalo era stato pure denunciato da Gaburici (la cui incriminazione da parte della Procura generale è stata letta come un 'avvertimento'). 

L'Unione Europea ha congelato fino a nuovo ordine un programma di assistenza finanziaria di €40m, seguendo l'esempio dell'IMF e della WB, cosa che potrebbe portare lo Stato alla bancarotta. Proseguono peraltro i programmi di assistenza tecnica, e da poco è stata lanciata una selezione per l'invio, da parte delle amministrazioni nazionali degli Stati Membri, di 25 High Level Advisers che avranno il compito di collaborare con la PA moldava nel quadro dell'Accordo di Associazione.

Le riforme infatti languono in questo paese che pochi anni fa veniva definito – con molto whisful thinking  e altrettanto paternalismo - l' "allievo modello della Eastern Partnership", e molto spesso si rivelano di pura facciata. Intanto però la stretta collaborazione tra l'Unione Europea e le classi dirigenti corrotte fa sì che essa sia vista dal pubblico come la garante dello 'status quo'. Un paese essenzialmente contadino risente poi delle sanzioni selettive imposte dalla Russia dopo l'Accordo di Associazione.

"Selettive" perché non colpiscono, ad esempio, la regione filorussa e semiautonoma della Gagauzia. La piccola Moldavia, infatti, stretta come il classico vaso di coccio tra Ucraina e Romania, potrebbe essere l'occhio di un (altro) ciclone geopolitico. L'Ucraina ha pesantemente ristretto il transito di truppe russe dalla regione separatista della Transdnistria, il cui confine verrebbe presidiato ora dal famigerato battaglione Azov; 300 soldati russi sono stati arrestati e deportati dalla Moldavia il 25 maggio. A sud si agita il Budjak, la Bessarabia ucraina, la composita regione ex moldava che fa parte del distretto di Odessa. Gli animatori di #pman hanno poi cercato di marginalizzare le dimostrazioni degli unionisti filo-romeni di Action 2012, che dal canto loro avevano tenuto con successo una manifestazione nella stessa piazza lo scorso 16 maggio.

Insomma, per la piccola Moldova – paese eternamente in cerca d'autore - non c'è nulla di buono all'orizzonte, ed è tutto da verificare se il movimento civico saprà darsi una piattaforma di lungo respiro, ovvero – più probabilmente - rivelarsi una pedina del gioco delle parti tra le oligarchie che tengono ferreamente il paese in pugno.

Pubblicato su Limes Il Mondo Oggi del 1/10/2015